outfit di strada pubblicata su Libertà il 29 marzo 2016
Appuntamento ogni lunedì sul quotidiano di Piacenza
Chi ha detto che la stampa è in crisi? C’è un corpo
pronto a riequilibrare il tutto. Dediche a persone care, immagini, nomi
di battesimo, massime cinesi e/o giapponesi e poesie trovano spazio in
ogni angolo della superficie. «Il corpo è mio e me lo scrivo io. Come mi
pare». Lo pensano in molti visto che, allungando un po’ lo sguardo (la
bella stagione aiuta) quasi tre persone su quattro sono come un libro aperto.
Cioè scritto. In bianco e nero o a colori. E’ la pelle umana (uomini e
donne bianche soprattutto) la nuova pergamena del terzo millennio e non
c’è età anagrafica che tenga. Tutti pazzi per il tattoo. Anche senza essere
marinai, pirati o corsari delle storie di avventure. Tutti a correre, a
farsi punzecchiare qua e là senza paura. Brrr le punture… L’ultima frontiera
sembra essere il padiglione dell’orecchio. L’ho visto in questi giorni
in un rifugio di montagna e lo portava con fierezza una cameriera che con
nonchalance indossava anche il dirndl, il costume della tradizione tirolese
più profonda. Contrasti da terzo millennio. Tanto local quanto global.
Non era un tatuaggio con hénne come quello che realizzavano sulle mani
le donne liberiane presenti all’Esposizione universale di Milano, era un
classico tatuaggio da punzecchiatura.
Sembra siano proprio le donne più
in età ad essere tentate di farsi un segno, per esempio sulla caviglia
o sulla spalla, perché al mare, d’estate con il gruppo degli anziani in
vacanza fa molto moda. Incuriosisce e alla fine favorisce l’incontro di
nuove amicizie… Certo che un delfino nero sulla caviglia gottosa è un
bel vedere. Un bel fiore sulla spalla anchilosata ti fa certo notare. Un
delfino, immagine scattante di vivacità e intelligenza immediatamente trasformato
in una sagoma affetta da pinguedine nonostante quello sguardo vispo con
cui la sagoma disegnata ti ammica. Tottoooo datemi un tattooo….oooo.
Non c’è parte del corpo che non venga sfruttata allo scopo. Almeno quella
visibile a tutti. Un mistero restano le forme disegnate nelle parti in
cui (almeno per strada) non batte il sole. A giudicare da tanti programmi
televisivi che si susseguono nella grande conquista che abbiamo raggiunto
con la televisione digitale, i desideri in materia sconfinano a dismisura.
Tattooo e piercing tanto che ingenuamente ti chiedi come fai a passare
un colpo di spugna su una tessuto epidermico così affollato di oggetti
e scritte.
Una volta si diceva “un diamante è per sempre”. Ora i diamanti
se li possono permettere in pochi. La crisi arrivata dall’America ha ridotto
la middle class a un ricordo del passato. In fatto di classi sono rimaste
la low e la upper. C’è il basso e l’alto, ma la via di mezzo è sparita.
Così una massa di persone che immaginava un diamante per sempre ha forse
dovuto ripiegare su un altro “per sempre”: il tatuaggio. E qui scatta l’angoscia.
Che succede, quando ingrassi, alla frase in giapponese che hai voluto ad
ogni costo disegnarti sul gluteo? Si deforma, probabilmente. Ammesso che
ci sia qualcuno in grado di leggere il tatuaggio in lingua orientale anche
appena fatto il difficile potrebbe essere leggerlo correttamente quando
il disegno è stato deformato da una circonferenza allargata. Potrebbe risultare
una lettura strascicata come la musica dei 45 giri riprodotta con i solchi
dei 33 giri ossia frasi prolungate tipo carooooamicoootiscrivoooo con un
finale da andare a pescare in cantina come succede dopo che sei stato dal
dentista e l’anestesia è ancora attiva. Per ovviare al problema forse è
meglio non ingrassare. E’ semplice. Però dal regno dei dubbi si alza un
altro interrogativo. Ok, per rispetto del testo scritto dieta ferrea, ma
che fare contro l’usura del tempo che sulla pelle si deposita inesorabilmente?
Il tempo non giova alla solidità della pergamena incisa anche applicando
crema come se piovesse. Incartapecorisce. Che fine fa il contorno di delfino?
Si accartoccia su se stesso. La pelle-pergamena si trasforma come i libri
tascabili che di solito si acquistano alla stazione prima di un viaggio
in treno e che si leggono tutto d’un fiato tanto che, accartocciati, finiscono
abbandonati sui sedili. Ma la pellaccia tua non la puoi abbandonare così
facilmente. Te la trascini, te la scruti ogni volta che ti spogli… Destino
dei tattoo: un’eterna giovinezza depressa da un contesto in declino. Inesorabile.