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Cavanna nell’intervista a Sanità informazione parla di uno scenario apocalittico che si mostrava già dal 21 febbraio nelle stanze del pronto soccorso di Piacenza. “Tubi per l’ossigeno ovunque, ogni spazio occupato dai malati”, dice.
Arrivavano in continuo tanto che le ambulanze dovevano attendere prima di poter consegnare i pazienti. Da questa situazione è nata l’idea “Perché non andiamo casa per casa con la strumentazione necessaria e curiamo i pazienti prima che insorga la crisi?” Idea lanciata, organizzazione messa a punto e verso i primi di marzo è partita la task force domiciliare che ha fatto scuola di cui si è parlato in tutto il mondo e che è stata esportata in molte altre realtà.
Ora le cose sono cambiate sottolinea nell’intervista il professor Cavanna. Ci sono meno malati, certo si trovano ancora positivi ma i pazienti non accusano quella gravità degli inizi e poi non ci sono più le polmoniti.