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Tartarughe sulla strada delle vacanze con la casa in valigia

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outfit di strada – rubrica del lunedì su Libertà uscita il 15 agosto 2016

Un convoglio di valigie. Tartarughe che si muovono
in modo sparso, ma che poi trovano una strada comune. Una dopo l’altra
escono dalle abitazioni urbane e prendono la via del mare o della montagna.
Tartarughe in fila con la casa per bagaglio. Un modo per sentirsi sicure
anche in terra straniera? Un vezzo quello di poter avere a disposizione
un guardaroba capace di contenere tutto, perfino quella spilla là di sapore
d’antan che sta così bene su quell’abito da sera… Sai che non avrai alcuna
occasione di utilizzare né la spilla e neppure l’abito da sera, ma averlo
con sé rassicura. Fa parte del complesso insieme che compone la tua figura,
il tuo essere, non averlo con te significa essere monca, privata di una
parte del corpo. E così metti in valigia tutto quello che può soddisfare
questo desiderio. E la smania si replica per tutti i tuoi familiari. Mi
ha raccontato in questi giorni un’amica che un suo conoscente le ha mostrato
la foto di un pullmino utilizzato da una famiglia per raggiungere i luoghi
di vacanza così stipato che non si riusciva a chiudere le porte. Un caso
da immortalare con una foto e naturalmente da postare su uno dei tanti
social . Cose da tartarughe. «Pensa – mi ha riferito la mia amica – si
erano portati perfino la cesta dei giochi dei bambini… Ti pare che al
mare i bambini in spiaggia abbiano bisogno dei giochini trovati nell’ovetto?»
Non c’è da stupirsi: se hai la casa con te ti senti al sicuro. E lo pensi
anche per i tuoi familiari. Così riempi, riempi, riempi tanto che la valigia
o meglio le valigie non si chiudono più. Ne metti una sul letto e cerchi
di schiacciare più che puoi, ma restano sempre cinque centimentri tra un
lembo e l’altro della cerniera. La metti a terra e, appoggiandoti a un
solido mobile vicino alla parete, ci sali sopra coi piedi.. e fletti le
ginocchia per fa pressione col tuo peso e riuscire a schiacciare maggiormente
le cose che sono dentro. Chi si affaccia alla porta ha l’impressione che
tu sia una tarantolata che per chissà quale ragione si dimena in quel modo…
Scendi dalla valigia ti inginocchi davanti alla maledetta e dopo una spremuta
di sudore che non finisce più riesci nell’impresa. Finito tutto ti guardi
intorno e… a terra in quell’angolo, un po’ in ombra, ti ammiccano due
sandali che con la loro apertura in punta sembrano ridersela alla grande
perché sono stati dimenticati. Un urlo che allerta tutte le persone in
casa non puoi risparmiartelo. Ora dovrai riaprire la valigia azzarda qualcuno
che non attende la tua risposta perché alla vista del tuo sguardo iniettato
di rabbia è già uscito dalla tua traiettoria seguito da un sandalo volante
che solo per puro caso non gli si infila nel polpaccio col tacco appuntito.
Poco male. C’è un’altra borsa. Una borsa da passeggio di grandi dimensioni
che fa allo scopo e soprattutto non dà l’impressione di eccedere nella
tua bulimia d’accumulo. Capiente quanto un trolley ma pur sempre una borsa
da passeggio. E così si caricano bagagli su bagagli tanto che quando si
arriva a destinazione quasi non ricordi più quello che hai portato con
te e diventa un’impresa svuotare e sistemare le cose nell’armadio. Nella
maggior parte dei casi decidi di metterne in fila solo una parte e qui
si sancisce subito il destino finale degli indumenti rimasti nella valigia.
Torneranno a casa senza essere stati utilizzati e con lo svantaggio che,
restando piegati per una decina di giorni o più, dovranno essere stirati
perché sgualciti. Ma guai ad ammettere di aver portato troppe cose.
Le
donne sono fenomenali accaparratrici di cose. Ogni volta che c’è in programma
un viaggio, qualunque sia la destinazione, per chiudere le valigie si ripetono
le solite acrobazie. In bilico sul letto per comprimere tutto quello che
è stato ammassato all’interno e che si fa beffa della tua strategia per
chiudere la cerniera sempre più resistente…
Andiamo al mare? Prima ancora
di pensare alle bellezze dei luoghi che si visiteranno il pensiero corre
subito a cosa mettere in valigia. Anzi, non paghe di quello che abbiamo
accumulato nell’armadio durante la stagione primavera estate ci mettiamo
alla caccia di qualcosa che possa permetterci di fare la differenza là
sulle spiagge o sulle strade dell’happy hour di riviera. (A proposito,
esiste ancora l’happy hour? non se ne sente più parlare). Così a caccia
dei primi saldi estivi per integrare quello che ci manca (??) aggiungi
un altro capo in valigia e il gioco si protrae all’infinito. Quando poi
le vacanze finiscono e si torna il primo proposito di fronte alle valige
da disfare e alla tanta roba da riordinare è fermo e senza tema di incompresione:
«Il prossimo anno, non mi freghi più dici alla valigia che strabocca: due
paia di jeans, due bermuda e quattro magliette, garantito». «Ma non ci
dire…» è la il commento dei tuoi che non trattengono una sonora risata.

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