
SI’ VIAGGIARE-VEDERE-CAPIRE – Una giornata che più azzurra non si può, una giornata che più tiepida non si può, una giornata che più fresca non si può. Una giornata in cui cammini cammini e la spinta a continuare il cammino non viene meno. Ti senti talmente un tutt’uno con quello che ti circonda che vorresti calpestare ogni zolla, ogni sentiero che l’altipiano più grande d’Europa offre al mondo. L’Alpe di Siusi, ma è ormai una cifra retorica visto che lo ripeto all’infinito, è uno dei posti più belli del mondo. Pur non avendo visto tutto il mondo (mio malgrado) lo suppongo. E’ una meraviglia della natura che è difficile trovare con tanti punti scintillanti ognuno dei quali ti racconta una storia e ti invoglia ad andare per toccare con mano. 3 settembre ore 10 cabinovia affollata. Turisti al 90 per cento tedeschi, qualche famiglia italiana indugia ancora sulle vette approfittando di avere figli piccoli oppure del fatto che le scuole inizieranno tra un paio di settimane.
E poi quel sole, quel cielo così terso che raramente si può vedere senza una nuvola ad ogni orizzonte che scruti. L’Alpe aspetta come ogni giorno, ma oggi quel vestito azzurro la rende speciale. Oggi voglio fare una scorpacciata di sali e scendi, di orizzonti verdi e di rocce chiare scolpite dal tempo, guglie, transetti e basamenti come cattedrali geologiche che lasciano stupefatti per la loro perfezione.

Si va. Primi chilometri, primi passi che si macinano uno dopo l’altro, aumentano i piani. Bene, bene, questo movimento aiuta. Lo sguardo non può distogliersi dallo spettacolo meraviglioso nel quale sono immersa. Incontro tanti camminatori. Non turisti, camminatori quasi pellegrini che non si accontentano di approdare a un punto di ristoro, no occorre andare avanti ancora e poi ancora. Ma non soddisfatti si va su una collina e poi su quella di fronte e così via.
Posti visti e rivisti migliaia di volte, ma sempre una scoperta. Di tanto in tanto rompe il silenzio una carrozza che fa la spola tra un rifugio e l’altro per portare turisti con gli occhi golosi di registrare scattare foto ricordo di quel momento. Di tanto in tanto il silenzio del bosco è rotto dalla voce di una mamma che rimprovera al bambino “ma insomma continui a lamentarti, non capisco perché…” Il bambino tace per un minuto o due e poi con fare da adulto risentito risponde alla mamma con tono secco che non lascia repliche “Se ho da ridire una ragione ci sarà, no??”
La mamma resta senza parole le viene in aiuto il papà che cerca di ricomporre la frattura… ma le gambe sono più veloci dei capricci e delle voci che via via scemano per lasciare il posto al nitrito di cavalli che corrono semi-imbizzarriti per l’avvicinarsi di un cane al recinto nel quale stanno riposando.

Intanto macino chilometri. Sono quasi le quattro del pomeriggio e sto camminando dalle 11 del mattino. Non sono per nulla stanca. Sono solo abbrustolita dal sole che picchia e tinge senza che me ne accorga perchè quell’aria sottile e fresca non svela il penetrare dei raggi. Una giornata indimenticabile.