REWIND LE DATE – DAL 24 FEBBRAIO DUNQUE IL VIRUS HA CIRCOLATO LIBERAMENTE FINO AL 7 MARZO
Curioso sapere che già il 24 febbraio si avevano casi sospetti a Piacenza e mentre Codogno nel frattempo era stata dichiarata zona rossa perché a Piacenza arrivassero limitazioni di distanziamento sociale si doveva attendere il 7 marzo prima più leggere e poi nella settimana successiva più strong.
Vien da pensare che in queste due settimane abbondanti il virus abbia potuto circolare indisturbato. Tra l’altro in quel periodo ricordo molto bene che le dichiarazioni che venivano fatte sottolineavano ripetutamente che i casi all’ospedale di Piacenza – che nel frattempo aumentavano – erano tutti “riconducibili al focolaio lodigiano”. Parole ripetute. Parole rassicuranti. Del resto l’Oms ha dichiarato la pandemia solo l’11 marzo…
In quei giorni siamo partiti per Roma. Mio marito ed io siamo partiti mercoledì mattina alla 6,30 in una stazione completamente vuota. Orario da pendolari era molto strano. Il treno veloce era deserto (mai visto così) ma di più le stazioni successive da Parma a Bologna a Firenze vuote…
Anche Roma iniziava ad accusare il timore per il Coronavirus strade solitamente invase dai turisti inspiegabilmente sotto tono… E intanto da Piacenza arrivavano le notizie rassicuranti. I casi all’ospedale di Piacenza tutti riconducibili al focolaio di Codogno… “Ma quanto è prolifico il Coronavirus a Codogno!” Pensavamo e iniziavamo a dubitare aspettandoci da un momento all’altro la chiusura di tutto che poi è arrivata a marzo già iniziato.
Ed è stata subito emergenza Coronavirus con ospedali da campo, triage extra ospedale e poi via col film coronavirus che abbiamo visto in queste settimane. Compresa l’ansia di ogni giorno nel registrare nuovi morti (hanno toccato in certi giorni quota 30 portando il bilancio a superare gli 800 decessi un una provincia di 280mila abitanti). Ogni giorno registrare nuovi infetti e che ha fatto di Piacenza la città col più alto numero di contagiati in regione per numero di abitanti e la città con il più alto numero di morti in rapporto alla popolazione.
Ma in quelle due settimane che cosa è successo? In quelle due settimane Piacenza rigettava l’idea di una chiusura tanto che, sull’onda di quello che accadeva anche a Milano, era nata una corrente di pensiero: PIACENZA NON SI FERMA, si diceva. Poi ci siamo fermati e lo siamo ancora. Com’è andata veramente lo scriveremo, lo scriveranno, tra qualche anno. Forse.