MODA&MODI

Lo shopping? Meglio di una medicina! Finalmente

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Moda&modi – Rubrica semiseria di Antonella Lenti


Ce lo dicono i ricercatori… “lo shopping fa bene” e, se lo dicono loro, non resta che crederci. Hanno sdoganato lo shopping e tra le cose sdoganate in questi ultimi decenni probabilmente è la cosa che meno ci disturba e che accogliamo con un sospiro di sollievo.

Ci dicono: lo shopping fa bene alla salute, all’umore, all’autostima, ci fa uscire dall’isolamento e ci aiuta a camminare quotidianamente stimolando le nostre difese immunitarie sempre insidiate dalla sedentarietà.

I ricercatori, persone senza volto. Immaginiamoli curvi con i loro cannocchiali appostati in cima al “Top of the rock” con un compito segreto: scrutare dall’alto i nostri comportamenti. Osservazione che si traduce poi in una ricerca che ci svela le pieghe delle nostre personalità. Nessuno meglio di un osservatore terzo, neutrale è capace di scovare una personalità nascosta. Non c’è infingimento che tenga. I ricercatori col binocolo ti scoveranno e non avrai scampo, diventerai un libro aperto. Fanno ricerche precise, tanto precise che alla fine scoprono la teoria che diventa  il “mod” del momento. Stavolta ci siamo.

Questa volta si è svelata una teoria fantastica. La attendevamo da tempo e apre finalmente i cuori alla speranza, fa giustizia delle tante volte che ci si è nascosti l’evidenza per evitare di venire troppo psicanalizzati per un piccolo difettuccio quasi congenito: non poter fare a meno dello shopping. Fa giustizia delle tante volte che ti sei sentita nella schiena la fredda accusa di essere malata di troppo shopping. Ora i ricercatori hanno fatto finalmente giustizia e spezzano una lancia in favore di milioni di persone.

Ecco che i ricercatori in cima al “Top of the rock” non hanno elaborato teorie censorie, non hanno messo alla berlina le ignare e malcapitate cavie che brulicano nelle strade di tante città globalizzate. No i ricercatori ci offrono un spalla e ben più di una spalla, ci danno finalmente il via libera.

Ma c’è dell’altro, è una scoperta sensazionale perché shopping non si accompagna per forza al tracollo delle nostre finanze, può non fare danno al portafoglio se solo sappiano tenere lontano dalla parola shopping quel compulsivo che si sposa perfettamente con la deformazione di un sistema sociale basato sull’acquisto. E qui l’equilibrio si fa più difficile. Compro dunque sono. E’ così no? E ora lo certificano anche i ricercatori. Grande, non c’è che dire. E così tutto si tiene, via libera al sistema circolare della produzione effimera. Tutto si tiene. C’è un’idea in nuce, c’è un prodotto che non serve, c’è una sfida costante per renderlo accattivante, c’è un sistema di distribuzione globale, ci sono milioni di persone che hanno bisogno di sentirsi bene stressati come sono dalle dinamiche familiari, dai soprusi sul lavoro e quindi cercano palliativi alle loro giornate grigie spesso vissute in solitudine con se stessi o immersi in una moltitudine magmatica di cui non distingue i profili.

Meglio una maglietta di una medicina se poi le due cose coincidono è un bel guadagno. Sarà vero? Si secondo lo sparviero urbano che sul “Top of the rock” di tutte le città del mondo, per noi che siamo provinciali va bene anche il top del campanile della chiesa, purché si possano osservare i comportamenti della merce primaria del sistema consumistico… i consumatori chi altri?

Tutto si tiene ma in questo ingranaggio perfetto produrre, comprare, buttare per riprodurre di nuovo ricomprare ancora e buttare un’altra volta c’è qualcosa che non quadra. Tutto sembra un gioco di finzione, un gioco d’inganni e di rimandi per tenere insieme un sistema sociale che altrimenti si incrinerebbe fino a mostrare punti di cedimento e di crollo finale.

Tana liberi tutti lo shopping fa bene… Non sarà forse uno strumento per invertire la cosiddetta pericolosa china della restrizione dei consumi che è lo spauracchio più nero per una società basata sui consumi? Resterà un segreto inesplicabile.


@modasemiseria


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