Antonella Lenti
Prendi un giorno di ferragosto qualsiasi. Prendi la decisione di compiere ilrito della tradizione: visitare una città vuota. Prendi una cartina geografica e, a occhi chiusi, scegli una destinazione nel raggio di cento – osa fino a 150 – chilometri di distanza da casa tua e fissa come meta una città da visitare nel giorno in cui tutti scappano per cercare, fuori porta, un po’ di frescura e refrigerio in un’estate che non ne riserva neppure in alta montagna. Bene, la tradizione è rispettata e la scelta cade su Novara.
Prendi un giorno di ferragosto qualsiasi. Prendi la decisione di compiere ilrito della tradizione: visitare una città vuota. Prendi una cartina geografica e, a occhi chiusi, scegli una destinazione nel raggio di cento – osa fino a 150 – chilometri di distanza da casa tua e fissa come meta una città da visitare nel giorno in cui tutti scappano per cercare, fuori porta, un po’ di frescura e refrigerio in un’estate che non ne riserva neppure in alta montagna. Bene, la tradizione è rispettata e la scelta cade su Novara.
Vedere una città vuota è il gioco di ferragosto. Ma Novara è cittàsconosciuta ai più, con un minimo di notorietà ai tempi di Oscar Luigi Scalfaro presidente della Repubblica. A Novara-città quando mai pensi? Quando mangi il riso… hai certo poche altre occasioni per ricordartene. Èa poca distanza dalla Malpensa e chi si avventura sulla tangenziale per rincorrere un aeroporto (che se fosse stato in Svizzera sarebbe stato piùcomodo), incrocia diversi cartelli stradali che l’annunciano. Ti resta la curiosità di sapere come è fatta, di vedere il cupolone disegnato da Antonelli, lo stesso della Mole Antonelliana. Città da vedere a ferragosto? Può andare bene. Può andare bene se non hai troppa fame… perché a Novara la tradizione di abbandonare la città l’hanno proprio seguita tutti, baristi compresi.
Chissà se anche Piacenza, in chi ci passa diretto a Milano, induce la stessa voglia di vederla. Ma che c’entra Novara con una rubrica sulla moda, costume e brutture dei tempi nostri? C’entra eccome perché per compiere la missione Novara (poi rivelatasi deludente più delle aspettative) si passa giocoforza per una stazione di sosta sull’autostrada o sulla tangenziale poco importa. Le brutture che ti si parano davanti non fanno distinzioni.La stazione di sosta è uno scrigno di rivelazioni e quasi sempre se ne esce con manciate di calorie di troppo. Talvolta ricavi qualche ispirazione in più per correggere i vizi del look e non diventare come le “donne-cilindro” o meglio “donne-siluro” che trovi numerose. Perché, a furia di ingurgitare calorie senza utilizzarle, alla fine quel ben di dio deglutito, se massaggia il gusto e soddisfa un cuore, perennemente in affanno, puoi scommettere chesi va a depositare, lemme lemme, ma incessantemente in quello spazio che si trova nel pezzo di busto che inizia nel sotto seno e ingloba tutto l’addome. Si deposita, si deposita, si deposita. Giorno dopo giorno,dolcino dopo dolcino, viene su la grande pancia… e poi hai voglia a gustare, forchettina dopo forchettina, una magra insalatina per farla regredire: quella non se ne va. Si trova bene con te e non ti lascia. In quel caso son dolori e non solo per l’aspetto. Son dolori veri e propri.
Il carnet dei dottori è pieno di elenchi di persone che hanno preso per i fondelli un corretto stile di vita. Per smontare quel cilindro che si è impossessato della pancia saranno necessari anni di sacrifici e di sofferenze e non è detto che si riesca a buttare giù. È più facile che crollino da soli gli ecomostri di cemento che quello spessore di grasso che hai accumulato negli anni. Tutto questo lo trovi nelle stazioni di sosta. Nord, sud, montagna, mare, non importa: è in quello spazio, un non luogo per eccellenza che si danno convegno le donne siluro accompagnate, quasi sempre, dagli uomini cannone.
È in quegli spazi, spesso angusti, che si è tanto circondati da merci che èdifficile senza venirne contaminati. Possibile attraversare un barattolo di marmellata senza rimanerne spalmati. Impossibile. E si sa, grasso chiama grasso e grasso chiama grosso. E allora giù a tuffarsi a far scorta di stuzzichini presentati in grandi bidoni o fustini come quelli dei detersivi degli anni Sessanta. Quelli inventati ai tempi in cui le lavatrici si stavano diffondendo in ogni casa. Oggi spopolano i fustini pieni non di detersivi, ma straboccanti calorie, di dolcetti confezionati per attirare l’attenzione e,combinazione, di chi? Semplice: di chi avrebbe bisogno di fare un tuffo nell’austerità alimentare; grasso chiama grasso. È qui, nella stazione di servizio, che il campionario di chi studia da obeso – non ne è conscio, anzi si sente appieno inserito nel suo tempo – riesce a trasmettere il meglio di sé. E non si può mancare l’appuntamento.