3 dicembre 2018
di ANTONELLA LENTI
Ci sono le paillettes che non possono mancare, anche di giorno se si ha l’accortezza di spegnerle con qualcosa di rock o di rustico che dir si voglia. Spegnerle ad esempio con un giubbotto da aviatore. Sui mercatini – dove si trova sempre tutto -sono uccel di bosco e, mi cascassero gli occhi in questo momento, se non li ho cercati forsennatamente da almeno un anno. Ho un abito, combinazione, del colore super di moda: il burgundy. Un colore che nei tempi andati era semplicemente un misero bordeaux o ancora un più popolare vinaccia che non sta bene a tutte le carnagioni, ma che ora si definisce burgundy. Il linguaggio cambia e si adegua alla modernità.
Bene, quell’abito che giace sulla gruccia da anni ormai (averlo infilato due volte lo si considererebbe utile) ha le paillettes. Avrei voluto indossarlo per una delle rare occasioni sociali che mi capitano, ma con quel giubbotto logoro, vissuto e un po’ spelacchiato di cui, nel mio immaginario (della serie volere è potere) avrebbero dovuto essere pieni zeppi i mercatini delle pulci. Ebbene, quello non ce l’ho. L’ho cercato in quasi tutte le città in cui sono stata nell’ultimo anno (una ventina almeno) ma neppure l’ombra. E così quell’abito pur bello e perfino di una marca famosa è destinato a restare appiattito tra i suoi colleghi di sventura anch’essi destinati a diventare tappezzeria della stanza in cui sono riposti. È il destino degli acquisiti, evidentemente troppi, di cui non sappiamo che fare. Per questa inclinazione mi sono meritata l’epiteto di bulimica… Forse comunque sia, bulimica o no, con tutta evidenza sono perfettamente integrata nella stagione del mio tempo improntato a uno specifico credo, il consumo.
Consumo dunque esisto, consumo dunque mi voglio bene, consumo dunque mi gratifico, consumo dunque contribuisco a far girare soldi. Nella vita circolare in cui siamo immersi e che ci fa prima o poi ritornare al punto di partenza, il consumo è uno di quegli elementi che imprime mobilità alla vita.
Quindi consumiamo, accumuliamo accatastiamo cose e oggetti di cui chi verrà dopo di noi non saprà che fare. E con gli abiti soprattutto siamo in prima fila a dare spinta al sistema circolare del consumo. Quasi sempre in prima fila ad ogni premiere a cui siamo invitate. Quasi benemerite nazionali nel momento in cui si agisce per tirare le briglie a una depressione dei consumi che, insieme alla riduzione di produzione, fa pensare immediatamente a una parola brutta e nera: recessione.
Consumi. Le occasioni non mancano.
Basti citare a questo proposito il recente black friday che da qualche anno abbiamo sposato ma di cui non conosciamo il significato perché appartiene a territori d’oltreoceano. Non ne conosciamo l’origine, il motivo e l’adozione, si inscrive nell’innato desiderio di “fare come gli americani”. L’american way of life fa parte ormai del linguaggio globale in tanti aspetti. Ma tutto fa consumo, anche il black friday americano, seppure edulcorato nella forma e negli sconti ben più morigerati. Se il black friday è orami archiviato in attesa dell’ultimo venerdì di novembre del prossimo anno, ora si passa ad altri scenari. Quelli natalizi. E anche Natale, economicamente parlando, fa rima con consumo.
Quanto ci vogliamo bene a Natale! E quel voler bene si misura nel numero di pacchetti che infiliamo uno dopo l’altro nella shopping bag. È lo spettacolo dei regali e dei doni per se stesse più imponente di tutto l’anno perché sia mai che si arrivi a festeggiare il Natale senza che nessuno abbia pensato a noi e soprattutto senza che noi abbiamo pensato a noi stesse. Non sia mai detto. Consumi a go-go evvvai!!!
Nei bigini della moda di carta oppure online si sprecano in questa stagione i suggerimenti per gli acquisti. Allora sfogliando le bibbie del look ci siamo convinte che, come si diceva non è festa senza le paillettes, che non è inverno senza un cappotto cammello, che non sei glam se non indossi almeno un abito a fiori midi stile nonna della Casa nella prateria con il cardigan di cachemire appena tessuto e, naturalmente, una borsa in tinta e in coordinato con gli stivali che, si è già detto, per l’inverno 2018-2019 vanno per la maggiore se arrivano sopra il ginocchio. Sotto gli abiti e le gonne midi non si vedono in tutta la loro bellezza, ma svolgono la funzione protettiva dal freddo. Aderenti e di pelle bloccano le folate di gelo che a dire il vero stiamo ancora attendendo, ma che diversi meteo promettono in arrivo per il prossimo weekend. Prepariamoci allora, sarebbe un bellissimo regalo di Natale.
E così il cerchio si chiude e il consumo continua a camminare.
alenti92@gmail.com