Polo Nord – Storia di un’ossessione. Spunti dalla lezione dell’esploratore polare Erling Kagge una delle Vite svelate del Festival del Pensare Contemporaneo
Il fascino del ghiaccio non ha tempo… finché nella calotta polare ce ne sarà. Ce lo ricorda il bellissimo libro di Erling Kagge “Polo Nord – Storia di un’ossessione”. Racconta delle sue esperienze dirette compiute per raggiungere quel luogo geografico e immaginifico racchiuse in uno scrigno di storia che ha radici molto profonde e che arrivano all’oggi.
POLO NORD – Piacenza, Erling Kagge e il suo libro
Parlando di questo libro siamo ancora a ricordare alcuni spunti che abbiamo raccolto durante la terza edizione del Festival del Pensare Contemporaneo del settembre scorso che aveva per tema Vite svelate. Quella di Kagge è stata appunto una di queste vite. E non solo per la spinta avventurosa e curiosa che ha raccontato e racconta nel suo libro, ma anche per le connessioni che la sua presenza ha innestato nel dopo.

Ancora vari mesi dopo. Effetto dello stimolo a pensare. È infatti in occasione di un appuntamento previsto nel Festival del pensare che Erling Kagge ha portato la sua esperienza di esploratore e scrittore. In 4 maggio del 1990 insieme a un amico, Borge Ousland, hanno raggiunto il Polo Nord. “I primi – ricorda – ad arrivarci con gli sci e senza l’ausilio di cani, campi base o mezzi motorizzati.

Avevamo camminato per 58 giorni, di tanto in tanto avevamo scambiato due parole, ma le nostre energie erano state dedicate soprattutto all’alzarci presto ogni mattina e avanzare”. Un racconto dal vivo in una sala di XNL gremita di un pubblico piacentino (3/4 dei presenti senza gli auricolari per la traduzione simultanea dall’inglese) molto misto tra più anziani e giovanissimi quasi in religioso silenzio ad ascoltare il racconto dello scrittore esploratore. Tutti incuriositi (me compresa) per un racconto quasi fantasy come quelle che si snocciola da chi sui ghiacci ha vissuto.
Da chi sui ghiacci ha avuto un faccia a faccia con l’orso bianco. Da chi tra sopravvivere ed essere divorato dall’orso ha usato le armi contro il plantigrado (e anche questo ci fa molto pensare).
POLO NORD – La sofferenza per il ghiaccio che si soglie
Oggi quello spazio geografico è molto meno immaginario, si può scandagliare tutto, vedere tutto a distanza ma resta presente perché si è mostrato in questi anni un altro Polo in cui sono incisi profondi segni del malessere ambientale di cui soffriamo anche noi distanti migliaia di chilometri. Una ragione in più perché anche noi ci interessiamo di quello che succede al Polo. Ed è verso la fine che il libro ci dà la misura di quanti rischi stiamo correndo.

Se gli antichi sentivano l’attrazione e anche la minaccia del ghiaccio, i contemporanei stanno vivendo la minaccia opposta: il disgelo del mare artico e lo scioglimento dei ghiacci. Su questa linea è la conclusione del libro a darci uno scossone.
“Mi avvicinai alla costa, mi fermai ancora a osservare di nuovo il mar glaciale artico che si estende dal Polo Nord fino allo stretto di Bering. A settentrione, oltre l’orizzonte sapevo che cominciava il pack (strato di ghiaccio molto pericoloso per la navigazione derivante dallo sgretolamento della banchisa polare). Proprio in quel momento mi resi conto che non è il ghiaccio ad avere bisogno di noi. Siamo noi ad avere bisogno del ghiaccio. Oggi più che mai”.
Una conclusione amara che prende atto di un rapporto con la natura che dalle parole di Kagge si comprende quanto sia stato e sia aggressivo perché perennemente oggetto di conquista. Atteggiamento che ha preso forma quando si è iniziato a pensare che “la creazione di un impero” (in gran parte sostenuto dall’Inghilterra) partiva proprio da qui.
La conquista della natura, abbattere le barriere, alzare il limite sempre più in alto ha portato al sedimentarsi dell’idea che noi esseri viventi ci percepiamo come staccati dalla natura. “Ma la natura non si conquista – è il suo pensiero – e i problemi di oggi nascono proprio da quel momento, da quella convinzione”.
E poi il consiglio per cambiare rotta: “Il cambiamento climatico che viviamo diventa difficile da affrontare se non abbiamo un rapporto con la natura”. Messaggio forte che permea le quasi 500 pagine tra racconto, immagini, storia, avventure, sogni, desiderio di raggiungere il “cappello ghiacciato” della terra senza riuscirci per secoli e senza che queste sconfitte del desiderio facessero venire meno la voglia di riprovare e riprovare ancora a raggiungere la terra dei ghiacci.
POLO NORD – La spedizione sempre più su
È facile per un norvegese, ha spiegato Kagge, avere familiarità con la neve, il freddo e il ghiaccio “forse ci si pensa tutti esploratori”. Un conto è immaginare di essere esploratori un conto è attrezzarsi per una vera spedizione al Polo Nord portandosi tutto l’occorrente per sopravvivere, difendersi da un termometro che non conosce mezze misure e dove se non fa tanto freddo si arriva a – 40.
Difficile prevedere le difficoltà. Difficile capire quando hai a che fare con il ghiaccio “troppo giovane” per poter ricavare acqua dolce per bere e cucinare. Difficile come capire, nell’oscurità semestrale in cui sei immerso, se il ghiaccio che calpesti sia quello buono o quello salato che non serve per l’alimentazione umana.
Difficoltà che portano anche ad incidenti da affrontare con una dose di enorme sangue freddo. Kagge qui racconta nel libro di quando, pensando di aver incontrato una “vena dolce di ghiaccio” lo assaggia e la mano resta attaccata alla lingua. Non può staccarla pena il distacco della pelle e allora scalda il ghiaccio inspirando dal naso ed espirando dalla bocca. In questo modo è riuscito a non farsi male… Solo un episodio tra i tanti che svelano le pagine di un libro davvero molto appassionante.
POLO NORD – 7 anni, un mappamondo e scattò la curiosità
Polo Nord – Storia di un’ossessione. Cominciata per Kagge (al di là del luogo di nascita che porta confidenza con i periodo di lungo buio e di lunga luce) nel 1970, il giorno del suo settimo compleanno. Un mappamondo che gli stuzzicò la curiosità: “avevo 7 anni – scrive – e avevo appena scoperto il Polo Nord”. Polo che sul mappamondo si nascondeva sotto dischetto di metallo che “teneva ferma la staffa e consentiva al mappamondo di girare. Mi chiesi cosa ci fosse sotto quel dischetto”.
Anni dopo eccolo alla scoperta del Polo Nord. Parla di quattro Polo Nord: geografico, magnetico, celeste e immaginario. Quest’ultimo polo si trova “nella testa della gente. Nasce dalla curiosità, dalla capacità di immaginazione dei nostri antenati e da alcune fonti orali e scritte”. Nel suo argomentare i riferimenti agli antichi hanno un peso forte, interessante e dimenticato su cui forse, nella realtà di oggi, non ci si sofferma a sufficienza. “già 2.500 anni fa – ha spiegato l’esploratore norvegese – erano tante le domande e si era compreso che rappresentava un luogo molto particolare. Da qui l’attenzione e il desiderio di svelarne i “segreti”.
Raggiungere quel luogo è stata sempre tante sfide insieme. Prendere la misura delle potenzialità umane nella capacità e resistenza a spingersi oltre i confini, fino alla verifica che, procedendo sempre più in su, si potesse arrivare a “capo del mondo”.
POLO NORD – La sfida commerciale nella storia
Tra le tante motivazioni immaginarie, storicamente la ricerca è stata dettata anche da una necessità terra-terra: trovare una via celere per gli interscambi commerciali che riguardavano le grandi potenze del tempo Spagna, Portogallo, Olanda ma soprattutto Inghilterra a cui, per un certo periodo si attribuì perfino la proprietà del Polo Nord, la terra dei ghiacci.
Per quest’ultimo obiettivo l’attesa è stata più lunga perché se ne sono sommate di spedizioni fallite prima di scoprire che sul cocuzzolo della terra sarebbe stato possibile un passaggio a nord ovest che avrebbe messo in collegamento due continenti lontani e divisi dall’oceano. La storia remota si congiunge con una coincidenza molto curiosa con la storia odierna.
È infatti storia molto attuale anche questa che si manifesta sullo sfondo delle sfide mondiali (a colpi muscolari) tra le grandi potenze che dominano la scena in questo avvio di ventunesimo secolo. Gli appetiti sulla terra dei ghiacci resistono e si accrescono. Oggi non per conoscenza dell’ignoto ma per il possesso delle ricchezze che “dormono” sotto i ghiacci.
Se dalla conoscenza derivano tanti orizzonti importanti per la vita di tutti ad essa si affianca bramosia di ampliamento di potere e di potenza. Due elementi che appartengono alla vita umana. Da sempre. Tra queste si può collocare anche l’ossessione del Polo Nord.
POLO NORD – La consapevolezza del dopo
Ma quella calotta di ghiaccio è ben più di un luogo geografico da raggiungere. Fa parte di un immaginario da vivere da vicino. È questo che dal Cinquecento spinge al suo svelamento. Un luogo dell’immaginazione che tra luce e buio equamente divisi per lunghi periodi si svela solo vivendolo ed essendone circondati.
Così infatti scrive l’autore: “Solo dopo aver raggiunto il Polo Nord mi resi conto che i popoli dei continenti che oggi chiamiamo Europa, Asia e America settentrionale, avevano esplorato il Polo Nord immaginario migliaia di anni prima. Io ero stato ossessionato dall’idea di arrivare lì, e ogni libro che avevo letto e quasi ogni conversazione che avevo avuto nei due anni precedenti la spedizione avevano avuto per tema i preparativi.
Solo quando riuscii pian piano a liberarmi da quell’ossessione e rientrai in Norvegia, mi resi conto che la storia del Polo Nord abbracciava diverse dimensioni che trascendevano il raggiungimento di una meta geografica”.
Antonella Lenti
