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Comunali, voto civico e assenteismo, le due facce della delegittimazione dei partiti

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Comunali, voto civico e assenteismo, le due facce della delegittimazione dei partiti

C’è un filo che lega chi ha scelto di non votare e chi invece ha colto nelle liste civiche una novità politica equamente presente nelle due maggiori coalizioni. Entrambe le scelte hanno un unico comun denominatore: una voluta, sottolineata e orgogliosa dichiarazione di non appartenenza politica.

Nel quadro che ci propongono i risultati del voto non si legge solo una marcata critica al sistema partitico così come si è evoluto (o involuto). L’interpretazione va oltre il semplice atteggiamento di protesta con cui si è sempre spiegato ogni comportamento che non abbia rispecchiato le aspettative di un percorso elettorale.

La categoria veniva applicata ogni volta che sulla scena politica si presentava un nuovo movimento espressione delle tensioni del momento. Quel movimento si caratterizzava come spiccatamente antipartito. Sentire che prima della prova elettorale era stato portato nelle piazze mettendo in evidenza le contrapposizioni e le distanze dalla sfera del “palazzo”, così come si diceva fino a una ventina di anni fa.

Per le elezioni comunali 2022 questa formula di protesta, tradizionalmente intesa come anti sistema, può essere applicata alle due formazioni ispirate ai no Vax e ai no Greenpass.

Per le civiche targate 2022 la partita è un’altra.

Create e fidelizzate intorno alla figura delle candidate, anche se questa non è una novità assoluta, la scelta che l’elettorato (su entrambi i fronti) ha adottato in modo così predominante rappresenta una forma di protesta che percorre un’altra strada. Si identifica essenzialmente nella fiducia accordata ai singoli candidati in campo “liberi” dalla mediazione dei partiti.

E poi non si può non ricordare il fatto che l’ex sindaca Barbieri, per la sua campagna, ha marcatamente messo in evidenza il suo messaggio di non appartenere a partiti se non a quello di Piacenza, come ha ripetutamente dichiarato.

Quindi, rispetto alle proteste di una manciata di anni fa, altra cosa sono le civiche delle candidate sindaco che hanno sopravanzato inaspettatamente i risultati dei partiti maggiori di entrambe le coalizioni.

COMUNALI – Primo punto i risultati ottenuti

Da un lato il Pd e dall’altro Fratelli d’Italia, secondi e terzi rispetto al risultato della civica di Tarasconi e della civica Barbieri-Trespidi.

C’è un filo che lega i due campi politici di cui si compone questa stagione ed è, se vogliamo, una nuova declinazione del sentire anti partito che si adatta a tempi difficili, incerti sotto tanti punti di vista.

Dei partiti colpiscono soprattutto i dati. Elemento comune anche a livello nazionale. Non solo nessuno supera il 20% dei voti ma neppure si avvicina. Se visto in parallelo alla massa di elettori che hanno disertato le urne (in crescita a ogni elezione) fa pensare che ci sia una parte sempre più consistente di cittadini tanto disillusi da non considerare più i partiti capaci di interpretare i loro problemi reali.

Cittadini nei quali si è fatta largo la convinzione che è inutile riporre la speranza di cambiamento, affidare ai partiti istanze sociali poiché ritenuti inabili a rappresentarle. Troppo concentrati sui loro sistemi di potere interni ed esterni e pertanto impermeabili al bene comune.

E qui sarebbe il caso di domandarsi quanto di comune ci sia in quell’espressione tanto ripetuta e quanto invece non sottenda un’interpretazione limitata secondo cui debba essere il sentire individuale a doversi ergere a bene comune (domanda che vale per tutti noi non solo per i partiti).

Interrogativi senza risposta e che serpeggiano sotto traccia da tempo per evidenziarsi più o meno a seconda dei momenti storici. Resta il fatto che una fetta sempre più ampia di cittadini sarebbero (o si sarebbero) condannati a un’esclusione sociale e politica. Potrebbe essere questa l’interpretazione? Capire le aree e le caratteristiche sociali in cui questo avviene sarebbe molto interessante.

Quanto a Piacenza questo ragionamento si evidenzia nei numeri. Nel centrosinistra il Pd, unico partito di tradizione della coalizione, ottiene il 14,9%, poco più del risultato della lista civica Katia Tarasconi Lista Civica per Piacenza che si afferma con il 14.3%, un’altra civica dell’area, Piacenza Oltre, raggiunge il 4%.

Sul campo avverso ancora più marcatamente la lista “Patrizia Barbieri sindaco-Trespidi con Liberi” si afferma con il 15,5%, sopravanza Fratelli d’Italia che ha il 12,8%, la “Lega Salvini premier” che ha il 6,7%, e “Forza Italia-Unione di centro” con il 3,3%. Ecco la civica di Barbieri Trespidi  stacca abbondantemente i partiti storici del centrodestra: Lega-FdI e FI.

COMUNALI – Punto due, la fisionomia del consiglio

Quelli ricordati sono i risultati che definiscono la fisionomia del consiglio comunale in cui i consiglieri espressione delle liste civiche (lista Tarasconi e Piacenza Oltre) hanno pari rappresentanza di quelli che esprimono insieme Pd e Piacenza coraggiosa insieme. Dieci a dieci. Ma attenzione: anche con la vittoria dell’altra candidata il rapporto di forze interno non sarebbe stato diverso, anzi secondo le previsioni la civica Barbieri-Trespidi avrebbe avuto un consigliere in più di Fratelli d’Italia, il maggior partito della coalizione.

Si afferma per il consiglio dunque una composizione nuova che ha in sé il segno di un mutamento anche culturale.

Incorona infatti una partecipazione alla vita politica attiva di persone che mai hanno avuto a che fare con le “stanze dei bottoni” e, a una prima valutazione, appare come una boccata d’aria fresca nel modo di essere della stessa politica. Un ambito che negli ultimi vent’anni almeno è stato continuamente sui carboni ardenti della critica accusato di essere sempre uguale a se stesso, autoreferenziale, chiuso al nuovo, vocato all’esclusione di nuove esperienze e competenze.

COMUNALI – Punto tre, una nuova forma di democrazia?

Chissà se sarà svolta. Resta sullo sfondo un problema di non facile approccio e che interroga anche sul futuro. Sulla forma di democrazia che si sta via via componendo di mutamento in mutamento. Perché se fino a questo momento i partiti sono stati l’ossatura del sistema istituzionale e democratico che fin qui abbiamo conosciuto, la loro trasformazione (non da oggi) in comitati elettorali fluidi ne ha cambiata la natura. Da qui il susseguirsi di distacchi di pezzi e frammenti spinti fondamentalmente da una difficoltà a stare “dalla parte del torto” qualora le proprie posizioni risultino minoritarie.

Un processo che ha portato nel tempo a un dinamismo (non positivo certo) e alla nascita di spezzoni di formazioni politiche “personali” spinte da questo o quell’altro ex leader. Convinti, tutti, di aver trovato l’uovo di Colombo capace di cambiare lo scenario politico generale. Puntualmente la speranza diventa vana. Altri protagonisti della commedia si fanno strada in un movimento perpetuo di cui non si conosce più il punto iniziale. Una ruota che gira e spesso a vuoto.

La liquidità della politica di questi anni ha delegittimato i partiti che parimenti non stanno lavorando per ricostruire un tessuto di conoscenza e di coscienza che li tenga in rapporto con la realtà e con i cittadini che questa realtà vivono.

COMUNALI – Punto quattro, comincia il lavoro.

Ora che i giochi sono fatti, consiglio e sindaca eletti, l’attenzione si sposta sulla quotidianità delle scelte e delle decisioni in cui l’aula di palazzo Mercanti, naturalmente ha un ruolo molto importate e pesante. L’equilibrio della rappresentanza sarà dunque un fattore da tenere in stretta osservazione perché, in quanto molto civico, potrebbe essere soggetto ad una fluidità maggiore.

Soprattutto quando al dunque arriveranno provvedimenti amministrativi pesanti. E sul tavolo della sindaca Tarasconi e della sua giunta oltre che della sua maggioranza non saranno pochi gli argomenti pesanti.

Roberto Colla, ex consigliere comunale, ha messo il dito nella piaga. Interessante la sua proposta di alfabetizzare i nuovi consiglieri sui percorsi amministrativi. Se l’argomento appare ai profani come arzigogolata burocrazia che allunga i tempi delle decisioni, resta comune l’alfabeto istituzionale di cui i nuovi consiglieri dovranno appropriarsi velocemente. Sarà il loro pane quotidiano da conoscere, da capire e da utilizzare.

Indispensabile se vorranno incidere e non restare solo una mano alzata nel voto finale. Una scuola per nuove leve. Segno dei tempi e segno, come si diceva, anche del fatto che i partiti questa scuola di formazione l’hanno riposta del tutto nelle cantine o in soffitta. A ciascuno la scelta.

Antonella Lenti

comunali
info@antonellalenti.it

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