Antonella Lenti
Il giusto mood è sembrare uniche, attenzione: sembrare, non essere. Come per esempio quelle che snobbano le griffe. Quelle del “Chissene” a priori, quelle anche un po’ schifate verso tutte le marche più gettonate e, anzi, ben contente e appagate di essere orgogliosamente no logo. Essere non logate è diventato uno dei must tanto che il comportamento – nonostante gli sforzi per impedirlo – viene immediatamente assorbito nel costume piu’ alla moda e ogni tentativo di conservarlo come un estemporaneo sfogo della creatività individuale, diventa vano.
Del resto come si può pretendere che qualcosa resti escluso dal grande circo del look tanto ben regimentato nella creazione dei gusti e dei desideri quanto apparentemente libero di dare spazio all’individuo?
Quel mondo, di cui tutti facciamo parte (il piu’ social di tutti), altro non è se non uno scaffale per polli da batteria nella quale tutti ci infiliamo, contenti di trovare un posto. Pena il sentirsi esclusi dalla scena di un’umanità sempre piu’ ingabbiata negli schemi e poco ben disposta alle sorprese, alle novità e all’ignoto. Mai come in questo momento cambiare tutto perche’ nulla cambi è il mantra sotterraneo di cui avidamente ci abbeveriamo. Intanto sullo scaffale modaiolo riservato ai “polli da batteria” si omologa qualsiasi cosa, anche quella che meno si addice a mietere fashion addicted. Non importa, ogni respiro, ogni straccetto indossato da una che passeggia ignara sulla strada dello struscio, deve diventare oggetto del desiderio per la moltitudine. Guai se lo show si blocca. Guai se il cerchio non gira piu’, che cerchio sarebbe sennò? È cosi’ che si crea il gusto totale e di conseguenza il bisogno di soddisfarlo.
Ma cos’altro è quell’invenzione bellissima e anche un po’ inquietante che tutti chiamiamo street style se non il tentativo di ricondurre a un criterio unico quello che occasionalmente ci infiliamo forse solo perche’ abbiamo portato tutto in lavanderia? Sembra tanto lontano e improbabile il vero pensiero che ci ha guidato in quel momento e che recitava piu’ o meno cosi’: “con qualcosa bisogna pur coprirsi” … Lontano da noi che quel qualcosa possa diventare un esempio da copiare per le tante aspiranti cittadine del fashion.
Nulla piu’ lontano dal pensiero di diventare una bandiera, un modello a cui ispirarsi. “Ma mi faccia il piacere!” Sarebbe il commento anche un poco seccato se qualcuno ti avesse avvicinato per chiedere il permesso di immortalarti con quel paio di jeans che piu’ trascurati non si può nei quali hai infilato alla meglio un maglioncino ripescato nella cesta pronta per la lavatrice ma che, hai pensato… “che importa, per un giorno può ancora funzionare”. Bene con quei gesti con quelle scelte casuali e un po’ annoiate che hai compiuto sei diventata una che detta legge nel campo del “come ti vesti”. Uno dei tanti esempi dell’iperbole d’idiozia nella quale ci siamo infilati. E fosse solo per la moda. Ma tant’è. Viviamo questi tempi e questi tempi ci dobbiamo tenere.
Di difficile comprensione resta sempre un aspetto del costume che tutti contagia: la rincorsa alle marche. “Assolutamente non vero, noi snobbiamo le marche” dirà con orrore qualcuna di voi. Ed è vero, sempre piu’ persone ingrossano le file dei no logo contenti, appagati, soddisfatti per un agire che sentono molto… rivoluzionario. Bene. Ma che dire quando il no logo è la copia fotostatica dei capi piu’ loggati che piu’ loggati non si può? Qui casca l’asino e ricompaiono i polli da batteria. E che dire della grancassa secondo cui non ci si può esimere dal catturare quel tal o tal altro indumento che sembra proprio quello enormemente costoso ma che si può avere invece a ben poco prezzo? Il gioco è fatto. Si snobbano le marche per averne le copie. Tutti parte dello stesso giro di giostra e neanche ce ne accorgiamo. Alla fine si rincorrono le cose verosimili per colmare il vuoto che sentiamo nel presentarci troppo fuori dagli schemi. Sembrare piu’ che essere e l’obiettivo è colto. Che importa. Pensare di essere affrancati dalla tentazione di farsi fashion victim è pura finzione. Alla fine tutto si riduce a una prosaica questione di portafoglio e quindi non ha alcun valore. Non è altro che finzione. Finzione con se stesse. L’importante è non credere di fare la rivoluzione dei “loghi”. Poi va bene cosi’.
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