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Pd spinto alle corde sotto il peso delle civiche?

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Pd spinto alle corde sotto il peso delle civiche? La politica non fa notizia. Non più e non da oggi. Osservando il nostro particolare locale ci sono due questioni che colpiscono sulle altre. Una è la novità nel fronte comunale che sostiene la maggioranza che governa il Comune (una consigliera fonda un gruppo misto) e, legata a questo problema, la “non maggioranza” (su cui il centrosinistra puntava) che si è determinata in Provincia con le elezioni di secondo livello (interpellati solo i consiglieri comunali) di qualche settimana fa.

Pare che per questi due argomenti si sia determinato un problema all’interno del principale partito dell’area di centrosinistra: il Pd.

Si può parlare di autunno turbolento, di nuova stagione, di nuove sfide nei rapporti di forza interni e soprattutto nel dialogo tra generazioni?

Già all’indomani delle elezioni del 2022 si era messa in risalto una sorta di “debolezza” politica piddina. Il suo risultato era alla pari con una lista civica espressione della candidata sindaca Katia Tarasconi. Otto più otto i consiglieri, tutti nella stessa coalizione ma tra loro coordinati chiaramente in modo diverso.

Sono apparsi da subito come due metà di un insieme a cui, tra l’altro, si devono aggiungere altre due componenti “non partitiche” le due civiche: Piacenza Coraggiosa (due consiglieri) e Piacenza Oltre (due consiglieri). A questo va aggiunto anche un dato generazionale perché gli eletti in consiglio di quasi tutta la coalizione erano in gran parte alla prima esperienza istituzionale.

Nella coalizione dunque solo otto consiglieri fanno riferimento a un partito che, per quanto ormai entità liquida, resta pur sempre minimamente strutturato e organizzato come partito tradizionale. Almeno formalmente. L’altra parte della coalizione (la parte consistente di civismo che assomma in totale 12 consiglieri), al contrario è parsa da subito rappresentanza di singoli uniti dalla figura della candidata sindaca. Almeno fino a qualche giorno fa.

È qui che è emersa una debolezza politica (difficile dire quanto grande) che si è manifestata con la nascita di un gruppo misto in consiglio comunale provocato dall’abbandono della civica Per Piacenza della consigliera Claudia Gnocchi.

Detto questo resta difficile comprendere l’attuale geografia politica interna da cui è composto il maggiore partito della coalizione di cui è segretario Carlo Berra, eletto nel febbraio del 2022 vincendo la competizione con Paola Gazzolo.

Difficile anche comprendere se – riflettendo sulle strutture partitiche del passato – il Pd abbia una sua linea politica riferita alle scelte che le istituzioni sono chiamate ad attuare. Linea politica che non necessariamente deve coincidere con le attività e le decisioni istituzionali, ma al momento, riguardo ai tanti temi sul tappeto non se ne conoscono le tracce.

Esiste? Quali sono le idee, le linee strategiche riguardo alla città futura? Una domanda di grande rilievo politico se si considera il contesto nel quale si opera e le opzioni possibili che aprono gli scenari generali, soprattutto quelli di carattere ambientale.

È facile domandarsi se la scelta autonoma di una consigliera (esprimersi di volta in volte sulle questioni in discussione) possa aprire ad altri tale scelta. È una questione politica quella che traspare, più che una questione di numeri.  

La formalizzazione di un gruppo misto (forse non c’è memoria nel consiglio comunale di Piacenza) potrebbe rappresentare un apripista per raccogliere “scontenti” oggi aderenti ad altri gruppi civici che appoggiano la coalizione?

Va anche considerato un fatto pregresso su cui poco si è detto.

Riguarda la circostanza che ha portato a inizio settembre alla sostituzione di un assessore importante e di peso come Marco Perini incaricato dalla stessa sindaca nell’atto della formazione della giunta di occuparsi di bilancio. Circostanza imprevista e arrivata a sorpresa. Quasi una doccia fredda. L’interrogativo che scava più nel profondo riguarda però il ruolo del Pd ora che dopo due anni di amministrazione si avvicinano appuntamenti significativi come il PUG, ma anche la più dibattuta “questione Cittadella” che tiene ancorata l’attenzione di tanti cittadini e parti politiche  e non solo.

All’interno di queste dinamiche si inserisce, come si diceva, anche la questione elezioni provinciali il cui risultato non ha corrisposto alle aspettative e alle attese programmate dallo stesso Pd che aveva spinto l’acceleratore puntando su volti nuovi. Sarebbe mancato infatti il sostegno alle candidature indicate optando per altri nomi non considerati nella rosa delle candidature: invece di Sibilla Brusamonti (consigliera del gruppo Per Piacenza) a sorpresa è stata eletta Patrizia Calza, sindaca di Gragnano e già consigliera provinciale per diversi mandati.

Accanto a questo problema si sono fatte largo anche le questioni ambientali su cui – in particolare legate alla vicenda piazza Cittadella, ma anche al Piano Urbanistico Generale che dovrà focalizzare le scelte sulla logistica – è probabile che nella compagine comunale possano crearsi altri screzi. Noto infatti il convinto sostegno alle opzioni ambientali di alcuni rappresentanti dello stesso Pd, ma anche di consiglieri civici.

La domanda conseguente è: come potrà rapportarsi il Pd  – da ora in poi, dopo il caso del distacco di Gnocchi – con i gruppi civici che siedono sugli stessi banchi della maggioranza? Quale dialogo può essere instaurato tra un partito strutturato e le rappresentanze civiche se numericamente sono sullo stesso piano?

Pd alla prova dei contenuti

E soprattutto quale raccordo tra i consiglieri sugli argomenti più importanti che arriveranno in primo piano nell’agenda? Interrogativi politici che non sono nuovi e che mettono a nudo la persistenza di una debolezza pesante che potrebbe esprimersi in prese di posizioni individuali creando di conseguenza alcuni problemi politici.

Sul rapporto con i civici due le rilevazioni necessarie. La presenza di liste civiche nelle coalizioni comunali ha riguardato da trent’anni a questa parte tutte le coalizioni. Il via alla prima linea per i cittadini quasi autorganizzati è avvenuto a inizio anni Novanta – con la candidatura a sindaco di Giacomo Vaciago. Si era in piena crisi dei partiti. In quel momento i cittadini avevano avuto un ruolo di primo piano nel campo politico. Una supplenza derivata da un fattore contingente.

Per un periodo sono stati gli stessi partiti a favorire la nascita di aree elettorali dal basso capaci di intercettare un maggior numero di elettori. Oggi la situazione politica è molto diversa da allora, la percentuale dei votanti è scesa ai minimi, la mancanza di politica organizzata ha spinto i partiti a diventare strutture leggere coagulate intorno agli appuntamenti elettorali diventando comitati elettorali che, finita la festa, tornano in ombra fino al successivo appuntamento con le urne.

È questo il contesto che ha di fronte soprattutto il Pd per ricavarsi una posizione politica autonoma collegata alla società e non già solo al chiuso delle istituzioni. Non facile. Anzi sempre più difficile in una stagione come questa di sempre maggior distanza tra politica e cittadini.

Stagione in cui quando tace il clamore si apre il nulla. Dopo la fase cruciale, emergenziale (emergenza è la parola più ricorrente per tutto) non se ne parla più. Fino al successivo episodio. Emergenziale, naturalmente.

La “distrazione” su quello che ci accade intorno interessa in particolare la politica. Non se ne parla più. Se non con una raccolta di parole d’ordine rudimentali a cui si replica per le rime rispondendo con altre parole d’ordine rudimentali.

Eppure, per dire quasi un’eresia, di questi tempi nella complessità vicina e lontana quanto bisogno ci sarebbe di politica!

Ragionata, analitica, capace di capire (in anticipo, se è possibile) come si sviluppa e in che direzione va la società. Il contrario di quanto accade da anni che porta a seguire l’onda, secondo gli umori che arrivano dal “popolo”. Ma questa non è politica.

Antonella Lenti

pd

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