LENTI A CONTATTO

Approdo su un’isola deserta. Di questi tempi è un gran bel viaggiare. DIARIO MINIMO DALLA CLAUSURA (4)-

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Quel è la storia vera? Quella di ieri o quella che stiamo vivendo oggi?

Se lo chiede Ninì che con la sua ingenuità, senza essere spinta da desiderio di profitto di alcun tipo, solo per il gusto di dire il proprio pensiero o di ingannare il tempo mentre si sta chiudendo l’ottava settimana “a stecchetto” di passeggiate, vetrine dei negozi, piccole puntate in montagna, ha messo sulla carta domande e considerazioni che sbadatamente ha dimenticato sul tavolo finendo poi nel pacco della raccolta differenziata… Ho ritrovato quei fogli. E li pubblico. Come fosse l’isola deserta di ciascuno

Ecco cosa ha scritto Ninì nei suoi appunti pandemici che ho salvato dal macero…

Esplorando l’isola deserta che è in noi

L’isola deserta di ciascuno: Dirlo è facile, sì sto a casa, che ci vuole, farlo poi è un’altra cosa.

Lezione 1 – Calma, potrebbe andare peggio. Dico a me stessa quando mi prende il desiderio di scappare. Almeno non sei ammalata. Che vuoi ancora?

Quante volte negli anni passati in un periodo davvero nero ho sperato nella possibilità di isolamento. Era il periodo in cui mi è capitato, insieme a tre persone, di ritirare su un giornale che qualche “buontempone” (si fa per dire) aveva azzoppato nottetempo (eravamo proprio tre di numero). Il giornale era un giornalino, non un giornale maiuscolo, ma comportava tanto lavoro per farlo uscire ogni settimana.

Bé è successo più di una volta che in quel periodo quando capitava di lavorare ininterrottamente per settimane da mattina a mattina (ricordo che una volta ci sorprese l’alba del giorno in cui si andava in stampa e non avevamo chiuso occhio… che sto dicendo questa è un’altra storia). In quel caso (si era alla fine degli anni 80 e lo smart-working era una trama da libri di fantascienza) era una speranza per tirare il fiato. Mica per tanto, solo per una settimana. Noi si era buoni, si sperava nella neve che porta anche gioia e allegria ai bambini, non si pensava a virus o roba del genere…

L’isola deserta di ciascuno: Mi è tornata in mente perché in quei momenti sognavo ad occhi aperti che il cielo ci venisse incontro e potesse venir giù una nevicata da bloccare tutti in casa per almeno una settimana.

Lezione  2 – Quando le cose sono incasinate ma non rischiose guardarsi dalle esagerazioni. Prima o poi potrebbero arrivare. Tiè.

Ho avuto l’impressione osservando questi giorni con un cannocchiale che punta su di me che la situazione si sia fatta un po’ pesante. La gestione delle giornate sta diventando difficile, non si può sempre stare ai fornelli da mattina a sera perché se è divertente c’è la bilancia, il colesterolo, gli indici glicemici e gli abiti che “scappano” da tenere presente. E poi che noia ripetere sempre le stesse cose. E allo stesso modo non si può sempre buttar per aria casa pensando di passare il tempo a far pulizie. Vabbé che anche in tele dicono “stai in famiglia, pulisci gli ambienti e stai a casa…” già bella palla al piede. Ipocriti, stai in famiglia e dove potresti andare sennò?

L’isola deserta di ciascuno: La vita è fatta di tante cose normali all’interno delle quali di tanto in tanto si infila qualcosa che dà colore…

Lezione 3 – Quello che ci capita, dipenda o no dalla nostra volontà o dalle nostre scelte, fa parte della storia che raccontiamo di noi stessi. Ed è già una fortuna raccontarla. Quindi zitta.

Allo stesso modo non si può sempre stare al computer a inventarsi storie, rincorrere una propria isola deserta, per illudersi di fare qualcosa di utile imbrattando un blog e neanche “titolato” come tale. Insomma il gioco è bello quando è poco. S’insinua la preoccupazione per il dopo. Si presentano scenari che raccontano di un futuro e temuto impoverimento complessivo. Comincia a vacillare l’idea che ce la si possa fare. Accanto ai bilanci dei morti che non hanno cambiato segno per molto tempo, si addensa anche la paura per quel che può accadere socialmente. Stressa non poco le fibre già parecchio messe alla prova di tutti noi “covidati 2020”.

L’isola deserta di ciascuno: La scrittura ha un che di liberatorio, ma per sé agli altri può anche fregare niente della tua scrittura.

Lezione 4 – Tutto quello che dà sfogo a un minimo di creatività tra quattro mura (la nostra odierna isola deserta) si deve fare. Può far bene, può far approdare su un’isola immaginaria che di questi tempi è un gran bel viaggiare.

Ben presto, già alla terza settimana, il clima è cambiato e dopo l’accoglienza festosa e chiassosa dai balconi a cantare a suonare e a ringraziare questo e quello sembra subentrata quella polverosa sensazione che quell’#iorestoacasa sia ben più di una prova generale decisa per metterci alla prova e osservare lo stato dei nostri nervi. E’ ben altro. Ma questo abbiamo e bisogna resistere. E non solo far tesoro. Personalmente lo considero un esame di maturità e responsabilità. E quindi studia bene, non si può farsi cogliere impreparati all’esame.

 L’isola deserta di ciascuno: E’ arrivata la consapevolezza che non si tratta di fiction. E’ cruda realtà.

Lezione 5 – Nelle circostanze più difficili devo trovare strategie per incanalare l’attenzione per non essere sopraffatta dall’angoscia. Fuori la primavera viene in aiuto e rispolvero i vecchi libri sui nomi dei fiori. Cercarli in mezzo al prato fuori casa è un buon antidoto. Ci sono i muscari, tante orchidee – anche le più rare – le silene, i cuscinetti di saponaria, il tarassaco. E in breve tempo tutti gli alberi sull’isola deserta hanno già conquistato le foglie. Sembra ieri che avevano quegli stecchi marroni rivolti al cielo… oggi sono ammantati di tante tonalità di verde che neanche una tavolozza d’artista. 

Bé intanto che si sedimenta la consapevolezza e accolgo i giorni che arrivano uno dopo l’altro su questa isola deserta una cosa la vorrei dire con chiarezza a mò di appello-rimprovero: bene! “Sarebbe ora di smetterla di parlare di “virale” intendendo quello che in rete spopola e per “contagio” da uno arriva a cento e così via. Se non altro per buon gusto sarebbe bene non parlare di corda in casa degli impiccati”. Bon l’ho detto (Embé? ecchissene). Bé l’ho detto. Sono chiusa in casa ma i pensieri possono correre. Per ora.

L’isola deserta di ciascuno: Bisogna ben tenere presente che il significato delle parole ha un contesto in cui sta bene e un altro in cui stona.

Lezione 6 – Tenere a bada la tendenza a ripetere le cose nel modo in cui l’abbiamo sempre fatto. In certi casi puoi fare male.

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Foto di Andrew Heald su Unsplash

E poi c’è la lamentatio dei podisti, echi arrivano sull’isola deserta, chiari e forti. Dopo qualche giorno di silenzio di tanto in tanto torna la necessità di allenare il fisico. Credo che sia una necessità per alcuni, ma non per tutti. Poi alla fine con una situazione così seria perfino i podisti si sono convinti che non è aria di questi tempi per ostinarsi a correre per strade deserte, disertate per forza per tenere a bada il contagio, e continuare a fare jogging.

Per loro una soluzione c’è una volta fuori dall’isola deserta. Presto quando si avvierà la fase due, visto che c’è da risparmiare in polveri sottili (sembra siano il bus preferito per il virus che così va più forte), potranno sbizzarrirsi scegliendo le scarpette da tennis sul completo da bancario per andare al lavoro invece dell’uso dell’automobile. Ne beneficerebbero i muscoli, il fisico nel suo insieme e l’aria che respira l’atleta stesso e tutti noi. E poi a giudicare dagli scaffali dei supermercati in cui sono spariti lievito, farina e cioccolato camminare sarà diventato un imperativo anche per rimettere a posto il fisico.

L’isola deserta di ciascuno: Ogni volta che le cose sono molto difficili si aprono nuovi fronti tanto minuscoli e invisibili, ma che la mente ingigantisce tanto da farli diventare ingovernabili

Lezione 7 – Che dire, fare di necessità virtù. Se non si può smaltire la pancetta facendo la corsetta, se non si può soffocare le ansie dedicarsi al Qi-gong. Aiuta. Pratica cinese che attraverso il governo del respiro collega il corpo agli elementi dell’universo: terra e cielo… Funziona. E ci sono anche diversi tutorial in rete per imparare se già non lo si conosce.

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FIGURE di qi-gong

FINE prima parte delle Storie di Ninì – (continua) ps. Il secondo foglio è un po’ stropicciato e non si legge bene. Lo devo “stirare” col ferro caldo. Tanto di tempo ne ho in abbondanza.

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