di ANTONELLA LENTI
Come si poteva vivere prima dell’ora X? Come si poteva sopravvivere in quel mondo così uniforme prima che arrivasse ad allietare la vita di tutti la grande invenzione del pret-a-porter? “Pret-a-porter” o meglio apertura delle porte al tempio del consumo.
Un sigillo dai contorni perfetti che si completa solo quando, alla produzione copiosa, si collega il canale della vendita. O dell’acquisto, a seconda del punto di vista da cui si valuti la questione. Da quel collegamento in poi la produzione chiama acquisti di massa di vestiti più o meno pregiati nei tessuti, nel confezionamento o nella linea spesso firmata da stylist di grido. Prima di quell’ora X come si poteva trascorrere il tempo senza poterlo riempire con lo shopping? Ora è tutto diverso, lo spazio dello shopping ha preso il sopravvento. Si dilata a tal punto che, oltre a compierlo in ogni momento libero della giornata, diventa anche argomento di conversazione, diventa simbolo di affrancamento sociale, diventa momento in cui ciascuna fa di sé la protagonista di una immaginaria sfilata nella vita che la fa sentire alla pari delle “vip” (che sia diminutivo di vipere?)
Da qui la corsa al must have per entrare a far parte di questo o quel cliché che spopola nei followers e che, ridendo e scherzando, può promuoverti – partendo da un gioco lanciato in internet – in una delle più capaci, sapienti e intelligenti attrattive del pianeta. Hai voglia a manifestare autonomia di comportamenti, di gusti e stigmatizzare questo e quello pensando di dare tu stessa la forma a come si deve essere, al come si deve pensare, al come ci si deve abbigliare. Il circo dello style non perdona e non lascia maglie aperte per poter inventare cose nuove. Se entri in quella rete non c’e’ maglia tanto larga da cui tu possa sfuggire. Una volta dei nostri sempre dei nostri.
Ma il pensiero va tristemente ai tempi in cui tutto questo mancava. Ai tempi in cui la moda la leggevi sfogliando il settimanale dalla parrucchiera, osservando gli abiti delle celebrities (che al tempo nessuno chiamava così) e con la memoria a quelle immagini portavi i desideri sul bancone di una qualsiasi “Confezioni Elide, Elena, Ada, Argia..” È su quei banconi di legno naturale che si snocciolavano i tuoi must have che chiamavi desideri. In alcune città ne sopravvivono ancora di quelle botteghe. Sono schiacciate dai negozi ultramoderni che sparano aria calda a 100 gradi sotto le porte di vetro sempre aperte cosicché i passanti, senza accorgersene, possano entrare, osservare, toccare, provare, curiosare e uscire senza l’impegno a nulla comprare.
Quei negozietti angusti danno l’impressione di una macchina del tempo che non ti aspetti. Quasi sempre hanno tre metri di pareti a scaffali carichi di scatole di tutte le dimensioni e ognuna con almeno tre o quattro bottoni di varie misure per poterne individuare il contenuto senza doverle aprirle tutte.
Negozi con tutto il fabbisogno sartoriale per confezionare gli abiti per disegnare i modelli, per approcciarsi ai primi capi confezionati prodotti dalle linee industriali che a quei tempi si contavano sulle dita di una mano sia per le donne sia per gli uomini. Sopravvivono qua e là non so con quale sorte e fortuna. Intanto fuori da quel tempo imperversano le proposte più varie. Tanto più in periodo natalizio dove imperterriti nonostante l’inutilità’ di molto di quello che si compera si susseguono giorno dopo giorno nuove proposte. Vestiti così per Natale, offriti ai tuoi amici con charme per capodanno e la macchina dei desideri non si ferma nella settimana prenatalizia anzi scalda i motori e talvolta ti prende l’angoscia di non poter essere all’altezza per quell’evento che altri hanno “gonfiato” per te. E fuori a caccia dell’ultimo grido. Su quale genere puntare l’attenzione? Mentalmente fai l’inventario… l’elenco si allunga troppo e non puoi permetterti tutto. Scegli quello che sembra più nuovo. Scartate le ciabatte pelose che, come abbiamo rilevato sono un nonsenso tanto più con l’aria artica che si preannuncia, puntiamo ai tronchetti a fiori. Il non plus ultra. Un tocco di colore ai piedi da’ ritmo. E sia. Saranno comodi? Saranno caldi? Rischierai di scivolare sul ghiaccio? Dettagli. Cosa importa se con poco conquisti la prima fila sulla scena dei tuoi amici? E poi da che mondo è mondo per essere belli bisogna soffrire…