LENTI A CONTATTO

L’affare dell’acqua che volevamo pubblica

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Un’estate tanto calda da aver portato il Po a prosciugarsi ancora dopo l’esperienza recente del 2022. Analogo problema anche per il Danubio – complice la bassa portata d’acqua su un fiume di grandi dimensioni nel Nord Europa – da cui sono riaffiorati reperti della seconda guerra mondiale per tacere di alcune zone d’Europa dove sono state fermate anche le centrali nucleari perché troppo scarsa l’acqua dei corsi d’acqua per il raffreddamento degli impianti. Un quadro desolante quasi apocalittico in una visione d’insieme del continente?

Al Delta del Po, vista anche la bassissima portata, si è ripetuto il fenomeno del cuneo salino. In pratica l’acqua del mare entra nel letto del fiume e traccia la sua strada mettendo a rischio le colture di una terra da sempre in balìa del mare.

Nelle acque del Po dell’entroterra, vicino a Cremona, sono stati trovati esemplari di granchio blu che hanno risalito la corrente. Un crostaceo di acqua salata che, a quanto ho letto dalle cronache dei giornali, avrebbe tanta forza da resistere anche in acqua dolce…
E quanto a Cremona sotto gli occhi di tutti la violenza del ciclone passato in pochi minuti che ha lasciato feriti, macerie ecc. Se le registriamole come anomalie fingiamo di non vedere.

Senza allargarci troppo e stare più vicini a casa conosciamo le condizioni del Trebbia – ora che non gode più della “elargizione” in via eccezionale dei 2,5 milioni di metri cubi d’acqua dal Brungneto – restituisce un’immagine asciutta come fosse bruciato. Un fiume bruciato. Siamo arrivati a questo. Mentre lassù a Brugneto l’acqua nel bacino resiste al suo livello costante.

Ma l’acqua dei fiumi non doveva correre nella direzione naturale cioé verso la foce? Non è più così? Forse millenni fa. Anomalie del XXI secolo.

Acqua, un problema ciclopico

Ma c’è dell’altro. La si chiama Terra ma la sfera su cui viviamo e camminiamo è per la maggior parte della sua superficie formata da acqua ma attenzione, quella dolce è solo il 2,5%. Lo spiega Filippo Menga (Professore Associato di Geografia all’Università di Bergamo e Associate Editor della rivista Political Geography) nel sito Ipsionline in una pagina intitolata Il futuro dell’acqua . In un approfondito e documentato articolo sottolinea che il “70% di acqua dolce si presenta sotto forma di ghiaccio e neve permanente; il 30% è la quota di acqua dolce immagazzinata nelle falde acquifere sotterranee e lo 0,3% è la percentuale di acqua dolce che si trova nei laghi e nei fiumi.

Una morale? La si deve maneggiare con cura e risparmiare… e soprattutto avere cura di quella riserva solida rappresentata dai ghiacciai.
La Terra è più acqua che terra. C’è una questione su cui gli scienziati hanno alzato le antenne già da tempo (anche su questo inascoltati) che riguarda i “depositi solidi di acqua” i ghiacci della calotta e quelli che si sono formati e hanno resistito per secoli sulle montagne del mondo e anche su quelle di tutto l’arco alpino. I ghiacciai se ne stanno andando.

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Lo dimostra la recente tragedia in Nepal. Da lì ci arriva il più grande grido d’allarme. Qualcuno l’ha sentito, percepito, compreso in tutta la sua gravità? Grida di aiuto arrivano dalle zone più toccate e compromesse. Arrivano anche dalle nostre valli. Esprimono ragioni chi economiche, chi ambientali… ma non basta. Se la mancanza d’acqua dolce in superficie prosegue con questo ritmo mancherà anche l’acqua nel sottosuolo: quella che dà da bere a tutti noi.

Quelle voci preoccupate, allarmate, quello strazio le cui immagini ci stanno arrivando dal Nepal con il loro macabro e gigantesco bagaglio di vittime cadono nel vuoto… come un’eco che si estingue e s’infrange sulla sordità di un mondo che anche sull’acqua ha pensato bene di fare business.

Dalle nostre parti, in Italia, siamo arrivati a un inedito. Per la prima volta nell’estate 2026 un rifugio dolomitico tra il Sassolungo (un tempo custodiva un ghiacciaino, seppure piccolo oggi del tutto scomparso) e il Sassopiatto ha annunciato la chiusura perché dai rubinetti non scendeva più acqua. Altitudine? 2.256 metri

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Sopra, il ghiacciaio della Val Senalese nel 1938, sotto com’era nel 2018

… e poi c’è l’avventura dei referendum sull’acqua

Fatte queste considerazioni mi sono incuriosita sul tema referendum per l’acqua pubblica. Mi sono interrogata e ho fatto una ricerca veloce per capire che fine ha fatto il risultato del referendum a 15 anni di distanza? Inequivocabile fu l’indicazione chiara dei votanti: sì l’acqua deve restare un bene comune.

Vien da pensare che i referendum dalle nostre parti, in Italia, siano celebrati per poi essere disattesi se non addirittura ribaltati. Comunque hanno l’aria di essere considerati un contentino concesso alle moltitudini che li chiedono a gran voce, raccolgono firme, costituiscono comitati. Al momento in cui gli stessi che lo hanno richiesto ottengono un risultato quasi plebiscitario e si aspettano che di lì a poco – concesso perfino qualche anno di tempo – quello che è passato nel referendum diventi una nuova regola da osservare tutti, bene è proprio in quel momento che si apre un cratere in cui trova posto un’inaspettata delusione cocente.

L’esempio del referendum sull’acqua pubblica è uno di questi casi. Ma è accaduto col nucleare (per due volte).

Ma in questo caso è giusto verificare quanto è cambiato dopo il referendum sull’acqua pubblica. Quest’ultima passata al referendum del 2011 con una percentuale enorme… 95%. Del resto era prevedibile. Chi ha votato ha tenuto conto che l’acqua è essenziale per la sopravvivenza umana – noi stessi, tutti, siamo fatti d’acqua – e solo se resta di tutti può esserci la garanzia (o per i più fiduciosi certezza) che possa essere accessibile a tutti che non diventi un bene il cui valore possa fluttuare a piacimento e tanto più diventare un bene rifugio soggetto a manovre speculative e su cui progettare addirittura i “futures”.

E ancora si confida che le strutture per rendere accessibile l’acqua a tutti siano curate per bene, risanate tenute in buon conto e monitorate per evitare che il bene prezioso acqua vada disperso. Ma non è così. Da anni, quando si affronta questo tema, torna un vecchio leit motiv secondo cui gli acquedotti sono colabrodi che perdono strada facendo una quantità enorme di acqua. Ma l’acqua dopo il referendum è in mano pubblica o no?

Anche questo tema – per la verità poco indagato di questi tempi – è difficile da svelare fino in fondo. Nell’anniversario dei 15 anni dal referendum sulla pubblicizzazione dell’acqua alcuni giornali hanno dedicato approfondite ricognizioni sul problema. Alcuni di questi hanno dedicato articoli in cui si fa il punto su quanto è successo in questi anni. E che cosa emerge? In pratica il risultato del referendum resta sullo sfondo e nella realtà le strade intraprese sono altre…

Raccontano di battute d’arresto. Diversi osservatori fanno notare come la gestione dell’acqua sia ancora lontana dalla pubblicizzazione che si chiedeva con il referendum e che la gestione resta molto frammentata. Si rileva ancora l’assenza di una legge nazionale e quindi la gestione resta regolata da varie leggi stratificate.

Una delle posizioni più dure da registrare è quella del WWF “Per l’acqua si è registrato un susseguirsi di interventi legislativi – si dice in una presa di posizione pubblicata quest’anno – che sono sempre andati in direzione contraria allo spirito del referendum, inseguendo l’ideologia che la privatizzazione di un bene comune come l’acqua possa essere la soluzione per evitare i limiti del servizio e le reti idriche colabrodo. Il tutto mentre giace nei cassetti del Parlamento la legge di iniziativa popolare che associazioni e movimenti hanno promosso dal 2007 per garantire una gestione partecipata, efficiente e ambientalmente sostenibile dell’acqua come bene comune“. 

Tutto pubblico o misto il governo dell’acqua? E’ stato questo l’argomento più dibattuto nei confronti locali nel momento in cui si doveva dare applicazione al risultato del referendum. Una delle discussioni più animate che coinvolsero gli amministratori locali riguardò la gestione in house dell’acqua oppure quella mista con presenza pubblica privata oppure affidata a privati con gare di evidenza pubblica.

A Piacenza nel 2014 si scelse la strada della gara a evidenza pubblica e quindi la gestione mista, non quella in house anche se il confronto è stato serrato quest’ultima opzione è stata accantonata. Il tema che resta discusso ancora oggi e su cui si aprono non poche considerazioni riguarda il quesito referendario che eliminò la “remunerazione del capitale” dalle bollette. Una scelta che nel voto il 60% del 95% degli elettori che si recarono alle urne adottò indicando quindi l’esclusione di un qualsiasi profitto conteggiato su un bene comune come l’acqua. Ma nei fatti è così?

L’attenzione sul tema resta alta. E il Forum italiano dei movimenti per l’acqua resta attivo più che mai in virtù di una richiesta semplice e non ancora assolta: rispettare il voto dei cittadini.

Tra l’altro una decina di anni fa, nel 2016, Greenreport metteva in risalto che il consiglio dei ministri aveva approvato 11 decreti attuativi per la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche tra cui – spiega l’articolo “c’era anche il testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, definizione che comprende anche il servizio idrico integrato“. Non fu approvato immediatamente, ma nel 2022 e nel 2023 la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche diventò legge.

Ora la discussione si allarga anche all’ipotesi della modifica della Direttiva quadro europea sulle acque da parte della Commissione Ue. Già a fine dello scorso anno la notizia aveva fatto rumore tra i movimenti in difesa dell’acqua pubblica. E nel sito del Forum dei movimenti si parla con allarme della prospettiva che si avrà con la nuova direttiva entrata in vigore a maggio di quest’anno e che fissa per gli stati membri (quindi anche per l’Italia) dicembre 2027 la scadenza per decidere o meno il recepimento.

Così la valutazione sulla nuova direttiva dei movimenti europei per l’acqua: “Si parla di proposte di deregolamentazione delle norme dell’Unione Europea relative alla gestione dell’acqua, sia in termini di deroghe che di finanziamento. Senza questo quadro giuridico comune, scompare ogni garanzia del buono stato ecologico e chimico dei corpi idrici dell’Unione europea”, hanno avvertito i membri dell’ European Water Movement (EWM). La Direttiva Quadro sulle Acque è il pilastro vitale dell’intera politica europea sull’acqua, motivo per cui si chiede agli eurodeputati di difendere la norma e i suoi standard attuali vigenti”.

Le modifiche introdotte – spiega in un articolo il sito Ambiente e sicurezza – riguardano modifiche a direttive precedenti: “2000/60 Ce un quadro per l’azione comunitaria sulla gestione delle acque; la direttiva 2006/118/Ce sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento; direttiva 2008/105/Ce relativa a standard ddi qualità ambientale nel settore delle acque”. E con queste modifiche secondo lo stesso sito “cambiano tre pilastri legislativi“.

Alla fine che dire? quello che sempre dimentichiamo è che la sopravvivenza, la vita di ogni elemento naturale (e noi stessi ne facciamo parte) è connesso con l’altro seppure diverso e distante da noi. Non possiamo vivere senza che l’insieme intorno a noi funzioni armonicamente…

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2 Comments

  1. Giuseppe Biasini Reply

    Un excursus sul problema acqua a 360 gradi dove vengono affrontati sfaccettature diverse per un problema assolutamente attualissimo. Tra ĺ’altro affrontato come osservatrice oggettiva e non partigiana di fenomeni reali con buona pace dei negazionisti dell’effetto serra.

    • Grazie! Credo che bisognerebbe smettere di occuparsi di futilità di cui i giornali sono pieni…chiacchiericci politici a volte tanto stucchevoli da diventare urticanti. I problemi che abbiamo di fronte sono enormi e cerchiamo di nasconderceli parlando d’altro. Ma alla fine ci sono e vanno affrontati. Più si attende e peggio saranno le conseguenze. La mia preoccupazione riguarda soprattutto i bambini di oggi che saranno adulti in anni molto più difficili di quelli che abbiamo avuto noi. E poi c’è anche una questione sociale che si apre. Quante possibilità di migliorare la propria vita avranno davanti se le ingiustizie e le prevaricazioni galopperanno come stanno già galoppando? Grazie ancora per la tua attenzione!!

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