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“Il Polichirurgico si può salvare e ampliare non desertifichiamo questa parte di città”

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Giovanni Ambroggi, “Comitato Salviamospedale”. “Nessuna posizione ideologica. L’alternativa c’è, ma siamo inascoltati”

“Il Polichirurgico si può salvare e ampliare non desertifichiamo questa parte di città. Lievitazione dei costi per il nuovo ospedale a cui si aggiunge il cambio di prospettiva dei finanziamenti con la novità del project financing. Spazi mancanti che sarebbero reperibili non solo con una nuova costruzione. Accelerazione e ampliamento delle cure territoriali dettate dall’invecchiamento della popolazione con crescita delle cronicità e diventate necessarie dopo l’esperienza della pandemia.

Sono alcune frecce all’arco del Comitato piacentino Salviamospedale che vorrebbe riaprire il tavolo della discussione sull’argomento e che da tempo pone al centro dell’attenzione il recupero, la rigenerazione dell’attuale struttura come opzione alternativa alla costruzione di un nuovo ospedale. Temi e argomentazioni che restano “invisibili e inascoltate” come dice Giovanni Ambroggi del Comitato piacentino.

Le ragioni che adduce a favore di un recupero dell’esistente sono tante. Non ultima il consumo di suolo agricolo oltre alla nuova frattura che si creerebbe nel tessuto urbano con l’abbandono dell’attuale presidio sanitario composto dal Polichirurgico e dal nucleo antico.

Una posizione ideologica quella del Comitato tesa a salvare una scelta che la politica – con un percorso a ostacoli tra polemiche forti e inchieste – ritenne l’unica strada percorribile negli anni Ottanta?

Ambroggi respinge con forza questa valutazione. “Alla base dell’argomentare del Comitato non c’è una sorta di attaccamento ideologico al polichirurgico che ha soli 30 anni di vita. Un’ipotesi che proprio non esiste. Il Comitato è formato da persone dall’estrazione politica più diversa. Noi ragioniamo sui dati di fatto concreti.

Nulla di nostalgico o ideologico. Qui ci si dice che l’ospedale che abbiamo non va più bene e ci chiediamo perché. Da quelle dichiarazioni abbiamo iniziato a studiare il problema e a chiederci se non si possa mettere mano alla struttura per modernizzarlo e ampiarlo. I risultati ci dicono che sulle criticità sollevate, spazi, parcheggi… è possibile ovviare allargando il polichirurgico e riorganizzandone le funzioni. È questo il terreno su cui ci si vuole confrontare”.

Polichirurgico – Un nuovo ospedale scelta calata dall’alto

È un fiume in piena nel portare le sue ragioni a sostegno della tesi che il nuovo ospedale per Piacenza di cui si parla ormai da anni: era infatti il 2015 quando l’allora assessore regionale Venturi lo annunciò. La convinzione iniziale, rafforzata poi nel tempo, è che sia stata una scelta calata dall’alto, non discussa col territorio e soprattutto senza tenere conto delle alternative possibili.

Quali? “Ad esempio – segnala Ambroggi – il recupero dell’ospedale esistente come andiamo dicendo da tempo. Idea supportata anche da documentazione frutto di uno studio serio e reale compiuto dai tecnici che, in modo volontario, collaborano col nostro comitato.

Gli stessi tecnici hanno rilevato il fatto che non sono mai state fatte analisi concrete, reparto per reparto, per capire quale sia il fabbisogno reale. Infatti – prosegue – se gli studi elaborati a sostegno della necessità di un nuovo ospedale partono dal presupposto ‘che l’attuale sito non offre la possibilità di ampliamenti’ è semplice verificare che questo invece è possibile”.

Come? Abbiamo realizzato un rendering nel quale si mette in evidenza che intorno all’attuale Polichirurgico è possibile recuperare almeno 43mila metri quadrati di spazi. Se uno dei problemi dell’attuale struttura è questo, sarebbe presto risolto con l’abbattimento dell’attuale villa Speranza – segnala – e aggregando quell’area all’attuale cittadella sanitaria. Alla fine la superficie calpestabile tra Polichirurgico ampliato e utilizzo di alcune parti del vecchio potrebbe diventare di 147mila metri quadrati contro 117mila previsti nella nuova struttura che dovrebbe essere costruita.

Come rendere coerente questa soluzione con la necessità di una medicina sempre più integrata e interconnessa?

In questa prospettiva – segnala Ambroggi – è chiaro che il progetto di recupero e rifunzionalizzazione dell’ospedale esistente esigerebbe una ridefinizione degli spazi. Ma sarebbe necessario mettersi a tavolino e studiare le soluzioni possibili. Non ci dobbiamo dimenticare poi che il Polichirurgico è stato inaugurato nel 1994, ha 30 anni e non è poi tanto vecchio.

Quando si dice che il progetto era datato va ricordato che la struttura che abbiamo oggi è stata adeguata nel corso della sua costruzione attraverso 16 varianti. E che dire della ristrutturazione del pronto soccorso che fa parte del Polichirurgico risale al 2014. Non ci sembrano tempi remoti… e ancora dei cospicui finanziamenti spesi per il recupero della parte storica (almeno 30 milioni)?

Polichirurgico – I parcheggi? La soluzione c’è

Tra le criticità sollevate c’è anche l’accessibilità gli spazi per i parcheggi. “Ebbene anche in questo caso le soluzioni sono possibili. Nell’area ex Acna ad esempio sono ricavabili 1000 posti auto praticamente a ridosso dell’attuale ospedale, una discussione inoltre potrebbe essere affrontata anche modificando il parcheggio di via XXI Aprile che potrebbe essere assegnato ai dipendenti dell’ospedale e infine va considerata anche l’area di via Anguissola dove si trova la palazzina degli uffici e l’ex centrale del 118. Sono soluzioni – rimarca Ambroggi che potrebbero già essere attuate.

Si dice che oggi gli ospedali moderni non sono concepiti come struttura a padiglioni come viene considerato quello di Piacenza.

“Che dire di alcuni degli ospedali più importanti in Italia concepiti proprio a padiglioni – si domanda Ambroggi – tra questi il Gaslini, il Fatebenefratelli, il Niguarda… insomma anche questa argomentazione appare del tutto un alibi. Infatti i documenti ufficiali che descrivono l’attuale situazione dicono che il 70% dei posti letto sono oggi situati nel Polichirurgico e i restanti nel nucleo antico. Una proporzione che farebbe cadere la natura di ospedale a padiglioni. L’ospedale di Piacenza dunque è un monoblocco con alcuni padiglioni”.

Polichirurgico – Una ferita urbanistica per la zona

Ma l’opposizione a un nuovo ospedale svela anche altri interrogativi che il Comitato fa propri. Il primo riguarda il destino di quest’area di città una volta svuotata della funzione sanitaria. “Si creerebbe una nuova ferita urbanistica. Con un nuovo ospedale spostato in un’altra zona quali progetti di utilizzo per questa enorme area che verrebbe abbandonata? A questo si è pensato? Sono in cantiere progetti?

Se non è così il rischio forte – segnala – è che un’altra area dismessa si aggiunga al lungo elenco di quelle già esistenti. Ogni volta che da una zona vanno via attività significa che degrada una parte di città e rischia di spegnersi. L’interrogativo che ci poniamo è sempre lo stesso. Anche per l’ospedale vecchio, come per le altre strutture già dismesse o che lo saranno, ci domandiamo: che farci, come le si userà, quali servizi ospiteranno?”

A suffragare l’idea che il recupero della struttura esistente avrebbe potuto essere la via migliore ci sono gli esempi che arrivano da altre città. “Se ci fosse stato un progetto di rigenerazione sarebbe stata un’occasione formidabile per Piacenza.

Del resto è quello che stanno facendo a Parma, a Pordenone dove si fa una scelta di mantenere un ospedale nella città. Evidentemente una scelta diversa da quella che è stata fatta qui da noi e potrebbe essere un’occasione” segnala Ambroggi che lascia intendere l’impossibilità di avviare un confronto aperto con le istituzioni. Temi – segnala Ambroggi – su cui abbiamo da tempo acceso i riflettori e che restano ignorati dalle istituzioni, Ausl e Regione in primis.

Confronto frenato – lascia intendere – anche dalla difficoltà o dalla mancanza di coraggio di tornare sui propri passi constatando che dal momento della scelta le cose sono cambiate. E da quel 2015 in cui avvenne l’annuncio molte cose sono cambiate. A cominciare dal fattore non irrilevante dei denari necessari per realizzarlo. Sottolinea l’esponente del Comitato Salviamospedale.

Polichirurgico – I finanziamenti, altro terreno di critica

Quello dei finanziamenti è diventato un altro punto complesso che si è complicato ulteriormente dopo che in assemblea regionale nei mesi scorsi è stato approvato il percorso che prevede il consistente finanziamento da parte dei privati (160 milioni) che si affianca ai 135 milioni previsti dal Fondo nazionale. Nel primo annuncio del finanziamento di 220 milioni di euro si è parlato di una cifra “vincolata secondo la legge” alla realizzazione di un nuovo ospedale – segnala Ambroggi.

Non è così perché all’articolo 20 di quella legge si autorizzano interventi  in materia di ristrutturazione edilizia ma non si parla di nuovi ospedali. Quella di annunciare la costruzione di un nuovo ospedale è stata quindi una decisione politica presa dalla Regione Emilia Romagna e non è la legge che impone di costruire nuovi ospedali. E mi chiedo se è stata una decisione politica, perché non potrebbe essere cambiata?

Nel 2016 quando si è cominciato a parlare di questo tema sul tavolo c’erano soldi a disposizione “solo” per un nuovo ospedale che fare? Rifiutarli? È stato forse un modo per indurre a una decisione peconfezionata perché il rovescio della medaglia che si prospettava era: se non lo facciamo perdiamo i finanziamenti?

Va precisato a questo proposito che gli anni trascorsi dal primo annuncio sono stati costellati di situazioni difficili tra cui la pandemia, la guerra che ha fatto balzare alle stelle i costi dei carburanti e, non ultimo, il fattore locale che ha visto il cambio dell’area destinata alla costruzione dell’ospedale.

Tutto questo considerato le cose sono cambiate, le strade per avere i fondi si sono aperte all’ipotesi di intervento dei privati. Infatti è previsto un apporto di 136 milioni dal pubblico (stato e regione)  e 160 milioni dal privato.

E poi Ambroggi segnala differenti affermazioni contenute nelle delibere che si sono susseguite nel tempo che descrivono un “balletto di numeri”. “

Sarebbe interessante sapere ora perché  fino al 2021 nella delibera 1455 si parlava di un finanziamento di 227 milioni (a questi aggiungevano altri 13 milioni per la dotazione tecnologica necessaria), però nel voto in consiglio regionale del 12 febbraio 2024 (delibera di approvazione degli interventi del programma pluriennale di investimenti in sanità ai sensi dell’articolo 20 della legge 1988) quei 227 milioni sono diventati 136. Rispetto alla cifra iniziale mancano all’appello 91 milioni. Perché? Dubbi e domande di cui nessuno si occupa.

Se sono stati utilizzati per altre esigenze viene il dubbio sul vincolo esclusivo di cui si parlava in origine che legava questi finanziamenti alla costruzione dell’ospedale. Ma il problema è che dovrebbe essere spiegato per quale ragione il finanziamento del pubblico si è ridotto e si è aperto al privato.”

Antonella Lenti

polichirurgico

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