outfit di strada Rubrica uscita su Libertà l’11 aprile 2016
appuntamento tutti i lunedì
Passa anche dalle mutande la storia del costume…
Cinquanta, Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta, Duemila. Ogni decennio
la sua lingerie: dal corsetto costrittore fino ad arrivare alla gran moda
di far uscire gli slip dai jeans a vita bassa che, per fortuna, sembra
essere tramontata scacciata dal ritorno ai pantaloni a vita alta che non
consentono più l’esibizione. Con gran dispiacere per chi, non potendo far
altro, mostrava così anche il fondoschiena griffato. Guai non avere indumenti
d’alto rango.
L’intimo in voga, scavando scavando, può darci una traccia
del cambiamento del costume e che, come tutti i cambiamenti, quando avvengono
quasi non te ne accorgi.
Il passato, a cui sei comunque rimasta affezionata,
lo hai messo nel cassetto. Meglio non buttare niente: può servire. Dai
cassetti può riemergere. Come le ventriere di una volta, veri e propri
corsetti diventati industriali negli anni Cinquanta, ma che fino ad allora
erano terreno per modiste. Color rosa salmone, davano forma al corpo sotto
i vestiti strutturati del tempo. Ma che fatica deve essere stato portarli,
sentirsi stringere in vita attenta ad ogni movimento perché l’equilibrio
precario di quell’indumento avrebbe potuto mettere l’insieme fuori posto.
Avevano i tiranti-reggicalze, i collant dovevano ancora arrivare. Una fatica.
Passano i Cinquanta e, in un sol gesto, si buttano al vento gli strumenti
di tortura. Con le minigonne, nei Sessanta, vien difficile portare calze
appese a un gancetto. La voglia di libertà che riguarda l’intimo è anche
voglia di libertà interiore e il gesto liberatorio è stato proprio quello
di gettare all’aria il reggiseno. Gesto che trova il suo compimento negli
anni Settanta quando la rivoluzione femminista e la riscoperta del corpo
femminile, ma non solo, diventa un’icona del rispetto di sé e degli altri.
Via le costrizioni, via gli steccati. Anche le stecche dei corsetti dell’intimo.
Nonostante il saliscendi degli abiti: le gonne mini iniziano a convivere
con i gonnelloni da figlie dei fiori, sull’intimo nessuna deroga: leggero,
impalpabile talvolta inesistente.
E qui si apre una vera e propria frattura
generazionale tra le “madri-ventriera” e le “figlie no-breast”. Per le
giovani generazioni il “sotto” si limita all’essenziale: un solo pezzo
e via. Ben presto arriva il contrordine. Gli Ottanta riportano in auge
il concetto di seduzione arricchita di tanti orpelli. Dalle spallone per
le giacche abbinate a gonne-tubino che più tubiiiiino non si può (provare
per credere salire su una bici) tacchi a spillo e, sotto la giacca che
fa “ladonnamoltomanager” un must del tempo: un body tutto pizzi e raso
da lasciare intravedere. Della serie vedo-non-vedo che, nell’immaginario
della seduzione, sembra essere il top. Torna qui l’esaltazione del maxi
(archiviate per un periodo le maggiorate dei ¿50) con i reggiseni che gonfiano
e che trionferanno anche nei Novanta. Attenzione, il maxi riguarda solo
il reggiseno perché per il resto i consigli per le diete dimagranti sono
tra i best seller della stagione. Inizia qui anche la pratica dell’intervento
al seno perché la terza misura era una misera dotazione… Di strada se
ne è fatta tanta dai tempi delle modiste per ventriere. In quegli anni
ad ogni angolo nuove vetrine occhieggiavano con l’esposizione di tanti
“cupidosi” corpetti, reggicalze, guepiere anche sado-maso o carichi di
pizzi e crinoline per creare un’atmosfera romantica per occasioni particolari.
L’intimo ha rappresentato l’asso nella manica delle trendiste del tempo.
Un gioco – a metà tra il seduttivo e il modaliolo – partecipato anche dai
maschietti. Quale dono di San Valentino più adatto di una guepiere nera
con bordini di raso? Inutile dire che i prezzi erano alle stelle e la ricerca
dell’hight coture dell’intimo era diventata forse più importante di quella
dell’abito da protare sopra. Le griffe entrano nel mercato e il gioco perverso
del consumo si fa completo. Firmati anche nelle mutande, guai se non fosse
stato così.
Gli anni Duemila? Sembrano aver destrutturato il cult dell’intimo.
La globalizzazione porta in giro le stesse mutande a tutte le latitudini.
Il franchising ha la meglio e sembrano scomparsi alla vista le guepiere
che hanno fatto impazzire tante donne negli anni scorsi. Il modello mutanda
anni Duemila? Un caleidoscopio di tutto quel che c’è a disposizione. Talvolta
la ventriera solo se etichettata “Irene, modista di via Montenapoleone”
può funzionare sopra un abito della stessa nuance rendendo glam future
il tuo look. Ma ci sta anche la maglietta no logo. Sopravvive la griffe
anche per i maschi, ma non è più ossessione. La vera novità è un’altra.
L’intimo? Te lo disegni sul tuo corpo nella forma che più ti piace. Il
vantaggio? Non c’è bisogno di lavatrice né tanto meno di detersivo per
delicati. Basta lo shampoo doccia anche ogni giorno, non sgualcisce.