MODA&MODI

Affette da trendynite, la moda la dettano le sciure!

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Ebbene sì, tutto quello che fino a qui ci siamo preoccupate di non sembrare è di non essere, e cioè una ‘sciura’ con lo stile di vita di una sciura, con i gusti di una sciura, linguacciuta come una sciura, pettegola e perditempo come una sciura,…bene se tutto questo lo abbiamo aborrito abbiamo sbagliato ancora una volta indirizzo. Il mod della sciura è diventato tendenza. Lo si legge su D-Repubblica. Chi soffre di trendynite acuta è avvertita.Vai con la sciura. Ma a quale età si deve temere di sembrare sciura? Ci sono quarantenni scambiabili per nonne e settantenni che possono passare per nipoti delle stesse figlie. Miracoli dei lifting, quelli fatti bene s’intende non quelli che sembrano realizzati in un cantiere navale che sforna canotti. Beh, almeno questo non ci dovrebbe più preoccupare. Dalle sfilate a Instagram ci si ispira allo street style delle signore milanesi in età. D-Repubblica parla di un canale su Instagram chiamato ‘Sciuragram’. Milano detta moda, si sa. Non è uno sfottò, ci mancherebbe. Ne sono convinta e Milano – smog a parte, traffico soffocante che ti mette all’angolo, parcheggi mancanti e cantilena tipica di chi la sa sempre lunga – è una bellissima città. La gens milanese lo sa ed è forse per questo che trasmette di se’, inconsapevole, una caricatura come chi, sapendo di appartenere a un luogo che ha molte carte da giocare, si sente automaticamente superiore. Tipico dei provinciali che non lo sono più e che vogliono mostrare il loro salto di qualità sociale. Bene, a Milano c’è anche questo e ci sono le sciure, termine coniato nei Sessanta soprattutto quando si andava affermando una società borghese che certo ha dato molto in termini di industria, di evoluzione e anche di cultura se si deve anche ai primi passi della borghesia milanese a metà Ottocento la nascita del Politecnico. Ma restiamo, molto più terra a terra, alle nostre sciure. E’ negli anni del boom tra i Cinquanta e i Sessanta (anni che, avrete capito, ci intrigano molto) in cui molte donne che smettevano i lavori di passaggio perché erano riuscite a sposarsi bene (“hai sentito la Tina, la se spusa col cumenda”) chissà in quante case di ringhiera, chissà quante ragazze dei Navigli hanno avuto questa storia alle spalle. Da sartina, modista,commessa a sciura. Uno status da esibire…mica si poteva tenerlo nascosto tra le quattro mura di casa che si avevano i danè. I danè c’erano e fioccavano copiosi con lo sviluppo dell’industria, dell’edilizia, dei lavori pubblici e si marciava. Così tanti più mattoni venivano impilati per tirar su case nuove, e con tutti i servizi, tanto più crescevano i sette-ottavi, i cappotti con il collo di pelliccia in attesa del Natale che spesso portava, se gli affari erano andati bene, l’agognato visone. Ma il vero segno distintivo era il cappotto di leopardo o ghepardo. In attesa di quel traguardo, perle al collo, parure con bracciale e orecchini e una montagna d’oro che chi più ne ha più ne metta. Il massimo dell’antiestetico. Ma tant’è. Bene, di sciura in sciura il modello per fortuna si è smontato parecchio nei decenni successivi. Contestazione, affermazione delle donne-persone hanno dato un contributo a mettere in soffitta quel clichè. E oggi che adoriamo le cianfrusaglie messe in soffitta rispolveriamo anche il vecchio modello sciura. Non più forma da evitare come il malocchio. E un suo perché questa riscoperta gliela dobbiamo riconoscere. Negli ultimi anni i modelli sono confusi e poco delineati. La stracceria della porta accanto avanza e si ammonticchiano cose senza una forma. La sciura una forma ce l’ha anche ora, un’interpretazione personale di eleganza la porta in giro per le strade e la offre al passante distratto.E in un momento in cui le affette da ‘trendynite’ acuta soffrono parecchio per il timore di sembrare troppo standard, troppo grande magazzino o troppo outlet, rispolverare le sciure è scelta dissacrante. Si opti per questa nuova frontiera, ma per non sembrare un soprammobile muto come una “commendatora” riemersa dalla soffitta degli anni Cinquanta. Si divaghi così con un taglio punk, un colore arcobaleno nei capelli, tatuaggi qua e la. Quanto basta per dire: sciure ma qui e ora.

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