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LE RUBRICHE- IL LOOK QUOTIDIANO Ciabatte pelose un nonsenso meteorologico

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Spenti (non troppo), i riflettori della caccia sfrenata alla convenienza nel venerdì nero (c’è chi l’ha trasformato in una settimana addirittura) resta qualcosa su cui dissertare. Che cosa si è comprato di tanto indispensabile da correre a far la fila per soddisfare il proprio bisogno di essere all’altezza dei tempi?

Mi è capitato di osservare, proprio durante la corsa del venerdì, alcune persone “tirate” di tutto punto e fiere di avere indosso alcuni pezzi cool dell’inverno che si è già aperto, meteorologicamente parlando, il primo dicembre scorso.
Capi e accessori dettati ancora una volta dalla fantasia di chi pensa l’abbigliamento. Studiosi attenti e anche atterriti costantemente dal timore che qualsiasi cosa faranno sarà sicuramente in ripetizione di altro già visto e per questo danno sfogo alla fantasia e il risultato, a volte…
Così la corsa verso l’iperpossibile spesso si traduce in una folle fattualità. Nulla di male, tanto gli oggetti durano lo spazio di qualche mese se non di qualche settimana e a quel punto si arriva a concludere che avremmo potuto fare a meno. Però, in moto perpetuo, lo spettacolo continua. La merce deve continuare a circolare, il denaro deve continuare a fare il suo giro da una tasca all’altra e così tutto torna al punto di partenza: s’inventano oggetti assurdi per un pubblico affamato di novità: non ne è mai sazio… e sta in piedi il circo del look. Per la verità come tanti altri circhi. Il mondo sembra trasformato in un grande tendone sotto al quale ognuno, per il suo settore, mette in scena il proprio spettacolo a seconda del trend di gradimento che il pubblico – si badi bene, il pubblico, non i cittadini – mostra di ascoltare e condividere.
Va detto che cambiare è la condizione primaria dell’evoluzione. Pensiamo a quanta strada è stata fatta dagli umani rispetto a Oetzi, l’uomo del Similaun venuto dal ghiaccio delle Alpi Retiche. C’è un look anche per Oetzi. Quando è riaffiorato dai giacci aveva con sé un discreto bagaglio di abbigliamento in pelle compresi i calzari che nulla, nella foggia hanno da invidiare a certe coperture moderne di quel genere che ti fanno dire “chesenoncelhainonseiaposto”.
Quanto all’abbigliamento anche l’uomo preistorico avrebbe qualcosa da insegnare. Quanto all’abbigliamento le reinvenzioni del passato a volte lasciano di stucco. Spesso chi di dovere tanto cogita e cogita che ti inventa improbabili ciabatte imbottite di pelo da trascinarsi sulle strade urbane invernali che, si sa, quando in Valpadana inizia a far freddo-umido non riparano neppure le pedule di montagna figurarsi le ciabattine-mocassini non sviluppati (non coprono il tallone). Poco pratiche e perfino l’uomo del Similaun le avrebbe snobbate. Per arginare l’apertura troppo estiva per scarpe invernali si è pensato di inserire “un dentro” di pelo, naturalmente sintetico perché sennò si alzerebbero chissà quante proteste. E se è giusta la scelta di non utilizzare un pelo animale mi viene da dubitare sull’utilità di foderare di pelo delle ciabatte da portare per strada negli inverni padani. Un nonsenso strutturale, un nonsenso estetico, un nonsenso meteorologico. Hanno svariati colori: dal rosa al panna all’azzurro tanto da far pendant con la capigliatura tanto spesso irradiata da variazioni in tavolozza di ottani più o meno carichi. C’è chi le porta con la pelliccetta senza maniche anch’essa di colori pastello asburgico. Così corazzate fanno la vasca nelle strade dello shopping locale. Ma non solo un bel paio di ciabattine imbottite rigorosamente senza calze – ideali per i giorni dove ancora troneggia un’estate di San Martino – fanno passerella e portano in giro una signorina alla moda abbinate a un cappotto-trench. Tutto questo fa molto vestaglia-appena-alzati-dal-letto in attesa di prendere il primo caffè della giornata. Ciabatte imbottite e cappotto-vestaglia invece possono essere il massimo (si fa per dire) per un’occasione un po’ radical-chic come una “vernice” che apre una mostra d’arte contemporanea o una conferenza sull’anniversario della rivoluzione russa. Donne del nostro tempo, va detto anche con gli abiti, non si sa mai che si fraintenda: anche noi siamo contemporanee. E le ciabatte col pelo ne sono la cifra. Della serie stupisci che vai bene.
Antonella Lenti

alenti92@gmail.com

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