outfit di strada rubrica uscita su Libertà l’8 febbraio 2016
appuntamento ogni lunedì
Ti alzi alla mattina come al solito ancora con gli
occhi a fessura ti dai un’occhiata di sfuggita allo specchio del bagno
e l’occhio ridiventa vispo improvvisamente quando cade lì… sulla cofana
di capelli scomposti. Ti vedi come un’orribile medusa e pensi: devo fare
qualcosa per questi capelli, fanno schifo sono deboli, senza corpo…
Fare qualcosa per i capelli? C’è l’imbarazzo della scelta. Prodotti su
prodotti promettono miracoli. Ora ci sono i colori, non solo quelli canonici
da “lucida scarpe” per il castano o da “scopa di saggina” per il biondo.
C’è un’intera tabella pantone a disposizione. Passeggi per le città e t’imbatti
in gruppi di persone – uomini e donne – dalle teste multicolori che insieme
tracciano i contorni di bandiere della pace o per essere più leggeri bouquet
di fiori di campo portati in giro nei capelli.
Ci sono i rosa chiaro,
i rosa fucsia, i quasi viola, le tonalità indaco, le nuance che tendono
all’azzurro e al blu cina e poi c’è il color verderame che sembra spopolare
a tutte le latitudini. Un gioco camuffarsi partendo dai capelli, è solo
un gioco divertente. Da questa tendenza, che pare sarà il top nella prossima
stagione primavera-estate, non sono esclusi neppure i cinesi. Ne ho visti
tanti, giovani, meno giovani, in giro per le strade di Firenze tra un museo
e l’altro con chiome dorate svolazzanti segnate qua e là da filini verdi
che, muovendosi nel caschetto, creavano un effetto quasi fluorescente.
Alla testa colorata non resistono neppure signore in età che, chissà, tingendosi
un angolo di chioma ritengono di esorcizzare il tempo che passa. Ma passa
inesorabile. E a volte si avvertono stonature, non per una questione di
decoro, di formalità o di convenzione, ma semplicemente di buon gusto.
Però seguire la moda partendo dai capelli è forse la strada meno costosa.
C’è la possibilità di far da sé. I prodotti non mancano e poi un po’ di
fantasia fa bene alla vita e, se si comincia dalla testa, chissà che la
svolta esterna possa contribuire a segnarne una anche interiore. Seguire
la moda partendo dai capelli da sempre è liberatorio. Si ricorre a questo
quando si ha bisogno d’imprimere un messaggio di cambiamento, prima a se
stessi e poi agli altri. E’ un perfetto massaggio per un ego con le gomme
sgonfie. E magicamente un taglio, un colore, una nuova forma ai capelli
ti reidrata, insomma ti ridà vita. Quanto dura? Non importa. In quel momento
ti ha dato una mano a uscire dal pantano. La cura dei capelli è terapeutica,
si sa.
Benvengano dunque i colori in testa. Un mondo a colori è sembre
meglio di uno in bianco e nero. Il bianco e nero, certo, ha il suo fascino,
ma solo nelle foto e al cinema.
Eppoi per la nostra protagonista che al
mattino si guarda allo specchio del bagno e si odia a cominciare dai capelli,
pensare di darsi una mano di colore potrebbe essere antiansiogeno. Il cambiamento
del look è assicurato, ti rende donna dei tuoi tempi e costa poco, ma soprattutto
è reversibile.
Succede a tutti ed è capitato anche a me. Mi viene alla
memoria quella volta che, spinta dal desiderio di cambiare look (i capelli,
si diceva, lo sanno fare molto bene e più di qualsiasi altra cosa) mi sono
precipitata dalla parrucchiera, la prima che ho trovato, e ho chiesto un
taglio netto, affidando alle sue mani una testa che, pur bislacca, mi stava
molto a cuore.
Il risultato? Pessimo. Ligia all’ordine perentorio che
aveva ricevuto la signora aveva eseguito il lavoro e mentre lei operava
ai lati e sulla nuca e, a uno a uno, cadevano i ciuffi di capelli sul pavimento,
avrei voluto lanciarmi per evitare che quelle creature di mia proprietà
(i capelli) venissero schiacciate a terra irrimediabilmente senza vita
e destinate alla pattumiera. Il taglio era fatto, il dado era tratto, il
risultato da dimenticare e l’ego sprofondato. A casa ho messo la testa
sotto il rubinetto per sgonfiare quella confezione tanto posticcia da farmi
sembrare un gelato sul cono. Da quella volta quando arriva il trip dei
capelli mi viene alla mente questo episodio che si concluse in un modo
tragicomico: portare la cuffia per un paio di mesi in attesa di una minima
ricrescita dei capelli così miseramente potati. Per fortuna il meteo aveva
dato una mano. Quello era stato un gioco riuscito male. Meglio il verderame.
Quindi viva il verderame!