MODA&MODI

La primavera taglia corto ma non è per l’austerity

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Moda&modi -Rubrica semiseria di Antonella Lenti
Tagliare, tagliare, tagliare. Capelli corti e abiti mini saranno i due cardini della prossima primavera. Affiancati anche dalle borse che più piccole non si può (a parte il prezzo). Così dicono quelli che la sanno lunga in fatto di apparire.

Non si parla di conti o delle spese da tenere a bada visti i chiari di luna sotto i quali stiamo vivendo. Si parla d’altro, di ben altro e se nel primo caso i tagli possono essere deleteri e negativi per le nostre vite, i tagli ben più frivoli di cui parliamo non possono essere che forieri di buoni auspici.

Tagliare quello che è di troppo quando si parla di oggetti e di cose non è mai negativo e anche sul piano psicologico rende più leggeri e più liberi. Dopo che si è eliminato qualcosa si prova una sensazione di benessere tanto che ci si dovrebbe domandare perché questo benessere sia frutto solo di un gesto liberatorio come girare le spalle a quello che ci ha ammorbato. Un benessere  che arriva dopo che per giorni, per mesi, per anni abbiamo contribuito a far crescere la montagna dell’inutile che ci circonda.

Quello che è di troppo spesso è solo il frutto e la conseguenza della nostra bulimia all’acquisto, all’accumulo e poi all’accantonamento, spinte che si manifestano quasi simultaneamente. Mi sono domandata tante volte, davanti alle migliaia di vesti appese, che cosa me ne posso fare di tutta quella roba. Mi sfiora un desiderio di autodepurazione: sarebbe meglio rinunciare a tutto, ripartire da zero, dall’essenziale e dall’indispensabile conservando quello che protegge il corpo quando è necessario, non lo mortifichi (non sia mai diventare schiavi di fantasie castiganti) ma che lo liberi anche dalla schiavitù dell’addobbo eccessivo. Se la vedessimo in questi termini la voglia di possedere indumenti tessili e accessori abbellenti, svanirebbe d’un soffio. Ma così non è. Ad ogni stagione e ad ogni primo raggio di sole, alle prime brume autunnali, il proposito viene accantonato. La paura atavica dell’essere umano di restare indietro rispetto ai suoi simili emerge di brutto. Peccato che si manifesti quasi sempre solo nella quantità del possesso. Bisogna rinnovare, bisogna cambiare, bisogna adeguarsi ai tempi. Quali tempi? Non lo sappiamo ma ci adeguiamo lo stesso. Quindi primavera 2019 il diktat è tracciato. Libertà alle gambe e capelli corti. Quanto alla minigonna credo che, diktat o non diktat, non sia mai uscita dai nostri pensieri. E’ stato più l’incedere del tempo a costringerci a rinunciare alla mini che non i periodici sermoni modaioli che ci vengono dispensati. L’abito corto e la minigonna in particolare ha una messaggio in sé tanto dirompente ed esaltante che non può morire mai. Magari si addormenta per un poco ma poi torna in auge. E’ presto detto: la mini è immortale. Vuoi mettere la mini con la midi? Chi ha mai visto qualcuno entusiasmarsi per un abito che ti arriva al polpaccio? Giusto la frenesia del consumo te lo fa catturare quando è di moda ma poi, quello sì, è la prima cosa a cui rinunci senza rimpianti. La mini no. Al solo pensiero ti si illumina lo sguardo. Rappresenta una bellezza eterna, sconfigge l’incedere del tempo di cui è bene tenere conto, ma non restarne soggiogati. Gonne corte faranno il paio con i capelli corti. Siamo alla vigilia del secondo anno tondo di questo XXI secolo e i capelli corti, liberi di crescere e di mostrarsi, possono far pensare all’altro secolo quando nella società cominciò a serpeggiare un nuovo modo di essere femminile e i costumi cambiarono radicalmente… Una speranza finale? Che le analogie con l’altro secolo finiscano qui.

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