MODA&MODI

Scusate signori, la vanità non è femmina… che sia maschia?

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outfit di strada rubrica uscita su Libertà il 25 gennaio 2016
appuntamento ogni lunedì con Libertà

Un collega entra in ufficio e mi dice: «Ti devo chiedere
una cosa importantissima, molto più importante di tutto il resto. Ho comprato
questo giaccone, l’altro non mi si chiudeva più, mi è piaciuto, l’ho pagato
poco poi quando sono uscito dal negozio mi è venuto un dubbio: non sarà
mica da vecchio? Secondo te è da vecchio?» «Ma certo che no – rispondo
– devo anzi dire che finalmente hai smesso di vestirti come un marines».
Poi mi è venuto da sorridere. E mi è piaciuto questo suo scivolone verso
una maschia vanità. Ulteriore conferma, se ce ne fosse bisogno: la vanità
non è femmina. Affatto, e basta girare un poco lo sguardo per averne conferma.
Domenica scorsa sulle vie dello shopping di Milano – incoronata dal mondo
la città del trendy – mi sono imbattuta in curiosi quadretti modaioli.
Protagonisti alcuni ragazzi under 20 ma anche altri già palesemente oltre
la soglia degli “enta”. Che ho visto? Gesti tradizionali con outfit ultra
moderni.
Gesto tradizionale è farsi ritrarre con lo sfondo di un magnifico
duomo, quel giorno irrorato da una luce cristallina, più bianco che non
si può grazie al contrasto con un cielo blu spazzato da un vento del nord
freddissimo, anticipo del freddo che poi sarebbbe arrivato nei giorni successivi.
«Un po’ più a destra, ancora leggermente… bene, così va bene» diceva
l’improvvisato fotografo all’amico tutto in nero dal cappello alle scarpe,
“ddddddritto!!” come un fuso in posa un tantino napoleonica con la mano
infilata nel cappottino corto o giacca lunga che dir si voglia. Nero dal
cappello alle scarpe. Ma i calzini? Niente calzini. Anzi a voler sottolineare
la finezza (?) i pantaloni un decimetro sopra il tallone da lasciar scoperta
la caviglia bianco lattea. Che dire, ci vuole il fisico. E intanto mi stringevo
nel mio giacchino vintage per difendermi dalle folate gelate incanalate
da via Dante. Come poter andar per strada così scoperti? “Ma è stoicismo
maschio, che ne sai tu”, mi son detta. Sarà così. E poi ho pensato che
fosse casuale. Qualcuno che aveva avuto la pensata di mettersi originale
per far la vasca nel cuore dell’urbe. Ipotesi smentita sul nascere… di
lì a poco uno, due, tre, quattro, cinque ragazzi (e anche non più ragazzi)
senza calze con i pantaloni da acqua in casa e le caviglie diafane scoperte.
Non solo giovani, in via Durini è un signore sulla quarantina che scende
da un’auto e attraversa la strada e, guarda un po’ che strano, anche lui
è senza calze. Evidentemente è una moda. Milano città della moda.
Uomini
trendy. Tanti e tanto trendy confusi nella folla di una domenica di gennaio,
lì tutti a stagliarsi nella loro originalità da moltitudine per rendersi
riconoscibili e creare un cliché, una forma dell’essere esterno. Chissà
quale relazione avrà con l’essere interno. Sarà anche per questo sentirsi
a proprio agio con se stessi che ho notato tante vestaglie in giro per
la città. Gente da upper class, senza calze e vestiti alla super moda con
cappotti a forma di vestaglia. Non erano certo vestaglie anche se, trattandosi
delle 11 di mattina l’equivoco non era fuori luogo. Si trattava di cappotti
veri e propri, e raffinati a giudicare dai tessuti pregiati, ma appoggiati
sul corpo come su una gruccia avendo cura di farli sembrare come occasionali
e dire ai passanti… scusate ho indosso questo straccetto, è leggero,
ma tiene un caaaaldo!!
E lì intorno a fischiare un vento gelido dal nord
che ci ha seguiti fino a Piacenza, nel cuore di una provinciale normalità.
Il pensiero mi corre alle vecchie canzoni milanesi e, al caso, si sposa
bene quella di Giovanni D’Anzi “La Gagarella del Biffi Scala” in questo
caso, peró, declinata al maschile.

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