MODA&MODI

LOOK&DINTORNI – E’ Natale e si va di Silver…

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Moda&modi, rubrica semiseria 

di Antonella Lenti

Se per questo Natale “si va” di Silver per la prossima primavera “si andrà” di Gold. Ancora non si è compiuto l’inverno che già pensiamo agli sciabordii dell’estate, alle cene all’aria aperta, ai vestiti leggeri. Cosa non si fa per non pensare alle cose serie. E poi si deve sgommare sul tempo, guai a fermarsi a vivere nel presente, è necessario correre galoppare, scavalcare il tempo sennò non saremmo pienamente degni della contemporaneità. I tempi moderni –  lo sono stati per tutte le epoche – sono sempre di corsa. Il motivo? C’è come una voglia sfrenata a goderseli temendo forse che di lì a poco potrebbero implodere, finire ed essere sostituiti con altri il cui splendore non è per nulla garantito. Quindi si viva oltre l’attimo e oltre l’attimo ci si cambia d’abito: da Silver a Gold. Così pare.

Tempi cupi? Abiti luccicanti verrebbe da dire banalmente. Già per questa stagione non esiste declinazione di indumento che non sia un poco glitterato. Glitter e paillette anche per la pelle del viso, di collo e decolté… garantito, fa molto moda. Ed è per questo scopo che gli scaffali di tutti i magazzini (high e low) non si lasciano sfuggire scatoline o cilindretti contenenti sabbiolina luccicosa da spargersi addosso. Sono ovunque i cilindretti multicolori e brillanti. Li ho scovati di recente anche sugli scaffali di un noto “punto vendita globale” che ogni volta ti cattura con una mercanzia incomprensibile, palesemente inutile, ma proprio per questo pensata per risvegliare il sentimento fanciullesco che sonnecchia in noi pronto in ogni munito a risvegliarsi. Regolarmente non possiamo fare a meno di acquistarli. Hanno un prezzo irrisorio e ci tentano e neppure alzano il senso di colpa, costano poco e fanno poco male al portafogli anche se sono tanto cheap  quanto inutili. Innocui non tanto: finiranno nel giro di breve tempo nei rifiuti, se va bene nella raccolta differenziata e concluderanno il loro ciclo di vita restando inutili fino alla fine. Anzi, potrebbero trasformarsi in un’altra cosa. Diventeranno un altro oggetto inutile con lo stesso destino. Tant’è. Comunque basta immergersi nelle strade delle città grandi e piccole, Milano come Piacenza, come Cremona come Parma come Roma che il palcoscenico è sempre lo stesso: gente che compra, gente che osserva le vetrine, gente che passeggia con pacchetti più o meno “poveri”. 
Alla fine ti fai la convinzione che il tempo libero di ciascuno sia destinato proprio a questo comprare. Comprare è il gesto che riempie il nostro tempo libero. O lavori o compri. Che altro può fare un animale globale lanciato nelle strade illuminate con il preciso compito di far girare l’economia?

Cosa può fare d’altro? Coprirsi di lustrini da capo a piedi. 
Sneakers con lustrini, calze con pois che luccicano, gonna seria e stranamente minimal ma illuminata da una camicia con pietre trasparenti e glitterini che appena muovi le braccia cascano come scie di stelle comete o stelle cadenti. Ma è questo il senso del glitteraggio diffuso che ci attira e colpisce gli occhi ma ancora di più il cuore e il sentire. Abiti luminosi: ne siamo immersi in ogni dove. Come a compendiare il bisogno di luce per uscire, almeno di fronte allo specchio, dal buio in cui si cammina giorno dopo giorno. E poi quale suggestione potersi sentire una stella che lascia scie scintillanti che riempiono di gioia. Non è forse con i fuochi d’artificio che si celebra degnamente una festa? Non è forse quella cascata di colori luminosi che ci riempie gli occhi e ci fa proseguire con fiducia? Tutte stelle grandi e piccole stelle per festeggiare degnamente le feste, ovvio. Altrimenti tra tensioni sociali e politiche, tra minacciose previsioni di recessione come si può vivere leggeri almeno per il periodo magico di Natale? 
Ma sarà poi davvero magico? Sempre in tema di luce, sempre in tema di plastica, sembra che si stiano affermando gli abiti in vinile. Fanno molto anni Sessanta, fanno molto Mary Quant fanno molto Inghilterra, il mito dell’Inghilterra che tanti, di tante generazioni hanno coltivato come sogno di modernità di liberazione sessuale e dei costumi. Il vinile di oggi non porta con sé la stessa cifra emotiva. Vuoi perché l’Inghilterra non è più quell’Inghilterra, vuoi perché le nuove generazioni hanno nuovi sogni, vuoi perché non c’è nessuna liberazione all’orizzonte, anzi… Il ritorno  al vinile luccicante e colorato ci pone di fronte forme severe, rigorose, autoritarie che non predispongono l’animo a un giocoso sentire. Meglio il glitter. Con la sua dose di effimero superlativo ma con la freschezza del gioco. Che dire? Per un buon augurio meglio glitterati che insaccati nel vinile…

alenti92@gmail.com

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