Marroni fino a confondersi con la terra. Bianchi fino a confondersi col latte. Due interpretazioni delle vacanze che si sono alternate nel corso dei decenni. Dall’abbronzatura spinta al pallore che fa assomigliare a mozzarelle. Si fugge dai raggi del sole per l’aggressività con cui colpiscono e, nonostante garantiscano la sintesi della vitamina D, riescono anche a ferire la pelle e ci si difende con creme tanto potenti da risultare perfino schiarenti. Pelle tanto chiara quanto imbrattata dall’inchiostro dei tatuaggi,come una pergamena. Inchiostro e sole,chissà fanno a pugni. Forse.
Ma fino a un paio di decenni fa…
Anche d’inverno, lampade a go go e appena possibile un volo per le zone calde. Solo chi andava in villeggiaturaaveva il privilegio di abbronzarsi. E il balcone di casa? Il fiume a pochi chilometri…? Robaccia. Il colore della pelle esposta al sole e al mare dei Caraibiera tutt’altro. Al ritorno una festa e un susseguirsi di “Mi piace”, diremmo noi, infanti del terzo millennio che stanno piùdi casa nei social che a scambiarci quattro chiacchiere di persona.
E giù con i complimenti “Ma che aspetto sano hai”, “Dove sei stata, che bella tinta”. Quelli erano gli anni Ottanta e chi non era abbronzato era sfigato. Si faceva di tutto per non sembrarlo. Qualcuno ricorda le creme cosiddette “autoabbronzanti” con cui spesso in molte si tingevano le gambe troppo pallide appena liberate dai pantaloni?Anche quello abbiamo fatto per omologarci. Mah.
Tanto diverso il costume dei decenni precedenti quando la tintarella era “a tempo”. I venti giorni di mare canonici in riviera romagnola o in Liguria, oppure in Versilia, ma anche qui era una questione di censo e di possibilità. Il traguardo della vacanza al mare, come il frigorifero, la lavatrice, il televisore, faceva status. Cosìun anno dopo l’altro, con un traguardo di quel genere, si conquistava e cresceva la considerazione dei tuoi simili. C’era chi s’impegnava il materasso per permettersi la vacanza. Così raccontava mia zia che abitava in una grande città parlando disuoi vicini di casa lui operaio lei casalinga con una figlia. Andare al mare e tingersi un po’ tornare portando il sapore della crema abbronzante nella valigia era la cartina di tornasole che le cose familiari si mettevano al meglio e si poteva credere che il progresso sarebbe stato costante, lungo e irreversibile per scoprire poi che, come la tintarella, quel progresso irreversibile proprio non era.
Nei primi anni del nostro benessere la tintarella era una conseguenza non un vero e proprio traguardo da raggiungere. Anzi, la si guardava con sospetto e, per la gente di campagna, era qualcosa di incomprensibile. Ma come, si andava in villeggiatura e poi si tornava esibendo una pelle incartapecorita e bruciata dal sole esattamente come le donne e gli uomini che, mentre tu eri stato steso al sole ad ascoltare lo sciabordio del mare e i gridolini dei bambini intenti a costruire castelli di sabbia, loro si tingevano della stessa tonalità caricando carri e carri di fieno, raccogliendo casse e casse di pomodoro e sudando, sudando a non finire senza neppure avere il refrigerio della brezza marina.
La tintarella non era quella gran cosa da rincorrere a tutti i costi. Le signore bene se ne stavano al riparo per tutta la giornata di mare e se mettevano il naso fuori lo facevano con tanto di foulard in testa – per un periodo se ne sono diffuse alcune forme miste imbottite per la parte sopra e sciolte per permettere il nodo dietro la nuca– foulard che poi lasciava il posto alla cuffia di gomma ogni volta che ci si doveva tuffare in acqua. Anche quello oggetto di antiquariato. Guai a sembrare dei contadini con la canottiera incorporata disegnata come dal laser sul corpo che rendeva collo e braccia cotti a puntino come carne da bbq e il torso bianco come una tinozza di caglio. Si doveva conservare l’allure tutta nobile della pelle smunta e pallida segno distintivo di chi non aveva faticato sotto i raggi del sole a picco. I signori erano pallidi per definizione svolgevano un lavoro al riparo dai raggi solari, i contadini erano bruciati dal sole per destino. “Oh come stai bene, che aspetto nobile hai, Luciano” disse molti anni fa mia zia a un amico lasciandolo di stucco. Solo il giorno prima infatti era uscitodall’ospedale. Aveva la pelle chiarissima di chi era stato al chiuso per tanto tempo. Sigh. Tempi che vivi tintarelle che trovi.