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Urban health, quando l’urbanistica incide sulla salute

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 “Mettere la salute al centro delle politiche urbane- affermano gli assessori alla sanità e all’ambiente e programmazione territoriale Massimo Fabi e Irene Priolo- significa guardare alle città non solo come contesti urbani, ma come ambienti che incidono sulla salute e la vita quotidiana delle persone: spostamenti, accesso ai servizi, qualità dell’aria, benessere e possibilità di vivere in comunità. Con questo documento rafforziamo un approccio intersettoriale che in Emilia-Romagna è già una realtà: sanità pubblica, pianificazione territoriale e politiche ambientali lavorano insieme per costruire contesti urbani più equi, più inclusivi e più resilienti ai cambiamenti climatici”. 

Benvenuti nella nuova dimensione, verrebbe da dire. E ci si potrebbe chiedere quali saranno nel concreto le scelte che potrebbero cambiare radicalmente il volto delle città di pianura (tutte le città emiliane chi più chi meno) verso questa svolta?

E soprattutto in quali tempi? Le dichiarazioni dei due assessori regionali fa parte di una nota della Regione in cui si spiega un nuovo progetto illustrato nella sede bolognese dell’ente che mira a saldare le progettualità che riguardano la sanità e la pianificazione urbana.

La nota regionale spiega che “Si parla di una ‘guida operativa’ pensata per offrire agli enti locali un quadro condiviso in grado di connettere salute, ambiente e aspetti territoriali attraverso indicatori, metodi di analisi e strumenti che permettono di leggere in modo integrato i fattori che influenzano il benessere della popolazione. “Urban Health” nasce da un lavoro congiunto tra la Regione, Arpae, il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara e le Aziende sanitarie, che ha coinvolto alcuni Comuni nella fase laboratoriale”.

Benvenga tutto quello che correggerà la direzione che hanno preso le città negli ultimi decenni sempre più cementificate (anche oltre il fabbisogno), sempre meno attente agli effetti del clima e alle conseguenze della somma di cemento sulla salute dei cittadini.

Si parla di una sperimentazione già avviata tra il 2022 e il 2024 che però non comprende Piacenza (di questo ce ne siamo accorti anche dal peggioramento delle posizioni in classifica). La sperimentazione che ha coinvolto sette Comuni e Unioni – Bologna, Modena, Reggio Emilia, Bomporto (Mo), Santarcangelo di Romagna (Rn), Unione Bassa Reggiana e Unione Rubicone-Mare (Fc) – per verificarne l’applicabilità e affinare criteri, indicatori e indirizzi metodologici.

Dalla sperimentazione la “presa d’atto”.

La sperimentazione condotta con enti locali, Aziende sanitarie, Università e Arpae – hanno proseguito gli assessori- conferma che integrare dati sanitari, indicatori ambientali e scelte urbanistiche è possibile e porta risultati concreti: aiuta a leggere meglio le differenze tra quartieri, a progettare spazi pubblici più vivibili, a contrastare le isole di calore, a promuovere la mobilità attiva e a programmare servizi così che siano sempre più vicini ai bisogni reali delle persone.

L’ottica Urban Health – hanno concluso – è un investimento sul futuro dei nostri territori: una scelta che rafforza la capacità delle comunità di crescere in modo equo e sostenibile, orientando lo sviluppo soprattutto su salute e benessere delle cittadine e dei cittadini”.

Ecco dunque nel dettaglio di cosa si tratta. Fonte nota regionale dell’Agenzia di informazione e comunicazione

Urban Health: cos’è e come funziona

“Il documento approvato dalla Giunta regionale offre ai territori un insieme articolato di strumenti operativi che integrano salute, ambiente e pianificazione urbanistica. Mette infatti a disposizione indicatori ambientali e territoriali collegati agli esiti di salute, come quelli relativi alla mobilità attiva, alla qualità dell’aria, al verde urbano, al consumo di suolo e alle isole di calore, così da supportare gli enti locali nell’analisi delle criticità e delle opportunità dei diversi contesti urbani.

Accanto a questi indicatori, vengono proposte metodologie per utilizzare il Profilo di Salute della popolazione a integrazione dei Piani urbanistici generali (Pug) sin dalle prime fasi di elaborazione, rendendo possibile una lettura condivisa dei dati sanitari locali in rapporto alle trasformazioni urbane ipotizzate, con particolare attenzione alle differenze tra quartieri e alle disuguaglianze di salute.

“Urban Health” fornisce inoltre strumenti utili al monitoraggio degli effetti sulla salute degli interventi realizzati – spiega la nota regionale – così da poter valutare in modo continuativo l’impatto di Pug e progetti di rigenerazione sul benessere delle comunità lungo tutto il processo di attuazione e controllo della pianificazione.

Al suo interno vengono anche delineati indirizzi partecipati per la definizione delle Dotazioni territoriali multi-prestazionali secondo una prospettiva eco-sistemica, che tiene insieme aspetti ambientali, sociali e sanitari. L’obiettivo complessivo è quello di sostenere enti locali e Aziende sanitarie nell’assunzione di scelte urbanistiche capaci di promuovere salute, ridurre le esposizioni a rischio e favorire stili di vita attivi”.

Adesso tutto questo è nelle mani delle amministrazioni delle città emiliane. Tradurlo in pratica sarà la loro sfida. Ammesso che la vogliano cogliere. Del resto da anni, quando si parla di urbanistica si insiste (e chi lo faceva è rimasto inascoltato per decenni) col dire che non c’è materia più umanistica di questa. Le attuali condizioni climatiche, la bocca di forno che sono diventate le città impongono un ripensamento. Accelerato e senza ripensamenti. Un cambio di mentalità che si sa è lungo da costruire. Come aiuteranno i risultati di questa sperimentazione ad accelerare verso azioni positive?

Certo quando si studia a fondo le cose reali è sempre positivo tuttavia le condizioni per capire che la direzione di uno sviluppo come quello che constatiamo – dal centro alle periferie delle città – poteva far sorgere un interrogativo semplice e basico “con tutto quello che stiamo facendo quali effetti si potranno produrre sulla qualità della vita umana? E qualità della vita implica sempre anche la qualità di salute.

In una regione che ha messo in approvazione e avviato i piano regolatori con la prospettiva di “consumo di suolo zero” si poteva intendere che la sensibilità fosse acquisita. Probabilmente non è così visto che ancora si costruisce, ancora si cementifica ancora il suolo si surriscalda a livelli impensabili prima.

Uno stop a tutto questo è necessario. Urgente. Utile. Ho letto che ci sono città europee che – vivendo estati torride come mai prima – hanno messo in campo una scelta coraggiosa. Rimuovere, asfalto e cemento dove è possibile e sostituirli con erba, arbusti, fiori ecc. Pare che se le temperature di asfalto e cemento con le estati africane possono raggiungere i 50 gradi, con il verde lo stesso spazio arriva solo a 30 gradi. Una bel primo passo.

Una ricerca simile è stata illustrata di recente durante la presentazione della bozza di progetto per la nuova piazza Cittadella da parte degli architetti della società Arcadis… e ci si domanda che aspettare allora? I dati ci sono gli effetti si conoscono…

Gli esempi positivi da adottare

Non per essere “esterofila” all’estremo c’è un esempio poco lontano da noi che avrebbe potuto essere ripercorso anche a Piacenza. Sì è di Parma, ma se c’è qualcosa di buono non è giusto rinunciare perché non ci piace tanto il posto da cui arriva.

Questa iniziativa – se ne è parlato anche a Piacenza durante gli incontri preparatori del PUG – è “KILOMETROVERDEPARMA”

Qual è il progetto?

“Il Consorzio Forestale KilometroVerdeParma sta portando avanti l’ambizioso progetto di creare boschi perenni in tutto il territorio di Parma e provincia, laddove ci siano terreni, pubblici o privati, liberi e disponibili.

Il Consorzio è aperto a tutti coloro – Istituzioni, Enti, associazioni, aziende e privati – che hanno a cuore la prosperità della società in armonia con il pianeta.

La nascita del Consorzio

Costituito il 6 maggio 2020 il Consorzio Forestale KilometroVerdeParma  è presieduto da Maria Paola Chiesi (Sogno di circondare Parma di boschi e di piantare un albero per ogni abitante”, così firma la presentazione del Consorzio).

È un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa della definizione, attuazione, gestione, sviluppo e promozione del progetto KilometroVerdeParma secondo precise linee guida.


Il Consorzio Forestale dialoga con una pluralità di soggetti, dalle Istituzioni all’imprenditoria, dal mondo dell’associazionismo e del non-profit a quello della Scuola, passando per i cittadini: l’idea è quella di fare rete e di rappresentare un punto di riferimento per tutti coloro che hanno a cuore la prosperità della società in armonia con il pianeta.

Come? Partendo da un gesto tanto semplice quanto significativo: piantare alberi. Al Consorzio Forestale KilometroVerdeParma si possono consorziare aziende, Enti e privati che abbiano la disponibilità di un terreno da imboschire, che vogliano finanziare l’attività di piantagione o donare il proprio tempo, attraverso il volontariato.

Al momento (Febbraio 2026), tra Soci Ordinari e Soci Sostenitori, il Consorzio Forestale conta 133 associati.

Ci si può consorziare come Soci Ordinari o come Soci Sostenitori. I primi sono i proprietari o i possessori dei terreni, tutti collocati nel territorio parmense, destinati a piantagione. I Soci Sostenitori, invece, supportano il Consorzio senza effettuare attività di piantagione, ad esempio finanziando il progetto su aree messe a disposizione dal Consorzio”.

I progetti

“L’azione più evidente è rappresentata dalla progettazione di interventi di forestazione, per la riqualificazione di aree urbane ed extraurbane in tutto il territorio parmense.

Riforestare significa restituire alla natura aree intere: il tutto creando valore per le comunità, creando spazi vivibili e di socializzazione; contribuendo alla mitigazione climatica e alla decarbonizzazione; tutelando la biodiversità.

Cosa si è fatto? Dal territorio collinare alla Bassa Parmense, passando per la città ducale, dai cortili di scuole e Università alla grandi arterie di traffico, a cominciare dal tratto parmense dell’autostrada A-1, da parchi pubblici a terreni aziendali privati, il Consorzio Forestale KilometroVerdeParma ha promosso diversi e importanti progetti di forestazione.

A monte, questa attività prevede la promozione di sinergie tra realtà del mondo pubblico e di quello privato e una mappatura del territorio, per individuare i terreni che possano ospitare nuovi boschi. Diversi gli esempi con immagini e storie di realizzazioni pubblicati sul sito WWW.KILOMETROVERDEPARMA.ORG

Tra queste indicativa quella sostenuta da un’azienda privata così viene presentato.

Descrizione dell’intervento

Al momento della costituzione del Consorzio Forestale, Chiesi Group ha donato a KilometroVerdeParma più di 9500 tra alberi e arbusti.

Come è stato realizzato

Nel mese di novembre 2022 è stato realizzato un piccolo bosco di 23 piante presso l’HQ Chiesi. Circa 40 dipendenti, grazie all’attività di volontariato aziendale, hanno partecipato alla messa a dimora delle piante con il supporto del Team del Consorzio Forestale Kilometroverde Parma e i dipendenti di Archèverde.

Le specie selezionate sono state Ginkgo biloba, Liquidambar styraciflua, Liriodendron tulipifera e Carpinus betulus.

Queste piante sono state selezionate per la loro capacità di adattamento e in funzione della cromaticità stagionale, con l’obiettivo di aumentare e salvaguardare la biodiversità degli spazi verdi che circondano l’headquarter Chiesi Farmaceutici e di contribuire a valorizzare e a rendere l’area più bellae più vivibile, in modo che possa essere fruita dai lavoratori.

Nel mese di novembre 2023 sono state messe a dimora circa altre30 nuove piante sul fronte autostradale tra l’HQ e il CR dell’azienda Chiesi. Grazie all’attività di volontariato aziendale, capitanata dal team del Consorzio Forestale KilometroVerdeParma e con il supporto di Archèverde, sono state piantate essenze capaci di captare il particolato atmosferico e fungere da barriere verdi resistenti in grado di completare il lavoro di purificazione dell’aria.

A rendere unico il Consorzio Forestale KilometroVerdeParma è il fatto che si proponga anche come attore culturale: un mondo diverso, improntato al rispetto del patrimonio ambientale e paesaggistico, non può prescindere da un’efficace azione di sensibilizzazione In particolare, il Consorzio Forestale guarda con interesse alle giovani generazioni.

E proprio ai cittadini del domani è dedicato il progetto WeTree. Un’iniziativa così importante non poteva non coinvolgere le scuole. E la collaborazione si è messa in movimento con WeTree.

 è questo il nome del progetto studiato dal Consorzio Forestale KilometroVerdeParma per coinvolgere il mondo della scuola parmense. Ad affiancare il Consorzio in questo impegno sono ARPAE– Agenzia Prevenzione Ambiente Energia Emilia-Romagna, Ente Parchi del DucatoESPERTA s.r.l.  FISO (Federazione Italiana Sport Orientamento), Giocampus GreenIBO Italiala Toscanini, Manifattura UrbanaOrienteering ParmaWWF Parma.

“Pensato per Scuole di ogni ordine, il progetto WeTree vuole sensibilizzare e informare gli studenti sull’importanza e sul valore dei boschi perenni e del verde urbano per la collettività”.

Che dire?

Anche noi possiamo cercare di sognare a occhi aperti. Cosa? Per usare le parole della presidente del Consorzio di Parma vorremmo sognare “di circondare Piacenza di boschi e di piantare un albero per ogni abitante”…

Ammesso che davanti a noi ci sia tempo sufficiente… Non continuiamo a sprecarlo!

urban

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