APPENDICE 3 – Piani sanitari a confronto
VIAGGIO NEI PIANI REGIONALI DI EMILIA ROMAGNA, LOMBARDIA E VENETO
Può essere utile compiere un viaggio nei Piani sanitari delle tre regioni che in questa emergenza Coronavirus sono state in prima linea per gli effetti massicci della pandemia in termini di contagi e di morti. Si è fatto un gran parlare in queste settimane della scelta “tutto-ospedale” o “mix territorio-ospedale”, si è detto che le opzioni scelte a livello regionale -la sanità dopo la riforma del titolo V della Costituzione del 2001 è materia delegata alle regioni – non sempre hanno corrisposto le esigenze poste dalla crisi Covid.
Uno stralcio per entrare nelle scelte di medicina territoriale compiute da Emilia Romagna, Lombardia e Veneto può essere un’infarinatura per capire di cosa si parla e per fare un confronto tra gli impegni presi sulla carta e la realtà incontrata da chi ha a che fare con la sanità e la sua gestione. Non solo in tempi di coronavirus.
- PARTIAMO DA COSA DICE IL PIANO SANITARIO REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA
E’ nel 2010 che s’introduce un tipo di modello organizzativo che si potrebbe chiamare un insieme di luoghi, ruoli differenziati che affrontano in modo diverso il problema salute. E ancora la centralità delle Case della salute per le cure primarie si rinnova nel Piano sanitario 2017-2019. Sarà quindi presto in discussione un nuovo piano sanitario che dovrà tenere conto della rivoluzione arrivata con lo sconvolgimento di Covid 19, ma questo è un altro elemento di discussione che si avvierà.
Del resto i conti con quanto accaduto partendo dalla valutazione sull’adeguatezza delle strutture sanitarie esistenti e le impellenze che si sono manifestate nella fase pandemica ancora in atto seppure affievolita imporranno una rivisitazione da parte di tutti i sistemi sanitari italiani diversi per ogni regione.
Tra i primi propositi enunciati nel Piano sanitario c’è l’obiettivo “di far nascere e sviluppare strumenti nuovi di prossimità e di integrazione dei servizi sanitari e sociali. Questo obiettivo assume particolare rilevanza nell’area della assistenza territoriale sia sanitaria che sociale per l’utenza che si connota come portatrice di bisogni sanitari e sociali inscindibilmente legati tra loro, per l’utenza che alle caratteristiche socio-sanitarie associa la previsione di lunga-assistenza e per la popolazione che ha bisogno di prestazioni socio sanitarie ad alta integrazione.
Ed è a questo punto che si fa leva sul ruolo che dovranno avere le Case della salute fornitrici – si spiega – di un ruolo integrato e multidisciplinare d’intervento.
“Per questo rappresentano un driver fondamentale dell’integrazione sociale e sanitaria, e possono essere sedi di sperimentazione di livelli di integrazione socio-sanitaria negli ambiti previsti dalla D.G.R. 2128/2016, sulla base delle scelte della programmazione locale. Promuovono la medicina di iniziativa e la prevenzione sociale e sanitaria, valorizzano il ruolo dei MMG, dei PLS e delle professioni sanitarie e sociali, sollecitano un ruolo proattivo dell’utenza e della società civile.
Le Case della Salute si pongono come un punto di riferimento rivolto ai cittadini per l’accesso alle cure primarie, un luogo in cui si concretizza l’accoglienza e l’orientamento ai servizi, la continuità dell’assistenza, la gestione delle patologie croniche, l’integrazione con i servizi sociali ed il completamento dei principali percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali”.
Il Piano persegue lo sviluppo delle Case della Salute e/o dei modelli organizzativi e culturali che le caratterizzano con l’obiettivo tendenziale di dare piena copertura a tutto il territorio regionale. Un intreccio della rete di cura e presa in carico che poggia sulla necessità di avvicinare le cure alle persone e di monitorarne le necessità e i bisogni. Reticolato che il Piano così sintetizza:
“I Servizi Sociali Territoriali, le Case della Salute e gli Ospedali di comunità in quanto strutture innovative per garantire l’integrazione ospedale-territorio e la continuità delle cure, sono tutti caratterizzati dall’obiettivo di migliorare l’accesso ai servizi e la presa in carico delle problematiche delle persone, attraverso un approccio il più possibile integrato tra servizi sanitari e sociali, in un contesto prossimo ai luoghi abituali di vita delle persone stesse.
In particolare, le Case della Salute rappresentano una opportunità per facilitare la collaborazione e il coordinamento tra servizi sanitari e sociali, grazie alle relazioni informali e alla facilità nello scambio di informazioni derivante dalla presenza in un medesimo luogo di servizi e professionisti.
L’implementazione di uno stile di lavoro per équipe multiprofessionali e interdisciplinari, che operano sulla base di una progettazione socio-sanitaria, di programmi e percorsi assistenziali, rappresenta il principale strumento per rendere concreta l’opportunità offerta dalle Case della Salute.”