MODA&MODI

Uffa che barba! E torna la barberia, salone di bellezza per soli maschi

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outfit – rubrica del lunedì su Libertà uscita il 25 luglio 2016

Da via Garibaldi a piazzetta San Donnino. In poche
manciate di metri s’incontrano due barberie. Che richiamano il sapore e
anche il profumo di quelle di una volta. Volutamente vintage sia nella
forma sia nella funzione. Ma i barbieri non erano in fase calante? Chi
va più a farsi allargare i pori della pelle coi pannicelli caldi sul viso
che evidentemente hanno la proprietà di dare tanto sollievo dopo la rasatura?
Per di più col dilagare dei saloni cinesi, poi. No, rifioriscono le barberie.
Così almeno pare. Ma a quanto si vede in giro il mood di questi tempi non
è la rasatura, ma la barba lunga alla maniera degli hipster . Sembra la
nuova tendenza dei maschi giovani che sfoggiano la barba, spesso col cranio
pelato e che, con il loro look, indicano anche uno stile di vita improntato
all’ecologia, ai prodotti biologici e artigianali. Nuovi modi di sentire
e di vedere il mondo fanno un tutt’uno con l’aspetto esteriore. Insomma
un nuovo cliché di uomo italico lontano mille miglia dal modello yuppie
degli anni Ottanta di giacca e cravatta per correre dietro al mito della
Milano da bere. Lontano mille miglia anche da quello stile di vita disincantato,
un po’ blasé si potrebbe dire, ma dominato da tante griffe dalla testa
ai piedi, una sfilata continua di “straccetti niente di che…” Quasi una
linea di congiunzione tra Cortina e Santa Margherita. Fondamentale presentarsi
“per bene” anche per il tempo libero. Via i ciuffi da paninari, la novità
in fatto di capelli in quel periodo è stato il salone unisex. I grandi
parrucchieri alla moda per donna non disdegnavano di ospitare anche la
clientela maschile. Anzi era un punto di vanto.
Le barberie segnano un
ritorno alla differenza. E il pensiero corre a quegli spazi di mascolinità
sfrenata dove si spacciavano immagini di ragazze formose in bikini sotto
l’inganno di un calendarietto dall’effetto caleidoscopio che, a seconda
del movimento, faceva apparire ora la dama bionda, ora quella bruna o quella
rossa. Machismo puro. Si è detto, si è scritto che il negozio di barbiere
fosse un ricordo di altri tempi. Ricordo nella via principale di Busseto
tantissimi negozi di barbiere negli anni scorsi. Ancora oggi ne sopravvive
qualcuno. Ciascuno arredato con quelle bellissime poltrone di pelle rossa
o azzurra orlate di acciaio o alluminio pesante, col pedalino che si alzava
per essere comodi durante l’operazione di taglio o di barba e baffi. Da
Figaro in poi sono fioriti personaggi di scena intorno alla figura del
barbiere che, a seconda delle zone, poteva rappresentare anche più di un
circolo maschile, un luogo di passaggio dei notabili del paese. Si sa nella
civiltà rurale i contadini avevano poche possibilità di accedere alle barberie.
Era roba da ricchi o per lo meno da benestanti.
Forse nulla è per sempre.
Negli ultimi anni si sono susseguite varie mode. Prima ha dominato quella
del capello scomposto. Negli anni Settanta averli ricci lunghi per i maschi
faceva “figo” esattamente come calzare gli scarponcini o l’eschimo, poi
successivamente le carte si sono scombinate e le forme si sono moltiplicate.
Dai ciuffi paninari ai capelli rasta (deposito di nidi di rondine garantiti)
fino alla pelata dichiarata. Basta coi “riporti”, basta con la chierica.
Un taglio netto. Come dire a se stessi: “e così voi capelli mi abbandonate?
E io vi taglio tutti”. Tanti crani pelati in giro. Forme belle e meno belle,
ma una scelta coraggiosa da parte dei maschi: presentarsi senza capelli.
Scelta drastica, sicuramente sofferta. Posso ben dirlo per esperienza obbligata
e non per scelta. Quindi chi mai poteva pensare di incontrare un barbiere
nel proprio futuro? Per oltre un ventennio si sarebbe potuto pensare che
quello del barbiere avrebbe potuto essere annovarato tra i mestieri in
via di estinzione. (Lo dicono anche dei giornalisti). Chi avrebbe scommesso
sull’apertura di una barbieria? Invece no, eccole. E forse più dei capelli
va di moda la cura della barba. Barba apparentemente incolta, ma considerata
importante alla stregua di una capigliatura. Giovani rasati totalmente
con la barba lunga si vedono sempre più di frequente. Non ricordano un
po’ anche gli amish, ma senza cappello? Forse. Ma certo in questo caso
nulla ha a che fare con una scelta religiosa. Si tratta di una scelta formale,
estetica, per reinventare qualcosa di nuovo e per affermare, forse, come
dal messaggio degli hipster a new way of life. Una scelta di differenza,
ancora una volta, che cerca una via per uscire dall’uniforme. Piccole manifestazioni
di originalità alle quali non si può che dare il benvenuto. L’unico dubbio
è la durata. Tentativi di novità ciclici e che spesso muoiono con il passare
degli anni dei protagonisti. C’è una fase nella vita dei ragazzi maschi
in cui, in attesa di individuare una strada professionale certa ci si concede
uno spazio di libertà. Avendo ben chiaro, forse, che una volta cresciuti
e definitivamente lanciati nel mondo le convenzioni così come si sono sviluppate
nei millenni saranno peggio di un giogo. E da sopportare per sempre.

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