25 dicembre 2018
Dopo averlo tanto deriso, dopo averne detto peste e corna e soprattutto dopo averlo comprato spinte dai suggerimenti “acuiresisterepropriononsipuò”, il cappottino orsetto andrà a ruba nell’imminente stagione dei saldi. Un tantino ci pentiamo di essere state tanto avventate. Un tantino ci pentiamo nell’essere così state così supine al vizio della bulimia del possesso. Se avessimo saputo attendere… Ma così è andata e resteremo con un palmo di naso. Perché? Ora il cappottino orsetto andrà a ruba: così assicurano gli occhi esperti delle fashion addicted che hanno atteso il calo del prezzo per aggiudicarsi “scontato” il capo must di stagione. Comprarlo è una sfida con se stesse anche se nessuno si nasconde che non durerà per molto tempo. Lo porti una stagione e per almeno altre 20 non ne sentirai più la necessità. Per il prossimo anno la stessa ansia si ripeterà per altri capi di abbigliamento, per oggetti, per accessori che possono fare la differenza dal gregge nel quale tutti ci tuffiamo. Comunque sia la storia si ripete perché è fisiologico: tanto più qualcosa è sfiziosa e particolare tanto più diventa appetibile e quel must have tuona nella testa ripetutamente, di continuo ogni volta che ne vedi esposto uno in vetrina. Lo devi avere: per questo si chiama must have e ti domandi come mai visto che è tanto di moda le strade della città non siano ancora piene di graziosi orsetti fashion.
Basterà attendere. Se le strade non sono ancora piene presto lo saranno. Se è vero – come si dice – che il bear-coat occuperà il primo posto nella lista degli acquisti scontati di cui già si sta parlando (in rete il countdownè finito da un pezzo e sono in corso a tutta birra) anche se prima dovranno passare i riti di Natale e Capodanno.
1,2,3,4,5… gennaio e poi via libera all’acquisto di tutto e di più quello che abbiamo iconicizzato all’avvio della stagione autunno inverno e a cui non abbiamo osato avvicinarci perché il prezzo pieno non era adatto alle tasche della precarietà lavorativa nella quale ci siamo infilate.
E non sarà possibile fare nulla neppure quando sarà dato il via al supporto della “paghetta mensile” che si va profilando per la primavera. Per allora ben altre tessiture e desideri si materializzeranno nella mente, ma se sarete nella platea dei fortunati (si fa per dire) scordatevi le quisquiglie modaiole sicuramente saranno escluse. Il controllo in remoto della “paghetta mensile” si metterà di traverso. Due potrebbero essere le opzioni punitive in caso di scivolone: restituire i soldi spesi in malo modo oppure donare l’acquisto incauto alle bancarelle dell’usato. Sarà così che si mette in moto il ciclo del consumo?
Bene finché resiste la libertà di acquisto non si perda tempo e via, di corsa a riempire le shopper con il must che non abbiamo potuto permetterci.
Però alla mente si affolla un altro dubbio. Com’è che tra black friday e saldi di fine stagione che scoppiano quando l’inverno è appena iniziato da una decina di giorni noi dovremmo comprare a prezzo pieno le cose che ci interessano? Tanto più che posto che vai saldo o ribasso che trovi. Ci sono alcuni negozi che da circa un anno hanno inventato anche i saldi di “medio termine” un sistema copiato dal linguaggio politico-istituzionale americano che due anni dopo l’elezione del presidente degli States chiama al voto gli elettori con le elezioni di mid-term. Quando si dice la contaminazione…
Beh le stranezze del fashionwayoflifenon sono finite qui. Prendiamo le scarpe. Desolante osservare la colonna di scatole che si staglia nell’armadio alcune di esse datate anche una decina d’anni. La colonna resta lì a impolverarsi e le scarpe rassegnate ad essere maneggiate solo nei cambi di stagione per lasciare il posto ad altrettante colleghe scarpe e colleghi sandali che a loro volta resteranno inutilizzate per tutta la stagione estiva. Ma che sarà mai successo visto che le scarpe sono per tutte noi un “nonnepossofareamenomai”.
E’ successo che in pista sono arrivate le sneakers. Sì, quelle, quelle che una volta si chiamavano volgarmente scarpe da ginnastica. Un passo dopo l’altro hanno soppiantato tutti i tipi di scarpe “civilmentebonton” che mettevamo ai piedi. Non c’è stilista che si rispetti che nelle collezioni estive e invernali inserisca una forma più o meno elaborata di scarpa da ginnastica eletta a sneakers perché in questo modo attira più followers. E infatti il richiamo è irresistibile.
Sedotte dal sogno mai più bolle sui piedi, affasciante dal fatto che permettono una falcata che neanche Mennea al culmine della sua carriera, belle proprio non si può dire con quelle forme mostruose talune dal profilo di escrescenza di una panna montata seccata e deformata. Comunque sia quelle scarpe potrebbero aver messo una seria ipoteca sul futuro della calzatura. Non si sa per quanto, ma la comodità è un’insidia molto forte e può essere fatale per le scarpe scultura a tacco 12 che comunque le firme più in vista continuano a sfornare per centinaia di euro e non si sa per chi. Intanto la perplessità domina chi per anni ha speso almeno una volta per stagione una parte della suo reddito mensile per un paio di scarpe must del momento. Le ha prese ben sapendo che le avrebbe calzate pochissime volte causa la scomodità intrinseca per il tacco spropositato (anche con zeppa sono una gamba tesa per l’equilibrio), ma dovevano entrare in quella parete di scarpe.
E ora che ci sono restano un numero insieme alle altre.
Le sneakers sono le scarpe del momento. Come dicono tutti quelli che se ne intendono sono state sdoganate in tutte le situazioni persino a un matrimonio reale. Il problema, anche in questo caso, è sempre il prezzo e visto che la stagione dei saldi è arrivata (si parla dei saldi veri, quelli di sempre non quelli inventati per far cassa in periodi di magra) se ne può approfittare anche per un paio si sneakers. Di saldi per comprarle ne abbiamo bisogno visto il costo a cui vengono vendute. Un “x%”in meno fa più che comodo e almeno per un mesetto faranno coppia fissa con cappottino orsetto… coppia fissa per un po’ e poi basta.
Alla prossima storia.
Antonella Lenti
alenti92@gmail.com