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Oblìo e cure oncologiche, al centro la persona

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Un medico oncologo, Luigi Cavanna (past president di CIPOMO); un giurista, Alessandro Candido (professore all’Università Milano-Bicocca): chiamati per parlare di un argomento che li unisce più di quanto, a prima vista, possiamo immaginare: la sanità e la visione legislativa e costituzionale che preserva e difende la dignità della persona e l’uguaglianza nell’accesso alle cure.

Il confronto si è svolto a Ponte dell’Olio nell’ambito del Festival – Cultura e musica per persone in Movimento promosso dal gruppo Fedro e sostenuto dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano e dalla Regione Emilia Romagna. L’incontro è stato aperto con i saluti di Luigi Salice in rappresentanza della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Salice ha sottolineato il ruolo dell’ente che sostiene – tra i tanti – anche questo progetto che si sviluppa su tutto il territorio della Val Nure (gi appuntamenti itineranti interesseranno anchee altri paesi) ed è arrivato alla terza edizione.

Tema del confronto a Ponte dell’Olio “Cure di prossimità e diritto all’oblio: una nuova idea di dignità”

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I due relatori, stimolati dalle domande del vicesindaco del paese Fabio Callegari, hanno toccato punti chiave sia dal punto di vista sanitario sia da quello giuridico. Da un lato il professor Cavanna ha messo l’accento sulla necessità – sempre più impellente in questo momento di forte accelerazione della ricerca e della tecnologia – di allargare lo sguardo sulla persona che si affida al sistema sanitario.

Sempre meno posti letto e sempre più malati cronici

Cavanna è partito da alcuni dati nazionali che devono farci riflettere. Nel 2023 nel nostro Paese – ha ricordato – i posti letti a disposizione delle strutture ospedalieri sono arrivati a 160mila. Numero lentamente dimezzato nel corso degli anni precedenti. Altro dato significativo riguarda le malattie croniche. I dati ci dicono che oggi in Italia ci sono 24milioni di malati cronici. Come curarli?

Tantissimi e assorbono la maggior parte delle risorse sanitarie a disposizione. Meno posti letto più malati legati anche all’invecchiamento progressivo della popolazione.

Piacenza apripista per le cure territoriali in oncologia

Come intervenire per curare al meglio i pazienti in questo nuovo scenario? Si è chiesto il prof. Cavanna. Occorre una nuova strategia perché “se continuiamo a curare i pazienti come si faceva prima si va verso il collasso del sistema”. La strategia di cui ha parlato l’oncologo piacentino è quella delle cure territoriali. “Vi è un bisogno enorme di cure”. E su questo terreno Piacenza è stata apripista.

Come? “Già 25 anni fa – ha spiegato – abbiamo iniziato a coinvolgere i territori per la somministrazione delle cure oncologiche spostando i professionisti in alcuni giorni della settimana. Si è partiti con i presidi ospedalieri, Fiorenzuola, Castel San Giovanni, Bobbio e poi nella Casa della salute di Bettola. Negli anni successivi il percorso si è perfezionato e ora i farmaci vengono prodotti centralmente a Piacenza e poi destinati ai singoli presidi. Tutto questo con grande soddisfazione dei pazienti che si trovano le cure vicino a casa. Elemento importante per la loro qualità di vita e quella dei loro familiari.

Perché questo cambiamento di prospettiva? E’ nata dalla realtà dalla valutazione dei bisogni che erano cambiati, ervamo all’incirca nel 2000 – ha segnalato Cavanna. La natura dei pazienti oncologici è diversa da chi deve sottoporsi a un intervento chirurgico che si conclude una volta fatta l’operazione.

Un malato oncologico deve sempre tornare in ospedale ogni 15 giorni o anche prima e per tanto tempo anche per tutta la vita. Quindi avvicinare le cure a questi pazienti si permette loro e alle loro famiglie di mantenere una qualità della vita migliore, di essere curati senza diventare “pendolari” delle cure.

Un’esperienza – ha poi ricordato poi Cavanna – che è diventata una ricerca che ha avuto il via libera della pubblicazione su una rivista come Lancet che individua gli studi da pubblicare in modo molto accurato e selettivo. Abbiamo ottenuto la pubblicazione e la nostra metodologia partita come sperimentazione è diventata un vero e proprio serio progetto. Con un beneficio reale per le persone e anche con un risparmio sull’inquinamento. Lo scorso anno è stato calcolato – ha spiegato – che nel corso di un anno non sono state immesse nell’aria 240 tonellate di CO2.

La metodologia delle cure vicino a casa è diventata oggi inderogabile perché i pazienti sono tanti ed è un modo per difendere il sistema sanitario che abbiamo. Garantendo quindi a tutti i malati il pari accesso alle cure necessarie.

La ricerca corre, ma non dimentichiamo la persona

Quanto alle risorse a disposizione del sistema sanitario, è vero che in Italia si investe meno rispetto ad altri paesi europei – ha ricordato Cavanna – ma i risultati ci collocano ai primi posti dei risultati di sopravvivenza per le tre patologie più diffuse: tumore al seno, polmone e colon retto. A questo risultato arriviamo anche con un ruolo importante del volontariato e delle Fondazioni.

Da qui una parentesi sugli studi avanzati e la ricerca che hanno portato ad avere medicine oncologiche più efficaci. Esempi alla mano: i risultati della ricerca negli ultimi dieci anni sono stati straordinari per l’efficacia della cura delle malattie oncologiche.

Cosa si è ottenuto? Malattie prima letali nel giro di poco tempo – ha puntualizzato l’oncologo – oggi sono curabili e le persone vivono anni. Prima di tutto questo l’orizzonte di vita era molto ridotto, a volte neppure un anno. Esempio su tutti il tumore al polmone.

Da qui si apre un’altra sfida che riguarda l’importanza dell’umanizzazione nel percorso di cura. Ma se la ricerca va veloce tanto che i farmaci utilizzati oggi tra sei mesi potrebbero già essere soppiantati dai nuovi frutto delle ricerche, noi – ha ricordato – il nostro lavoro non consiste nel curare la cellula malata.

E da qui l’esortazione: “Curiamo la persona che è portatrice di una vita, di affetti, di progetti di vita. Per questo che come Associazione dei primari oncologi italiani CIPOMO abbiamo promosso a Piacenza una scuola di umanizzazione che apre le porte a giovani oncologi provenienti da tutti gli ospedali italiano.

Come la difesa della salute si allea col diritto

Salute e diritto. I due segmenti, che hanno vissuto separati alla fine si sono intersecati in una legge. E’ il professor Alessandro Candido, docente all’Università Milano- Bicocca a spiegare al folto pubblico presente nella sala all’ombra delle suggestive antiche fornaci, quanto il tema della sanità investa quello del diritto.

E, si è chiesto il professore, un malato oncologico, trascorsi i dieci anni dalla scoperta della malattia viene dichiarato guarito dai medici, ma così non succedeva nella sua dimensione sociale. Perché se una persona, chiusa la parentesi personale della sua malattia, deve chiedere un mutuo, fare un’assicurazione l’episodio archiviato per i medici non lo era per lo stato. Da qui la legge 193 sull’oblìo oncologico, approvata nel 2023 all’unanimità.

E’ un diritto l’oblìo oncologico che finalmente è stato riconosciuto e rappresenta un modo diverso di guardare una persona che non è mai la su malattia e non lo deve diventare una volta superata quella fase difficile. E qui – ha rilevato il professor Candido – sanità e diritto trovano un punto d’incontro completando un anello rimasto aperto per lungo tempo. Troppo.

L’accelerazione su questa legge è avvenuta con l’espansione dell’era digitale. Dapprima riguardanti vicende personali (soprattutto nella sfera giudiziaria) superate e archiviate che nel motori di ricerca tornavano alla ribalta. Nulla a che fare con la riservatezza, ma la considerazione della persona per quella che è oggi non per quello che è stata.

Questo anche per gli aspetti sanitari che riguardano i tumori. Trascorsi dieci anni dalla diagnosi, (in assenza di recidive) decorre il diritto all’oblìo oncologico e la persona giudicata guarita dai medici non è tenuta a dichiarare di essere stato malato di cancro.

Una legge importante – ha tenuto a sottolineare il professor Candido – perché colma un vuoto esistente da tanto tempo. Di fatto si dichiarava la persona “guarita come paziente, ma non come cittadina/o”. Ecco perché dietro a questa legge si sancisce la pari dignità sociale tra tutti i cittadini.

Del resto questo è un imperativo costituzionale. E’ compito della Repubblica – ha segnalato il professore dell’Università di Milano Bicocca – rimovere gli ostacoli di fronte al cittadino. E non è un caso se solo nell’articolo 32 (diritto alla salute) si usa l’aggettivo “fondamentale”. Non viene utilizzato in nessun altro punto. Una legge che risponde anche a un altro articolo del dettato costizionale l’articolo 3 in cui si sancisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…

Quindi con la legge sull’oblìo oncologico si ristabilisce un diritto di eguaglianza. Quante volte abbiamo sentito dire le persone dire “Sì il tumore è finito, ma lo sguardo degli altri resta sempre lo stesso”. Ecco, il diritto deve fare in modo che la dignità venga restituita. Il principio da cui partire è la persona, non la malattia che ha attraversato. E attenzione, qualora vi fossero impedimenti nel percorso, si può ricorrere a un giudice che fa valere il diritto della persona ad affermare l’applicazione dell’oblìo oncologico.

Ma questo aspetto, forse, è ancora troppo poco conosciuto.

Regionalizzazione della sanità

Infine il professore ha fatto cenno alla regionalizzazione della sanità. Si fece in fretta e furia una legge che assegnava alle regioni le competenze dello stato sulla sanità. Una volta applicata emersero tante difficoltà di applicazione e la Corte Costizionale dovette porvi mano e riscriverla. Il principio che muove la Costituzione è che ricevere cure appropriate è fondamentale, ma non dice che esiste un unico modo di organizzare i servizi per la salute.

Secondo recenti classifiche le cure non sono omogene in tutto il paese e il professor Candido ha sottolineato questo punto dicendo: “Quando una persona non si può curare nella propria regione, c’è qualcosa che non funziona”.

Antonella Lenti

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Un’immagine notturna delle bellissime torri dell’antica fornace nel centro di Ponte dell’Olio.

Nella foto iniziale della home 1da sinistra Luigi Cavanna, oncologo, al centro il vicesindaco di Ponte dell’Olio Fabio Callegari e il professor Alessandro Candido giurista Università Milano-Bicocca

I prossimi appuntamenti del Festival Val Nure

  1. Il prossimo appuntamento del Festival itinerante lungo la Val Nure è previsto per sabato 25 luglio 2026 a Ferriere con un Omaggio a Lucio Battisti e a seguire da XFactor OMINI rock anni 60-70-80-90. L’appuntamento musicale si svolgerà a partire dalle 9,30 in piazza delle Miniere.
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