outfit di strada rubrica uscita il 22 febbraio 2016
appuntamento ogni lunedì
L’umidità è spesso a quota 90. Anche se non piove,
il cielo è carico di nubi grigio piombo e, in alternativa, se splende il
sole arriva un vento che pettina le chiome a cominciare da quelle più cofanate.
Bè tutto in ordine: siamo a febbraio, ci mancherebbe. Pioggia, sole o vento
che sia, nulla ferma il circo del look che si rimette in movimento. E siamo
ancora in piena stagione di saldi invernali: ultimi scampoli super scontati
di indumenti che corri ad accaparrarti. Non si sa mai che il prossimo anno
non ci siano più cappotti in giro, pensi con terrore.
E’ qui che ti trasformi
nella giovane donna di un noto spot pubblicitario che, al solo sentire
pronunciare una griffe, lancia un urlo isterico di desiderio che nessuno
può frenare. Non c’è pioggia o vento che tenga, a febbraio le vetrine si
vestono a primavera e la finzione va in scena, ma la realtà ti fa gelare
il sangue e senti un brivido correre lungo la schiena. Anticipare quello
che c’è di nuovo nelle prossime stagioni è un imperativo del commercio
e di quello di indumenti e accessori collegati in particolare. Anticipare.
Essere nuovi. Inediti. Portare il prossimo ad un livello di stupore tale
che gli occhi fuoriescono dalle orbite e i commenti sbavano di esclamativi…
“Ma dai, che ganza”, “Ma va là sei proprio trendy”, “Davvvveeeroooo?” sono
alcune delle risposte ammirate della tua più cara amica non appena apprende
l’ultima delle tue come l’aver comprato un paio di jeans intonsi (ideale
per la primavera) ed averli “ricamati” con tanto di tagli opportuni sulle
gambe…? Ai suoi occhi hai guadagnato in considerazione, sei diventata
per lei la stilista on the road da urlo, quello che tutti vorrebbero essere.
Ispirare spunti nuovi nelle altre persone, quasi una prova della tua utilità
su questa terra. E così nasce la tribù. Fare quella cosa perché l’hai vista
fare alla tua grande amica la quale l’ha vista su una rivista dove è stato
riportata la trovata di un’attrice che può darsi abbia avuto l’idea passeggiando
nei quartieri poveri di un sud America abbandonato. E dopo tutto questo
percorso la conclusione inequivocabile è: “Pantaloni strappati? Livogilooooo!”
Basta fare una vasca in via XX Settembre di sabato pomeriggio per cogliere
il senso di una tribù: quella dei pantaloni rotti riempiti – come fossero
un budello da salsiccia – con gambotte corte e grassocce poco adatte ad
essere messe in evidenza. Ma la tribù ordina e tu esegui se no, come si
dice oggi, sei fuori!!! Stupire, stupire, stupire. Hai in testa questo
quando esci di casa il sabato pomeriggio. Se una ragazza passa una settimana
tra i banchi di scuola… benvenga il sabato liberatorio. E così tana liberi
tutti, sfogo alla fantasia, alla creatività che non sempre va a braccetto
con il buon gusto. Spesso incontro al bar una signora anziana molto cortese
e arguta. Racconta dei propri nipoti dei quali va molto fiera. “Sono contenta
di loro” mi ha detto un giorno, “Una volta le mamme si davano un gran daffare
a rammendare i vestiti consumati e rotti per l’usura e oggi vedi questi
giovani in giro con i pantaloni rotti… da non credere i miei nipoti,
per fortuna non si vestono così”. Che risponderle? Anch’io ho jeans rotti
e sono tra quelli che mi piacciono di più. Che anch’io cerchi di stupire?
Forse.
A stupire si ottengono risultati e, visto che il sistema funziona
e si ottengono risultati, alè… si carica sullo “stuperometro” perdendo
la capacità in autocritica sempre indispensabile per restare coi piedi
per terra. La corsa all’anticipo prende tutti.
I supermercati si vestono
da remigini già ai primi di agosto e fanno cadere in depressione milioni
di bambini e ragazzi che, il pensiero della scuola, lo vorrebbero tenere
lontano ancora un pochetto, di palle di Natale sono pieni gli ottobri dei
nostri ricordi. Impossibile che il contagio dello stupore non arrivi anche
la moda che ne è il regno.
Strano che le vetrine, appena dismesso capodanno
e i lustrini che l’accompagnano, non esibiscano già jeans o blusante scamosciata
con camica a fiori come tappa di avvicinamento alla primavera estate. Intanto
nelle città di tutto il mondo sta succendendo la stessa cosa perché guai
a non fare a Roma quello che si fa anche a Mosca, Lugano, Berlino, New
York e così via in giro per il globo. Anche questo fa stare nella tribù
di chi con orgoglio si sforza di vivere il proprio tempo. E niente come
le cose che ti metti addosso sono il segno che anche tu fai parte di una
delle tribù metropolitane. A quale tribù appartieni? E’ la scelta della
tribù che mette in imbarazzo. Un’amica mi ha raccontato un episodio di
cui è stata protagonista. Era sul corso con una conoscente arrivata da
San Remo e la giovane in questione osservando le passanti si è spesa in
un complimento che la mia amica ha accolto con sorpresa. “Ma come sono
tutte eleganti, qui le signore e le ragazze. Da noi non c’è tutta questa
cura”. A Piacenza dunque, a detta di una sanremese, ci si veste bene, tutte
le cose a posto. Quale sarà la tribù dominante delle piacentine? Alla prossima.