MODA&MODI

Hai un diavolo per capello? Bene, viva la differenza. Almeno in testa!

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Outfit di strada. Rubrica pubblicata su Libertà del 25 aprile 2016
Appuntamento ogni lunedì

Pantaloni strappati, blazer, sneaker con o senza rialzi,
t-shirt alla moda, lingerie con pizzetto che “deve” fare capolino dal blazer
super maschile, un tocco vintage sul pezzo all’ultima moda, la gonna di
pizzo con il giubbino jeans bucato sui gomiti e sbiancato e sfilacciato
il più possibile… oppure il chiodo di pelle. Un mix di romanticismo e
fronte del porto… per tacere dei piumetti. I cento grammi che si portano
a tutte le latitudini. Perfino in Sicilia a maggio con 28 gradi di temperatura.
La moda è questa.
Le sue divise non lasciano molto spazio all’originalità.
E per le strade della vasca o dello struscio, la varietà è tanta, ma la
standardizzazione è dominante e si replica all’infinito. Fa la differenza
il portamento, la dimensione del corpo, l’altezza della persona, la spigliatezza
nel porsi, per il resto l’uniformità domina sovrana. Anzi la si ricerca
perché così non ci si sente soli. Restiamo però individui e anche se il
condizionamento ci spinge a riconoscersi negli altri, c’è una parte del
corpo che mantiene una propria individualità ed afferma una differenza:
i capelli. Quelli sì che sono una materia prima da poter scoprire. Area
vergine da scolpire. Più il risultato si avvicina al caos e più stupisce
e quindi fa moda. Ma benvenga! “Vive la différence”.
Il caos ha trovato
casa in tanti ambiti della vita di tutti e quindi tanto vale armonizzare
il proprio essere con l’humus che si respira. Per lo meno ci si potrà fregiare
del titolo ambìto di “cittadini del proprio tempo”. Così il risultato più
è caotico e più è centrato, in una parossistica corsa all’esagerazione.
Benvenga! “Vive la différence”. Le teste sono diventate le sculture più
originali che si possono incontrare per strada. Quale scultura moderna
può vantare tanto potenziale nel mostrarsi agli altri? Capelli, materia
da plasmare su cui sbizzarrire la fantasia. E non è eresia dire che su
questo terreno si sconfina anche nell’arte. Se l’arte è capacità di armonizzare
colori e forme trasmettendo emozioni e messaggi profondi, anche i capelli
possono farlo.
Non si tratta di tela piatta, è superficie rotonda, ovale
da limare, cesellare, intagliare e poi dipingere a piacere. Viene alla
mente – a noi che abbiamo superato abbondantemente gli anta – un vecchio
gioco che si portava in dono ai maschietti per santa Lucia: il traforo.
Dove da un pezzetto di legno compensato, dopo aver tracciato la sagoma,
si ritagliava l’oggetto che poi si poteva dipingere. Sui capelli è certamente
più difficile. Come fare, ad esempio, a tracciare una forma precisa di
un cuore appena sopra il collo? Come disegnare il muso di un gatto con
tanto di occhi e boccuccia? Per le vibrisse il materiale non manca, basta
tingerlo di un altro colore… insomma bisogna essere veri artisti della
forbice. Anche in questo campo sono nati – e girano su tutti gli schermi
del mondo – trasmissioni dedicate che (non si fa fatica a credere) raccolgono
un discreto successo di pubblico e di inserzionisti. I capelli sono un
mezzo di comunicazione di espressione vitale. In un passato non tanto remoto
hanno rappresentato anche una moneta di scambio. E c’era chi di professione
faceva il raccoglitore di capelli. Da quel raccolto nascevano le parrucche.
Da bambina (in anni andati) non era strano che la parrucchiera chiedesse
di conservare la coda di cavallo a cui una madre crudele vi aveva costrette
a rinunciare. Pare che la materia prima più pregiata la si trovasse nelle
zone di montagna dove le donne, per arrotondare il bilancio famigliare,
si privavano della chioma fluente. Da considerare che un etto di capelli
veniva pagato quasi come l’oro. Altri tempi. Oggi dalle sagome geometriche,
dai capelli ricci, dai capelli cotonati a mongolfiera a quelli agghindati
con boccoli da bambola di ceramica, il caos in testa è il must anche le
extension sono cose d’altri tempi. Guai a proporsi non spettinati. E’ tanto
importante apparire come appena alzati dal letto che l’operazione della
spazzolata prima di uscire di casa è riservata ormai solo al gatto. Lui
sì che ne ha bisogno per evitare i nodi. Noi no. Guai alle simmetrie. Spopolano
i tagli squilibrati. Partiti qualche anno fa con la parte destra più lunga
rispetto all’altra si è arrivati alla rasatura di un lato e a capelli lunghissimi
dall’altra oppure c’è chi ha proposto anche un tris di forme: rasatura,
capello lungo e ricci. Il massimo. E’ questo il terreno su cui poi inserire
colori, ritagliare forme e disegni ispirati perfino al tessuto cachemire.
L’album delle possibilità se esistesse potrebbe essere uno spesso tomo
da consultazione solo in biblioteca. Un diavolo per capello insomma. Ma
è bene, almeno in testa viva la differenza.

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