Per quanto si possa essere ostili al festival della canzone italiana, da decenni quell’avvenimento dall’Ariston di San Remo scandisce un tempo di cambiamento. E’ ancora solo una promessa ma è quello il messaggio che ci arriva dall’ex città dei fiori e ci prepariamo a lasciarci alle spalle il lungo periodo di buio (stagionale) perché ben presto si passerà alla luce. Un tempo che porta con sé una speranza di tepore che conforta l’anima e promette di dare respiro al portafoglio salassato dal riscaldamento. Tempo in cui anche le popolazioni dell’estremo Nord europeo da qualche settimana assaporano qualche manciata di minuti in più di luce al giorno. E sono momenti di trepidazione. Se a Tromso quando arriva la luce dopo la lunga notte polare si vive un risveglio vitale, molto più modestamente da noi quando arriva il Festival della canzone italiana significa che si è girata la boa dell’inverno e mancano ancora una manciata di settimane per salutare la primavera. Quel 21 marzo anche se solo una convenzione del calendario è un giorno atteso. Un giorno che ci fa uscire dalla goffaggine dell’inverno nella quale ci siamo rifugiate come immerse in uno scafandro per difenderci dal gelo della stagione che all’inizio si prevede piovosa, nevosa e fredda e che poi regolarmente si presenta in tutt’altra veste.
E’ questo che il nostro immaginario evoca quando nel pieno del rigoglio estivo vedi il film dei mesi di gennaio e febbraio. I primi due mesi dell’anno che, a detta di tutti, sono i più brutti, i più lunghi, i più noiosi e insopportabili. Tutto sembra fermarsi, congelarsi in un deja vu che non ispira pensieri gioiosi e fantasiosi.
Ecco, se non altro con l’arrivo del Festival della canzone italiana si segna il tempo a questo tempo insulso in cui il marrone degli alberi è diventato polveroso quasi quanto d’agosto s’impolvera il verde smeraldo della vegetazione che inizia a invecchiare dopo lo sprint dei primi mesi estivi.
Mesi – gennaio e febbraio – in cui dalla terra stanno già rigermogliando le coltivazioni, alcuni sono già tappezzati da una specie di peluria verde che diventerà grano tra qualche mese ma quello a cui tutti guardiamo con ansia e trepidazione è l’arrivo dei fiori. Sono i fiori che aprono gli occhi, aprono il cuore e segnano il cambio di passo del nostro tempo. Tanto più c’è da sperare che la primavera porti consiglio dopo mesi sofferti e incancreniti intorno a uno stagno che, complice il cambiamento climatico, non ha neppure mostrato la sua faccia di ghiaccio. Nulla di nulla. Tutto sembra congelato nell’apatia di un non essere perpetuo. Per fortuna che le scadenze di febbraio fanno dimenticare tempo e tempi poco gratificanti per tutti e in tutti i sensi. A cominciare dal Festival di San Remo che i suoi bei fans se li porta sempre dietro e non li abbandona mai passando per l’appuntamento con San Valentino fino all’appuntamento con la giornata dei felini che cade il 17 sempre di febbraio. Che cosa non si fa per rivitalizzare un periodo morto.
Intanto qualcosa di nuovo anzi di vecchio arriva sotto i nostri occhi. E ancora siamo a osservare la moda. Quella moda che ci ha fatto affannare durante la stagione invernale per cui, a seconda delle possibilità, ci siamo scapicollate tra una vetrina e l’altra per accaparrarci il capo must have dell’inverno e ora quelle preziosità così desiderate ce le troviamo negli stessi negozi incollate alle pareti una contro l’altra tanto che a prima vista sembrano un bucato riuscito male perché insieme fanno l’effetto di un caleidoscopio di colori indifferenziati. Quelle merci che sono state al centro dell’attenzione, che sono uscite dal letargo di laboratori più o meno grandi, più o meno prestigiosi ora, sul finire di stagione, sono ridotte a misera stracceria e se non te la regalano è quasi per pudore verso chi l’ha pagata (in stagione) a prezzo pieno.
Qui si parla, evidentemente, degli store low cost che sono di questi tempi di recessione tecnica gli unici punti di riferimento che ci può permettere il nostro portafoglio ridotto come una sogliola appiattita sul fondo del mare.
Con pochi spicci si porta a casa un outfit al top.
Così parlano a una sol voce in tutti i negozi di tutte le città perché ben più dello spread ben più del Pil, ben più del tasso di crescita è conoscere il significato di outfit che misura il tuo tasso di adeguatezza ai tempi moderni.
E’ quello che ti fa salire nella scala della considerazione delle tue cerchie, l’outfit giusto che mostri quando fai la vasca in via Venti o sul Corso se sei a Piacenza, in via Farini o piazza Garibaldi se sei a Parma, in piazza delle Erbe se sei a Mantova e via via fino in piazza San Marco se sei a Venezia. Qui nella città lagunare d’ora in avanti dovrai pagare un ticket d’ingresso e alla fine quell’extra graverà anche sugli acquisti e i low cost veneziani peseranno di più sulla tua personale bilancia dei pagamenti.
Tempi così. Tempi che corrono.
Comunque sia insieme alla montagna di oggetti destinati agli sbaracchi di fine stagione o negli outlet di tutto lo stivale, giù giù fino alle bancarelle dei mercati sotto montagne di abiti confezionati per immaginari clienti che non sono mai arrivate, si affacciano i nuovi pezzi da collezione della primavera prossima. Son colori, son fiori, sono tasselli di gioia con cui s’intende lastricare una vita difficile che si fa via via più complicata ogni giorno che passa. E sarà per questo che se solitamente primavera fa il paio con i colori del giardino per questa stagione sembra invece che farà breccia un colore basico il beige che s’intona a tutto ma non assomiglia a nulla di quello che immagini essere la freschezza dei solini di marzo. Tant’è.
Ogni stagione il colore che più si addice.
Ma tranquille anche per chi vorrà sparare i fucsia degli omonimi fiori potrà farlo abbinandolo al rosso se vuole davvero essere certa di non passare inosservata. Si potranno riscoprire i colori, il giallo girasole, il blu del mare profondo e gli indumenti che già si posseggono. Con le prospettive della stagnazione alle porte quello che si ha non è affatto da buttare anzi mixando con fantasia puoi sbancare l’outfit. Immagine e reputazione sono salve.
Alenti92@gmail.com

2 Comments
Non facciamo prendere per il bavero, ma mixiamo a testa alta arrangiandoci come meglio si può
sono d'accordo! sottoscrivo.