Saranno di moda i maglioni spezzati. Sì maglioni aperti su un lato o sul davanti o sulla spalla, ma non rotti. Le fessure dovranno essere asimmetriche, se no non vale. Il nuovo mood spezza le braccia ai maglioni. Un divertimento come un altro purché l’operazione non avvenga quando contengono anche le nostre di braccia.
Ma sì, diamo un taglio netto alla tradizione! Perché continuare a indossare maglioni con le maniche con i bordi laterali, meglio provare l’emozione di spezzare la maglia. E poi, volendo fare un volo teorico che sconfina nella performance artistica, la maglia spezzata diventa metafora dell’incompiuto. Opera uno squarcio sul corpo che non è certo giusto se ne stia in panciolle al caldo del cachemire, del mohair o dell’alpaca per citare alcuni dei filati più preziosi che per avvicinarli occorre passare prima in banca. O comunque al bancomat, visto che con la corsa alla riduzione del personale anche gli istituti di credito passano sempre di più alle macchine ed eliminano senza pensarci un secondo gli impiegati di front office. E dalla nuova era dalle banche automatiche ai maglioni spezzati il passo – se si riflette un po’ – è breve.
E così qualcuno propone maglioni con grandi colli, ma senza la parte del fianco e le maniche, da portare come un poncho appoggiati alle spalle e ricadenti per coprire il minimo. Quasi un telo da infilare nei pantaloni o nella gonna. Risultato che viste di fianco le povere malcapitate fanno rabbrividire. Sono certamente attraenti e perfette per un set fotografico che ci farà tremare di freddo anche solo a vederlo sulle pagine delle riviste patinate o nelle schermate dei siti dedicati. Sotto il maglione niente. Ma siete matti? Domanda antiquata. Antinuovista. Il pensiero dominante da un po’ di tempo da noi, che siamo un gerontocomio, spinge a pensare che per essere “nuovi” condizione essenziale è non avere un passato. È lì il segreto. Tutto lì.
Anche per i maglioni. Chi ha mai visto i maglioni spezzati ai lati? Nessuno. Ed ecco il segreto per promuoverli e spingerli al successo. Chi vivrà vedrà. È il caso di dirlo perché a parte la scarsa praticità dell’indumento c’è una piccola questione di temperature che non è marginale per le freddolose (e lo sono metà delle donne).
Freddo? Poco male, un bel piumino e si risolve il problema. Altra chicca di queste settimane dove si lanciano i modelli dell’autunno inverno 17-18 la gonna plissettata lunga fino ai piedi. Gonna di velo plissettato che si porta con un top a mò di reggiseno con pancia e schiena senza copertura. Evviva i cambiamenti climatici che ci portano il caldo africno è forse questo che ispira le tendenze delle mode del momento. E mi vedo già tante ragazze a sfidare le intemperie coperte di un solo maglione con il davanti e il dietro a mostrare il profilo delle costole coperte di pelle d’oca. Pelle d’oca nel vero senso della parola, non solo metafora. Del resto tutte siamo passate attraverso qualche follia dettata dal fantasioso di turno che ha messo su carta uno stile perfetto se il disegno fosse rimasto un bozzetto da appendere al muro. Ma nostro malgrado si è poi trasformato in un oggetto reale vero e proprio a cui ci siamo sottoposte anche per l’intero inverno soffrendo le pene dell’inferno per il freddo e per il disagio. Ma niente è più forte del desiderio, della spinta ad essere accettati e far parte di un circolo esclusivo. Solo così ci possiamo sentire partecipi alla vita. Come quando spopolavano le figlie dei fiori, le “divise” protestatarie e quando, da neofiti, si parlava di casual e ci si sentiva alla moda solo a dirlo. Significava conoscere il mondo in cui si viveva e in cui si cercava la propria strada. Andava molto una specie di spolverino in tela cerata del tipo che potrebbero portare i pescatori sorpresi dalla tempesta in una notte in mezzo al mare. Erano di tutti i colori e si spacciavano capaci di tenere molto caldo con la combinazione di maglioni norvegesi. Quelli con le treccione realizzati con filati tripli o quadrupli che a metterli su una sedia restavano seduti senza bisogno di avere dentro un torace da rivestire. Ebbene, in tanti abbiamo fatto la fila nei negozi accreditati – perché solo acquistando lì ci si sentiva trendy fino in fondo – e si moltiplicavano gli spolverini cerati che altro non facevano se non creare una brina tale che per quanto pesante fosse il maglione indossato sotto ti sembrava di essere stata calata in una vasca di acqua gelata. Ma si portava e guai a mettere in discussione l’idea che riparassero dal freddo. Perché correre il rischio di vaneggiare? MMMMaiiii!