MODA&MODI – RUBRICA SEMISERIA di ANTONELLA LENTI
Anfibi sotto il sole africano che dopo averci lasciato per una decina di giorni si è accorto che a queste latitudini si stava troppo bene e quindi fa un’altra puntatina. Anfibi sotto il sole africano e “eccchisseneimportadelsoleafricano”. Ho voglia di anfibi e anfibi siano. Gli irriducibili “dell’ora ti faccio vedere io di cosa sono capace”, non smettono mai di avere la scena.
E’ un pomeriggio torrido, piazza Duomo deserta come sempre si presenta nelle prime ore del pomeriggio bianca di sole come un palcoscenico da duello all’Ovest. Deserto e sole, sole e deserto. Qualche persona si affretta per togliersi dalla piazza e corre a ripararsi sotto i portici che se non sconfiggono la calura almeno offrono un po’ d’ombra. Ci sono alcune ragazze all’imbocco di via XX Settembre che scherzano. Ridono e scherzano sull’appuntamento che attende una di loro. Ecco sarà per quell’appuntamento che quella ragazza, short e maglietta nera, né alta né bassa, più in carne che filiforme, calzava un bel paio di anfibi alti tanto da far uscire il polpaccio come fosse un mazzo di fiori nel vaso. Anfibi neri quando il termometro della farmacia lì vicino segna 34?
Anfibi a metà luglio con almeno 5 centimetri di suola di gomma che tutto può fare tranne rinfrescare i poveri piedi racchiusi lì dentro schiacciati come sardine in una scatoletta. Anfibi a metà luglio – questo caldo luglio – e molto orgogliosa di indossarli! Sguardo fiero, sostenuto come a dire “Sì anifibi e allora…?” in risposta all’osservazione tra lo stupito, il compatimento e anche l’ammirato (per il coraggio così chiaramente esibito) dei pochi passanti.
Dei piedi si potrebbe parlare all’infinito perché è osservando i piedi che si possono capire tante cose sui propri simili e poi nei piedi come insegnano i riflessologi passano tutti i punti strategici del nostro corpo. Ma quella giovane anfibista di luglio, vien da pensare che tortura ha deciso di infliggere al proprio corpo – medium i piedi – per decidere di indossarli a luglio? La curiosità si fa strada allo stesso modo in cui ti puoi domandare come mai qualche altra che ha scelto i piedi per farsi notare porta calzari fino alle ginocchia. Praticamente stivali con le finestre formati solo sa listini di pelle intrecciati tra di loro come fossero una rete di cui non si capisce il senso. Calzari di tutte le fogge fatevi notare. Allo stesso modo la stessa tendenza a mostrare la propria estrosità (per lo meno con l’attenuante di non essere disposte a soffrire più di tanto) la mette in mostra chi per scelta va alla ricerca di massi informi di plastica da mettere ai piedi: calzature aggressive e roboanti di arroganza riprese dalla moda inglese degli anni settanta e che fanno tanto border line e apprezzati proprio per la vocazione al contrasto con qualsiasi altra cosa che sia di buon gusto; contraddizione stilistica che garantisce un tono giovanilistico a chi giovane non è più. Calzature orribili in sé ma se accostate alla mise bon ton possono dare a chiunque un segno di stile personale. E poi chiediamoci: c’è un’età oltre la quale si deve dire “queste cose non sono più per te” oppure c’è una stagione canonica per sapere cosa indossare? Forse no. Le stagioni della propria vita non seguono regole scritte, non seguono luoghi già frequentati. Si è sempre detto che miscelare, sovrapporre è segno di creatività. Quindi si va a segno facendo stridere due superfici disarmoniche: da quel crash può nascere qualcosa attraverso cui la propria identità ne possa avere un aiuto, un vantaggio e una presa di coscienza. Se è così gli anfibi della ragazza bruna sotto il sole di luglio hanno prodotto quel gesto attraverso il quale la sua identità è salva. Per i piedi è tutt’altro discorso.
Photo by Tamara Bellis