Rubrica outfit di strada, pubblicata su Libertà, quotidiano di Piacenza il 19 settembre
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Il business delle spose. Un altro capitolo che s’arricchisce
tra maggio e giugno, certamente, ma anche settembre ha la sua parte di
preferenze per chi intende celebrare un matrimonio. Ho scoperto con mia
grande sorpresa che può diventare un vero e proprio lavoro mettere in piedi
una cerimonia se naturalmente si vuole fare festa secondo i canoni della
tradizione con ogni tassello al posto suo. Problema dei costi a parte.
Da considerare, probabilmente, lo stanziamento di un vero patrimonio. Ogni
piccolo particolare non puó essere lasciato a se stesso e se non la prendi
bene può finire in un incubo.
Un incubo che Spencer Tracy ha saputo trasmetterci
con eccezionale maestria in quel film diretto da Vincente Minnelli “Il
padre della sposa” con una giovanissima Elisabeth Taylor (film poi riproposto
negli anni Novanta, ma senza la stessa poesia). Al tempo del film si era
negli anni Cinquanta. Nei decenni scorsi, è vero, abbiamo avuto una mini
parentesi protestataria, ma è roba che ha riguardato sicuramente una minoranza
di persone. In quei momenti le forme del matrimonio hanno preso le più
svariate sembianze. C’è chi s’è sposato alla hippy da figli dei fiori,
chi all’esistenzialista completamente in nero, chi con i jeans tanto per
spargere un po’ di polvere sulla sacralità del momento. Differenziazione
anche sui luoghi scelti per convolare. Ma in questi anni sembra di essere
tornati alla tradizione più tradizionale. I matrimoni di oggi assomigliano
molto nell’impianto a quelli degli anni Cinquanta, ma a quelli sontuosi
degli anni Cinquanta. E’ dunque il caso di parlare del proliferare dei
wedding planner e delle trasmissioni dedicate. Difficile dire quale delle
due sia nata prima. Difficile dire se siano state le televisioni a dare
la stura alle agenzie di preparazione del matrimonio o viceversa. Ma è
un dettaglio irrilevante che non cambia il contesto di cui stiamo parlando.
Se la televisione ci porta in una realtà virtuale, la realtà vera ci dà
una mano soprattutto in certe zone d’Italia. Decisamente fuori dal comune
il numero dei negozi per abiti da sposa visti a Napoli dove, a differenza
dei nostri negozi da sposa, in vetrina proposte di abbigliamento per tutto
il gruppo dello sposalizio: sposo, accompagnatori e anche piccoli completi
per paggetti e damigelline. Evidentemente secondo l’uso di queste latitudini.
Decine e decine di vetrine concentrate quasi tutte nelle stessa via e poiché
Napoli è famosa anche per una sartoria di alta qualità c’è da pensare ai
costi che questo agghindarsi può comportare. “Ma che si fa, poveri siamo,
ma nel giorno più bello della vita non si fa un sacrificio? E andiamoooo!”
Per chi pianifica un matrimonio con tanto di damigelle, sala da pranzo
sistemata come fosse Beautiful, chiesa o municipio agghindati come mai
visti è molto comodo affidarsi a chi pensa a tutto, dal colore del tulle
per le bomboniere al vestito di mamma e papà che devono accompagnare gli
sposi. Insomma il matrimonio chiavi in mano è comodo, una modalità sicura
per non lasciare niente al caso e per non creare stonature nella complessa
macchina. Il conto finale? A quello non si deve pensare se si vuole fare
le cose in grande. E’ l’ultimo dei problemi. In certi casi sembra che la
celebrazione del matrimonio sia l’obiettivo primario che sopravanza quello
che viene dopo. La vita insieme fatta di cose banali e poco romantiche
avrà la parte del leone, ma nel giorno del matrimonio è l’apparenza a farla
da padrona. Il sospetto è che i protagonisti veri siano gli ideatori dello
scenario da favola che molto spesso si presenta agli occhi dei partecipanti.
Sposi compresi. E chi non sogna, quando decide di sposarsi in questo modo,
un cocchio turchino incorniciato d’oro con il traino di una quadriglia
di cavalli bianchi? Del resto la favola di Cenerentola resta nel cuore
e nell’era del wedding planner è questo il modello da seguire. Si comincia
anche un anno prima a predisporre i primi passi dell’avventura. Dapprima
si setaccia il luogo dove tenere il ricevimento che deve essere verde al
punto giusto, ricco di spazio per mettere a proprio agio gli invitati e
soprattutto con un menu all’altezza di un altro must di questi anni. La
cucina degli chef che domina ad ogni ora ogni programma televisivo. Anche
qui qualcosa di paradossale. Da un lato cresce e si diffonde il cibo spazzatura
tanto che si aprono campagne che invitano al buon mangiare al mangiar sano
e dall’altra sugli schermi di tutti noi non c’è ora del giorno in cui qualche
cuoco non ci propini l’ultima versione dell’abbinamento più cool in fatto
di pietanza. Si va dall’armonia cromatica degli ingredienti agli accostamenti
dei sapori non da meno. Anche in questo caso, non ne ho la certezza, ma
non credo di essere molto lontana dalla verità il dictat del format televisivo
ha la meglio su tutto il resto. Un’alleanza tra i wedding planner e le
cucine da sogno. Altrimenti che cavolo di matrimonio sarebbe se non fosse
degno di un set televisivo?