MODA&MODI

Dalle treccine alle divise delle élite

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Antonella Lenti
Mazzi di treccine ti sfrecciano sotto al naso. Sono variopinte. La moda africana ha preso nuove sperimentazioni. Ci sono viola, con sfumature giallognole per tentare di scimmiottare un biondo improbabile. Capelli usa e getta. Da fare almeno una volta nella vita e poi più. Mi chiedo come sia possibile non soffrire le pene dell’inferno ogni notte con quella matassa tiratissima agganciata sulla testa. I capelli sono lo specchio dell’anima, se l’anima è in subbuglio i capelli sono i primi a farne le spese. Primo passo li torturiamo. Immaginiamo nuove forme, nuovi colori perché i capelli da sempre possono cambiare un destino. Perché una matassa in testa? Perché stanche del proprio essere e della propria immagine ripetitiva… Uffa che barba, perché sempre la stessa faccia? In attesa di pongo o plastilina che possa modellarci una faccia per tutte le occasioni, ci sfoghiamo sui capelli e non è certo la cosa peggiore che le donne fanno per cambiare aspetto… I capelli crescono sempre, non ti deludono mai. Non è che una volta bistrattati e ridotti allo stremo ci abbandoneranno. Nooo. È sempre divertente farsi una nuova immagine partendo dai capelli e non pensi alle conseguenze, come decidere di farsi bionda platino un momento prima di fare le foto per la patente e scoprire un mese dopo di averli già coperti con un’innaturale marrone. Chissà!
I capelli nascono dal corpo ed è come se portassero all’esterno gli umori e le inquietudini che soffochiamo dentro. Loro soffrono e noi li tagliamo, li coloriamo e ne facciamo treccine improbabili attingendo da altre culture. Si asseconda così il desiderio di cambiare noi stesse sapendo che in tanto sforzo per sembrare altro resteremo sempre noiosamente le stesse. Ma che importa, è il fuori che conta. Così chiome intrecciate e variopinte te le vedi sfilare accanto che ballonzolano sotto ai tuoi occhi e assumono i colori più vari perché un mondo a colori è sempre più bello di un mondo uniforme in grigio.
Eppure a tanta fantasia a volte corrisponde una spinta uguale e contraria. Quella che caratterizza la divisa delle élite. Le treccine penzolano con le nuance più inverosimili e sono l’immagine di una contaminazione di costume che accogliamo volentieri (in fondo si tratta solo di capelli). Poco male. Per altre contaminazioni bisogna stare all’erta, non si sa mai che snaturino la nostra essenza.
Siamo palesemente un mondo di contrari che tende però all’essere uniforme. Una contraddizione da diventarne schizzati. Essere sempre uguali ci fa stare più tranquilli, in fondo lo spirito avventuroso appartiene a pochi curiosi. La divisa, l’uniforme ci rende riconoscibili. Essere riconosciuti è uno dei crucci dell’esistenza. Ti riconoscono dunque sei. E così le élite vestono rigorosamente nello stesso modo. I maschi, in particolare, ovvio, perché sulle femmine-élite si dovrebbe sviluppare un capitolo a parte, anzi due capitoli. Femmine elitarie che mutuano il look maschile per essere più credibili e femmine-élite che, consapevoli del proprio valore, non badano all’uniforme e si presentano come detta loro il sentire interiore: una sparuta minoranza. Ovvio. Restando ai maschi a seconda delle epoche e delle mode ti vedi i manager che contano apparire come i soldatini in miniatura delle collezioni di eserciti napoleonici schierati a conquistare il mondo (come ai soldatini napoleonici non li turba alcun dubbio che il mondo possa crollare loro in testa). Caratteristica è il capello stampato sulla testa con tagli rifiniti quasi quotidianamente perché non sia mai che un ricciolo ribelle possa dar adito a chissà quali dubbi in ordine alla fermezza alla solidità del carattere. Bene, completo blu o grigio ma senza fronzoli; camicia meglio se bianca, le cifre ricamate sul davanti e meglio se i polsini sono arricchiti di bottoni gioiello. Una leziosità per élite davvero super. Ecco l’immagine del maschio elitario. Lontane anni luce le camicie che andavano di moda negli anni 80 al tempo dei leoni di Wall Street a righe bianche su fondo blu con il colletto bianco. Erano di gran moda e banchieri e bancari di tutto il mondo ne avevano fatto la loro divisa. Poi tutto è crollato. Corsi e ricorsi. Ma le cifre sulla pancia, quelle restano un marchio. Incomprensibile. Ci chiediamo il perché.

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