outfit di strada. Rubrica del lunedì uscita su Libertà il 13 giugno 2016
Vi è mai capitato di non avere niente da mettere? Non per un’occasione
speciale, ma per la vita di tutti i giorni? Che problema, direte. Uno straccetto
e vai, non sarà mica questione di vita o di morte? A volte lo è, se l’abito
deve riempire un vuoto dentro. Con il mondo che va a rotoli, l’economia
che non decolla perché i vecchi schemi non funzionano più, mettersi qualcosa
addosso non sarà certo un gradino insormontabile. Ben altri sono i crucci
odierni. Attenzione, però il benaltrismo qui non attacca. Non sapere quale
abito indossare, cari miei, resta un problema. Ci ritroviamo mute e sconsolate
di fronte a trespoli pur carichi di vestiti e non troviamo il bandolo.
Ci sono tante cose, ma non si riesce a metterle insieme. A volte succede
nella vita di tutti i giorni: osserviamo tanti aspetti, tanti particolari,
ma non riusciamo a disegnare un canovaccio che ci faccia capire l’insieme.
Ma restiamo al frivolo. Cerchiamo un involucro, qualunque sia: è fondamentale
trovarlo, serve spesso per coprire non solo il corpo ma l’incertezza che
alberga dentro di noi. Da qui la ricerca di qualcosa che fuori dalle mura
di casa, non ci faccia additare come altro dalla massa. Ci hanno abituati
così e al contempo ci siamo così bellamente disabituati ad aver veramente
cura di noi stessi. Nonostante l’apparire esteriore sia al top dei nostri
interessi, paradossalmente non c’è attenzione a noi come persone. Ci abbandoniamo
a pensare che la nostra esistenza in vita sia dimostrata solo se ci poniamo
in un certo modo agli altri. La condizione per essere accettati. Sollevati
nell’animo sempre stretto dal terrore di finire sul binario morto dell’umanità
che ti circonda.
La corsa ad avere – coniato anche un modo di dire modaiolo,
il must have – ha aiutato l’economia. E’ indiscutibile. Ha fatto la fortuna
di quanti con inventiva, creatività e un po’ di sfrontatezza di anno in
anno lanciano nel mondo della moda nuovi ritrovati che ci fanno pensare
subito che se non lo abbiamo anche noi rischiamo di essere out, miserevolemente
out. Lessi come broccoli, insomma perché fuori dai giochi e dalla vita
del proprio tempo. Mah! E succede così che ovunque trovi le stesse cose.
Se questo rassicura da un lato, dall’altro ci appiattisce tutti quanti.
A volte si ha l’impressione che esista un altrove dove entità illuminate
ci osservano camminare nelle strade, lavorare negli uffici, passare il
tempo libero nelle palestre o sui campi da gioco e per noi studiano il
modo migliore per farci stare nella stessa tensione collettiva. Avere tutti
quello che hanno tutti. Con buona pace del “Vive la difference”! Si potrebbe
dire con una nota di ironica tristezza. Lunga vita alla differenza! Non
era poi questa la spinta delle società libere? Era. Ma dove? Avere quello
che hanno tutti ci fa sentire meno soli. La stessa solidarietà collettiva
di quando nei momenti tristi un nugolo di persone si stringe intorno alla
tragedia come se ne volesse assaporare un po’. Come se fosse un bisogno
interiore sentirne l’amaro, il rigore e la fredda crudeltà. “Uno di noi”
si dice per ricordare chi non c’è più; “il tuo sorriso immacolato ci darà
la luce” e così via… Alcune delle frasi sentite, lette e anche scritte
per comunicare il nostro sentirsi un tutt’uno con l’altro. Ma si badi bene,
un afflato che emerge solo nei momenti negativi. Ben altro atteggiamento
quando si va a gonfie vele. Ben altro atteggiamento. Così nel nome di un’uguaglianza
formale la divisa dell’umana stirpe moderna si moltiplica ovunque a dispetto
delle differenze di ciascuno. Come succede in un cielo nuvoloso quando
si apre uno squarcio di sereno, la differenza spesso si fa strada. Sono
i donatori di musica che si incontrano sempre più spesso sulle strade dello
shopping, anche a Piacenza la domenica o nei giorni di mercato. Donatori
di musica? Che razza sono? Sono persone che suonano uno strumento e condividono
un messaggio con tutti noi. Quanto compreso non si sa. Ma ci sono. E sono
una ricchezza, un valore. Mi piacerebbe che fiorissero copiosi nelle strade
e nelle piazze i donatori di musica. Vive la difference, long life to the
difference. In tutte le chiavi che si vuole.