outfit di strada – Rubrica del lunedì su Libertà di Piacenza
Un test dell’estate. Eccolo. Alla fine della verifica
se non ti risconosci in questa descrizione significa che sei già uscita
e da un pezzo dal jugendwelt. Sarò crudele: sei vecchia. Così mi sento
spesso e con me, probabilmente, tante donne. Più o meno il mondo dei giovani
ha – nel look s’intende – alcune prescrizioni basiche da cui noi, che non
siamo più in quel gruppo, talvolta attingiamo per posa. E’ necessaria,
più che altro, per darci coraggio e aiutarci a credere che non è ancora
l’ora di tirare in remi in barca. E quindi si cominci: ecco alcuni cliché
in sintesi.
Bottiglia d’acqua in mano in bella evidenza, per un chiaro
messaggio salutista. Non importa se poi ti nutri del peggior street food
o fai incetta al supermercato di piatti pronti, l’acqua rigenera.
Almeno
un tatuaggio, da molto visibile a decisamente invasivo, per segnalare:
“Amici, sono anch’io della truppa”, perché guai non entrarci. Un aspetto
un po’ gipsy , dosato perché se troppo ripetuto si passa alla categoria
dei trasandati e non va bene. Meglio se con capi volutamente datati o vintage
come si dice per dare l’idea di non badare troppo alle mode, ma di farsela
da sole una moda, uno stile. Non guastano bracciali decorati al laser piuttosto
che oggetti di complemento di neoprene che, studiato per le tute da sub,
spopola nei vestiti anche di alta moda; non guasta neppure un qualche tocco
di plastica trasparente e colorata… proiettano nel “quinto millennio”.
Epperbacco baccone vogliamo essere precursori o andare sempre a rimorchio?
Nell’insieme un tocco di grunge non fa male. Anzi dà l’idea che – per essere
alla moda – noi, non ci schiavizziamo. Ed eccoci allora con le scarpe di
gomma slacciate (escono così proprio dalla fabbrica assecondando la pigrizia
che è latente in ognuno di noi). Con loro ci trasciniamo sull’asfalto o
sul porfido che dir si voglia in tutta comodità senza il rischio di incespicare,
bloccarsi con un tacco nel mezzo di una grata o, peggio ancora capitombolare
a terra (mmmh, brutti ricordi). Se l’estetica è salva un inconveniente
c’è: quei 40 gradi all’ombra che di questi tempi ci fanno impazzire e spesso
litigare coi colleghi sull’aria condizionata sparata, producono sui nostri
piedi l’effetto “carrello dei bolliti” che non è un bel vedere e neppure
un bel sentire…. Forse molti non sanno di cosa si sta parlando perché
i bolliti non fanno più parte della nostra dieta tradizionale, ma è garantito:
i piedi cuociono. Non importa, scarpe da ginnastica sia. E così un florilegio
di gomma da paracarro… L’alternativa dei sandali alla tedesca è meglio
per il respiro della pelle… ma sono un po’ desueti.
Attenzione non può
mancare certamente il capello tagliato in modo asimmetrico ed è meglio
se è maculato con improbabili colori dal viola al cremisi virando verso
il giallo o il blu o meglio il ciano…
Se tutto questo non sussiste nulla
da fare, siamo decisamente fuori dal jugendwelt. Sarà per questo che alcune
di noi che si concedono, di tanto intanto alcune citazioni di questo look
da terzo millennio. Ancora una volta, come per tante altre lo si fa per
non sentirsi esclusi o meglio sorpassati… In fondo l’essere umano, individuo
fin che si vuole, ha bisogno interiormente di non sentirsi solo. Un bel
busillis . E come si fa a conciliare l’orsaggine che è in noi con la voglia
di far parte di un insieme?
Ci si mostra nel modo che pensiamo possa fare
stupire gli astanti. Il mezzo? E’ il problema minore, i social ci danno
una grande mano e tra l’altro salvaguardano l’individualità però, magicamente,
la portano “in società”. Che cosa c’è di meglio? Si parla, ci si mostra,
ma non ci sono gli aspetti negativi del contatto diretto… Mah! Forse
ci sarebbe da discutere a lungo su questa svolta di socialità e partecipazione
alla vita collettiva, ma non è qui lo spazio. Sono questi i tempi in cui
sarebbe interessante dar vita a un “debutto nel privato” perché quanto
al “debutto in società” si sprecano le energie e a tutte le età. Con buona
pace delle 18enni per le quali, anche in alcune parti del nostro paese,
ancora usa il debutto in società, non virtuale, ma tra persone in carne
e ossa. Non tantissimi anni fa mi è capitato di vedere in un quotato negozio
di abbigliamento bolzanino un reparto tutto dedicato ad abiti lunghi e
sontuosi “un po’ principessa Sissi” riservati appositamento al ballo del
debutto in società… delle giovani di buona famiglia. Solo qualche anno
e sembra passato un secolo… un pezzo di secolo scorso.