MODA&MODI

Dal tattoo al blackout tattoo. E così vorresti la pelle nera…

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outfit di strada, rubrica di Antonella Lenti uscita su Libertà il 4 aprile 2016
Appuntamento ogni lunedì sul quotidiano di Piacenza

E ora vorrei la pelle nera. Se dei novelli amanuensi
abbiamo detto la scorsa settimana parlando dei tattoo , si fa strada un’altra
serie cult che interessa approfondire. La si potrebbe chiamare “quelli
dell’arte del painting your body che, in realtà, viene chiamata blackout
tattoo.
Questa settimana avrei voluto cimentarmi sulla moda intima femminile,
ma la tentazione di proseguire sul filone del tatuaggio è stata più forte.
Il blackout tattoo riguarda quelli che, stanchi delle tavolozze sulla loro
epidermide, scelgono l’oblio per i loro bozzetti-capolavoro non potendo
semplicemente passare un colpo di spugna… per ovvie ragioni. Così si
fanno dipingere il corpo di nero. A qualche fantasiosa stravagante potrebbe
venire l’idea di farsi disegnare un bustino o una guepiére o, perché no,
autoreggenti. Così comode… Interessante sarebbe verificare l’effetto
che fa una tale lingerie in una piscina o in una palestra oppure dal medico…
Immaginate la situazione? Si sa la guepiérre non è adatta a tutte le occasioni.
Scoprire che l’orizzonte della stravaganza si è fatto così estremo è da
non credere… e intrigante al contempo. Quasi roba da americani, che per
gli eccessi sono sempre portati.
Agli adepti – quasi forzati – di questa
nuova tendenza piace molto l’inchiostro nero che, come dice la definizione
stessa, copre il tatuaggio. E’ blackout o velo pietoso? Da qui una raffica
di domande. Perché tingersi di nero? Che sta a significare? E’ forse un
modo per richiamare l’uguaglianza tra essere umani? Nnnnaaa! Eccesso di
politically correct. In realtà questa tecnica sarebbe funzionale a chi
si è stancato del tatuaggio tradizionale, molto soggetto alle mode, e vuole
dare… un taglio netto. Ma un taglio non è quel che si confà. Quindi una
bella pennellata e buonanotte. Pezza peggiore del buco. Però nel campo
del look, come spesso capita, non c’è limite al peggio e la corsa è sfrenata.
Tutti i tatuati pentiti sono avvisati. Via libera alla copertura dei disegni
passati di moda meglio una mano di nero che essere fuori moda…
Se tatuarsi
ovunque è un costume dilagante prima o poi ci si doveva attendere che iniziasse
una derivazione. Ed eccola: il blackout tattoo: da cosa nasce cosa. Cresce
la schiera di chi si è stufato dei tatuaggi e si apre così una nuova frontiera
per la manipolazione del corpo. Il total black si fa spazio tra i pentiti
del tattoo. Total black insomma per chi in passato ha caricato molto la
mano sui ghirigori. Persone che scelgono di coprire larghe parti del corpo
con inchiostro nero disegnando sull’epidermide forme geometriche che tracciano
perfino sagome molto simili a capi di abbigliamento tanto che, per coprire
un tatuaggio, se ne fa un altro.
Il mondo della moda dovrebbe tremare
e preoccuparsi? Forse. Ti serve una cravatta? Te la disegni con l’inchiostro
nero ed è bell’e fatto. Oppure per le appassionate di sesso femminile sulla
gamba un bel contorno da autoreggente e ancora la riga delle calze come
faceva furore negli anni Quaranta.
Il guaio è che te la devi tenere anche
quando fai jogging in cui l’abbigliamento consono non prevede la cravatta
o le autoreggenti, ma in realtà già ti dovevi tenere il tatuaggio. E se
ora c’è il nero per coprirlo che cosa potrà coprire il nero domani? Anche
nei colori le mode si susseguono. C’è da sperare, soprattutto per chi ha
il compito di lavare lenzuola e biancheria, che la scelta del colore sia
sicura. Che non succeda quel che nei tempi andati accadeva a tanti uomini
che, in corsa per coprire le tracce degli anni che passano, si davano una
mano di colore sui capelli con il risultato sconfortante di apparire con
una chioma di capelli simile a cioccolato scadente (per non dire di peggio)
e lasciare orme e impronte quasi definitive sul guanciale. C’è da sperare
che la tecnica – che ha fatto tanti passi avanti – abbia trovato un ritaglio
di tempo per scoprire qualcosa di sicuro per gli utilizzatori dei blackout
tattoo. Resta un altro punto da chiarire – si fa per dire – farà bene dipingersi
la pelle di nero? Viene alla mente Goldfinger quando l’attrice viene ricoperta
di vernice d’oro con la minaccia che la copertura totale non permetterebbe
più alla pelle di respirare con i risultati che si possono facilmente intuire.
Una domanda corre d’obbligo a proposito della nuova “missione blackout
tattoo”: in questo mondo in cui tutto è possibile, tutto può essere piegato
ai voleri di ciascuno siamo consci del fatto che la pelle non ha ancora
perso l’abitudine di respirare? Ce lo auguriamo.

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