MODA&MODI – Rubrica semiseria (più o meno settimanale)
di ANTONELLA LENTI
Parola d’ordine: esagera. Parola d’ordine: stai sopra le righe. E se c’è un tempo in cui queste inclinazioni erano il mood, questi erano gli anni Ottanta. Esagerati in tutto e, moda a parte, di queste tendenze ne osserviamo i risvolti ben visibili e ne patiamo gli effetti deleteri anche oggi. Acceleratore a balla sul godimento, sulla illusione di ricchezza, sulla sfrenata voglia di immagine, money, money, debito, debito. Tutto apparenza, tutto esibizione. Ma basta così. Quello che abbiamo vissuto non si recrimina mai. Se è andata così ci saranno ragioni ben profonde che hanno impedito emergesse un antidoto a quella china. E poi se si vuole andare a fondo quegli anni Ottanta là impallidiscono di fronte a questi anni quasi venti del Duemila. Nulla in confronto. E ancora prendo il largo sparando riflessioni fuori tema. “Ehi, non t’allargare troppo” mi dice una vocina interiore che si sveglia ogni volta che vado oltre. Oltre il mio limite, “stai di qua dalla rete. Qui siamo sul terreno del look&dintorni, basta e avanza. Le riflessioni d’altro tipo lasciamole agli intelligenti e acuti osservatori del nostro mondo”. Bene, grazie vocina. Quindi ricondotta, me misera, all’ambito di pertinenza accetto il “consiglio benevolo della vocina” (parlare con la desinenza “ine” fa sempre un certo effetto, fa pensare a qualcosa di losco e di subdolo che arriva a gamba tesa per farti ruzzolare nel precipizio. E quasi sempre – come la mia vocina interiore che lo è per esigenze di testo -le parole in “ine” non sono altro che un’invenzione allusiva per camuffare palesi incompetenze di fronte agli altri).
Accetto, per quanto riguarda questo piccolo divertissement che è la rubrica del blog, di interrompere voli pindarici, di finirla di sommare mele e pere che dalle elementari in poi so benissimo non essere sommabili. Resto al tema del look e anche in questo campo ce n’è parecchio da dire. Anni Ottanta, dunque. Tristemente pare tornino di moda. Nella moda, mettiamo in chiaro. A cominciare dal ritorno delle spalle larghe chiaramente anni Ottanta. Le spalle larghe, imbottite che fanno sembrare un atleta di roller ball anche quelle più minute che non capisci come una personcina così esile possa avere spalle da nuotatore. Abiti con spalle larghe posticce… potrebbe essere un buon motivo per risparmiare il prossimo anno e dedicarsi a coltivare passioni più formative. Un risparmio che cade a fagiolo di questi tempi. Quindi nulla viene per nuocere e questa riproposizione di uno stile “sborone” un po’ da coatti può indurci a risparmiare sulle nostre deboli finanze e spingerci ad apprezzare quello che già abbiamo.
E’ curiosa l’ansia di ciascuno di noi a inseguire il nuovo per le cose futili (l’abito che altro è se non futilità del momento?) pur essendo sempre molto diffidenti verso le novità che si prospettano nella nostra vita. Si tratti di lavoro, si tratti di nuovi incontri, si tratti di cambiare casa o città o di dare uno sbocco diverso alla propria esistenza. Resistenze a non finire. Salvo alcune adorabili eccezioni: “ah non m’intendo di moda e di quella roba lì”, mi ha detto un’amica commentando i contenuti di questa rubrica che regolarmente invio contribuendo a intasare le mail di tante persone… Beata indifferenza alle lusinghe dell’effimero. E qui si torna agli anni Ottanta dove l’effimero divenne un vero e proprio filone (anche culturale).
Spalle larghe – si parla di vestiti per donne, naturalmente – per farsi largo nella vita per sgomitare per mettersi in carriera. Tutto questo sembra un tantino fuori tempo se si considera che negli ultimi decenni, delle donne, sembra non importare nulla a nessuno. Come per i poveri, come per le persone in difficoltà anche per le donne si dà per scontato che siano fuori. Per definizione, sono donne!
Gli anni Ottanta hanno detto molto su questo argomento che è stato manipolato pensando che alle donne si potesse dare in pasto la carriera come specchietto per trasformarle in uomini in gonnella. Poi anche questo escamotage ha cessato di esistere.
E le donne? Per loro ci sono gli abiti, che si vuole di più?
Dando uno sguardo a quello che viene proposto dalle sfilate di moda mi viene da pensare di essere spettatrice di una performance stilistica evocativa di messaggi nascosti che nulla hanno a che fare con la vita di tutti i giorni. Non è da oggi che la storia si fa anche con dettagli il cui significato sul momento non appare con chiarezza, anzi è proprio nascosto. Però, scava scava, la goccia lascia la sua traccia e così anche la moda con le sue eccentricità – e quella che viene proposta per il 2019 di eccentricità fa man bassa – un segno impercettibile lo traccia. E, anni Ottanta a parte, non necessariamente lo si deve intendere negativo.
Il corto, il lungo, i colori, i non colori, i fiori, il pizzo, l’accostamento azzardato di forme e stili, i classici per non sprecare nulla di quello che si ha, l’invenzione di forme che sfidano i gesti della vita quotidiana… “Vediamo se riesci a muoverti con un abito che assomiglia a tanti ventagli assemblati, vediamo se riesci a deglutire qualcosa che non sia l’acquolina che senza controllo arriva mentre al party a cui sei invitata osservi le persone normali mangiare a quattro ganasce e invece tu stai imbalsamata al centro dei tuoi ventagli…”
Una sfida. Sembra essere questo il divertimento con cui i creativi del tessuto si stanno dando da fare negli ultimi anni.
Il messaggio positivo qual è di grazia?
Ben s’intende: fa come vuoi, che va bene. Noi non lo abbiamo capito a fondo e ci affanniamo ancora a correre dietro alle mode quando dalla moda ci viene un invito accorato: “Non sappiamo più cosa inventare dateci voi delle idee che poi il prossimo anno nelle nuove collezioni le proporremo”. E così tutto si tiene insieme che è una bellezza.
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