MODA&MODI

Donne 2019, serve ancora un benestare per stare in società? Ma fateci il piacere!

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Moda&Modi – Rubrica semiseria di Antonella Lenti

Donne parte del genere umano? Non senza avere il timbro dell’umanità di serie A. L’accettazione sembra debba ancora essere vidimata dalla benevola concessione maschile che chiude un occhio sull’imperfezione corporea e intellettuale delle donne.

L’affermazione delle donne in quanto parte del genere umano non è ancora merito a se stessa. Il diritto di esistere come qualsiasi essere vivente a tutto campo e con le stesse prerogative, le stesse possibilità di partenza, non è ancora un fatto assodato. Ovunque e in alcuni luoghi di più. Le minacce, le violenze pendono in ogni momento sulla testa spinte dalla via muscolare all’esistenza: la cifra di questi tempi.

Gli esami per le donne non finiscono mai.

E di questo ci consideriamo un po’ stufe, ma la nostra reazione è vissuta da secoli come un fastidio di fondo che viene prontamente soffocato. Talvolta a essere soffocata non è la sola reazione ma anche le donne stesse.

Strano incipit per parlare di Moda&Modi ma quello che siamo si traduce in tutto quello che esibiamo all’esterno in quanto genere umano, non ci piace fare distinzioni e classifiche di minus e maius. Donne e uomini per me sono sempre stati e restano uguali in partenza. Semmai diventeranno diversi strada facendo con le scelte, le azioni e i risultati della loro vita, ma è una questione sovrastrutturale che non incide sul resto.

La realtà è un’altra. Donne su un gradino inferiore. Anche nella finzione e nell’immaginario propagato dal piccolo schermo lo sono sempre di più. Colpiscono certe pubblicità che se da un lato mettono l’accento sulla seduzione, il leit motiv di sempre proponendo fisionomie da laboratorio patinate e lisce come solo photoshop può permettersi di offrire, dall’altra propongono un modello di donne problematiche, quanto meno o scostanti all’idea di averle accanto. Sono sempre donne le interpreti di sketch per promuovere prodotti stimolanti le funzioni intestinali per rendere funzionante l’organismo che si sa è governato dall’intestino (forse che gli uomini sono robot e lo svuotamento avvenga meccanicamente?); al problema dentario in cui una giovane donna viene sgridata dal dentista (maschio, evidentemente,  si sa, chi aggiusta le magagne delle donne è sempre un uomo) perché tra gli interstizi della sua corona d’avorio porta in giro placca che oltre ad alterare il suo sorriso contribuisce a inquinare la terra con l’alito fetido. Donne con un sacco di problemi comprese le perdite urinarie, i dolori alle articolazioni dovute al passare dell’età…

Insomma la donna e il suo rovescio.

Un mondo che invecchia si porta dietro anche una serie di acciacchi. Sarà che a invecchiare di più sono le donne, per quantità e perché sopravvivono di più, tuttavia non vorrei che fosse anche un arcaico sentire che non è mai morto secondo cui la donna-donna svanisce nello stesso momento in cui viene meno la sua capacità riproduttiva quel famoso orologio biologico che la rende brutalmente esclusa dalla scena. Le convinzioni (soprattutto se sono distorte) sono le più dure a morire.

Ma sta di fatto che ancora nel 2019 ci si deve attardare a questo genere di valutazioni in cui le capacità, la presenza delle donne nella società non sia un fatto normale basato sul presupposto che una società è fatta da individui che hanno una loro specificità. Non pare essere così. E siamo ancora qui a dover bussare per essere riconosciute… Ma vaaaa!

Poi c’è un mondo, quello della moda, che di illusionisti è stracolmo. Un mondo che ci valuta, ammicca, offre soluzioni, ci indirizza ad adottare costumi che solo qualche tempo prima avrebbero significato la caduta nella barbarie dello stile. Ebbene, quando questo succede quasi sempre lo si racconta al mondo come “una svolta di valorizzazione di una donna moderna, capace di stare sulla scena, che ama se stessa e con le sue scelte decise e anticonformiste comunica: prendere o lasciare o così o così”.

E’ proprio con queste parole che si consuma l’inganno. Non c’è alcuna necessità che siano altri, se non le donne stesse, a proclamare quale forma deve avere il proprio essere esteriore (attenzione c’è un’osmosi diretta anche con l’essere interiore).

Succedeva in modo più marcato alcuni decenni fa, succede in modo più sofisticato oggi. Vedere e prendere consapevolezza di quello che ci sta succedendo è senza dubbio un primo passo per ridicolizzare quegli schemi che ci vogliono incanalare.

Che dire, tutto questo sermone si concluda come sempre! Puntando l’attenzione su un elemento che ci ha fatto diventare un gregge da pilotare.

Alzi la mano (e io per prima) chi sulle scarpe non ha svoltato decisamente perché i modelli proposti ci hanno incanalato così, partiamo dai piedi. Sneakers, scarpe da ginnastica, scarpe da tennis, comunque le si voglia chiamare sono spopolate non solo nelle vetrine che sono cariche di soluzioni del genere con prezzi da svenamento, ma anche il selciato di ogni dove lo si accarezza con scarpe “sportive” abbinate anche ai tailleurs o agli abitini bon ton, le influencer ce lo hanno insegnato. Una conquista da niente!!! Arrivate a questo punto, in quanto esseri viventi non compiuti ma in divenire, possiamo stare tranquille (si fa per dire) in questa stagione senza lode, un vantaggio per le donne è stato finalmente raggiunto. Udite-udite: i tacco 12 sono declassati a oggetti utili per fare vetrina e le donne possono camminare come umane, coi piedi per terra e non come rivestite da gru. Finalmente il nuovo diktat vede sotto i riflettori le scarpe da ginnastica. Evviva. Attenzione, però, non tutto quel che è comodo è anche sinonimo di libertà se sono altri a dettarlo.

Siamo sempre punto e a capo…

Alla prossima.

3 Comments

  1. Allora..partiamo da un punto fermo, il punto di un uomo che non ha mai discriminato..sottovalutato..offeso o cercato di recare danno alla donna, ma ha sempre cercato di dare all'altro sesso il rispetto necessario, per uno scambio paritario di stima. Ho sempre cercato di mantenere il distacco necessario verso ogni forma di estremismo esasperato, e il femminismo anni 70 quello che ho vissuto lo era, un femminismo che nasceva per giusti principi, ma che divagava a raggera in tendenze distruttive, molte di quelle donne le rividi dopo molti anni inquadrate come non mai, irriconoscibili nel linguaggio, nell'apparire, nella vita intrapresa. Il non senso delle cose  si capisce sempre con il tempo, la donna come compagna o come amica è innegabilmente un senso naturale reciproco per l'uomo e per la donna, allo stesso tempo.. il rispetto è la salvaguardia del rapporto in ogni forma lo si vuole guardare, quindi la politica ..o  qualsivoglia la lotta ad ogni forma di maschilismo sotto mentite spoglie, è una lotta individuale, smascherabile semplicemente con  l'intelligenza che molte donne e molti uomini usano quotidianamente, senza null'altro che l'esempio. La sopraffazione, la violenza perpetrata verso le donne da personaggi, che non definisco uomini ma esseri da educare o con le buone o con la forza, fa parte di una società malata in generale, avvelenata e da rifondare in toto. La moda è l'ultimo anello della catena…una catena che stringe chi vuole farsi stringere, ed è innegabile che la donna è la prima ad essere incatenata. La domanda è… la libertà di che panni si veste ?

  2. Voglio raccontarti una storia. Avevo una ventina d'anni e l'insana velleità di fare la giornalista in una città di provincia. Avrei voluto tanto poterlo fare ma le porte si chiudevano in continuazione davanti a me. Prima per ragioni politiche: evidentemente tanto ipocriti da pensare che uno che vuole fare il giornalista non possa avere idee sue e allo stesso tempo riportare fedelmente quelle degli altri anche se opposte alle proprie. Ma questo passi. Le porte però si chiudevano anche per ragioni di genere. In uno di questi tentativi andati per anni a vuoto e che mi hanno spinta nell'area della precarietà fino a 43 anni, mi è stata data una risposta che è un capolavoro di idiozia. "Non sono convinto che le donne possano lavorare nei giornali, si lavora i sera, si fa tardi, poi hanno la famiglia, se arrivano dei bambini poi si ammalano e stanno a casa". Non si era nell'800 era il 1983, non eravamo al sud ma nel nord industrializzato a un tiro di schioppo da Milano. E così quel direttore illuminato mi diede un consiglio prezioso "Provi, nei settimanali, le donne lì possono lavorare, provi a Milano". Alla fine poi un settimanale che ha avuto fiducia in me l'ho trovato. Non era a Milano. Credo che se fossi stato un maschio tutto questo non mi sarebbe accaduto. Tanti miei colleghi quel discorsetto non se lo sono sentiti fare: da quel giornale sono stati assunti, hanno sommato anni di carriera e del precariato hanno solo una vaga idea… convinti per giunta che questo fosse merito per se stessi. Non si tratta di estremismo esasperato, non lo sono mai stata per carattere, ma l'accantonamento delle donne in questa società così perbene e che sta sempre dalla parte giusta in ogni situazione è un fatto strutturale è una mentalità comune che porta con sé fatti concreti. Non è casuale se ci sono oggi alcune donne che per essere accettate, per entrare in quello che ritengono le stanze che contano, si fanno maschie. hai ragione a chiedere di quali panni si veste la libertà: Credo che essere se stesse è un primo passo per una bozza di libertà. E questo vale per maschi e femmine. Ma a essere se stessi, te lo posso testimoniare, a volte non paga in termini di risultati concreti…

  3. Si Antonella, l'esempio raccontato che ti ha visto protagonista, del più becero esempio di maschilismo stupido , non mi meraviglia affatto, ne ho conosciuti tanti di personaggi del genere..non credere ma i tanti medici che ho frequentato per lavoro, o per conoscenza..non erano meglio, infermiere e segretarie o compiacenti in tutto ( e per tutto intendo tutto ), oppure dopo pochi mesi ne vedevi altre. Ma si …mi chiedo però se una femminista o altresì una militante politicizzata cosa avrebbe potuto ottenere di  diverso, la malattia rimane l'ignoranza e l'antidoto è solo l'intelligenza.

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