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La ricerca si nutre di domande, tenacia, capacità di accettare i fallimenti… e di finanziamenti

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La ricerca scientifica si nutre di domande, tenacia, capacità di accettare i fallimenti… e di finanziamenti

La lezione della scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo ospite del ciclo di conferenze “I giovedì della Bioetica”

Ascoltando le parole di Elena Cattaneo – scienziata e senatrice a vita della Repubblica Italiana – anche uno scettico convinto, sulla scienza, potrebbe trarre un’illuminazione. Non tanto forte da far vacillare le granitiche e inossidabili convinzioni del pensiero antiscientifico, ma in grado di suscitare interesse. Le immagini che hanno preso forma dalle sue parole avrebbero forse insinuato dubbi domande.

Le domande infatti – come ha spiegato la professoressa – e non le convinzioni sono il motore, il prezioso carburante indispensabile per chi si dedica alla ricerca scientifica. Diretta e concreta anche nel sostenere la necessità di far conoscere la scienza ai cittadini. Come dire: solo la conoscenza può far cadere steccati, convinzioni sbagliate sospinte dal pensiero magico, principale nemico di quello scientifico.

La professoressa Cattaneo è docente all’Università di Milano dove dirige il Laboratorio di Biologia delle cellule staminali e farmacologia delle malattie neurodegenerative presso l’INGM (Istituto nazionale di genetica molecolare) e ha parlato di cellule staminali e delle malattie neurodegenerative, ma non solo.

A Piacenza è stata ospite nei giorni scorsi dei Giovedì della Bioetica, ciclo che si svolge nel salone d’onore della Fondazione di Piacenza e Vigevano, promosso dal professor Giorgio Macellari, presidente dell’Istituto italiano di bioetica che ne è curatore scientifico e coordinato da Gaetano Rizzuto ex direttore di Libertà.

Un colloquio impostato con il pubblico presente in modo chiaro, aperto e ricco di spunti. Quella della prof. Elena Cattaneo è stata una lezione sintetica che ha messo a fuoco il punto di partenza della storia umana e che ha catturato l’attenzione facendo riflettere anche su temi di attualità.

Tra questi il tema di fine vita su cui l’Italia non riesce a legiferare, ma anche sulla legge 40 che regola la procreazione assistita sottoposta a referendum anni fa di cui a 20 anni di distanza sono stati invalidati molti divieti, oppure lo scottante tema che riguarda gli embrioni per la ricerca scientifica su cui nel 2016 ha sentenziato la Corte Costituzionale che “affida al legislatore la valutazione di opportunità (sulla base anche delle evidenze scientifiche”.

Sul rapporto tra scienza e politica – lei che con la politica ha uno stretto contatto dopo la nomina a senatrice a vita – non spende parole lusinghiere. Troppo poco conosciuta, troppo basso il livello di empatia tra i due ambiti che dovrebbero frequentarsi di più, conoscersi di più e quindi capirsi: da tutto questo potrebbero nascere benéfici risultati. “La scienza può essere compiuta se viene spiegata al tavolo politico. Lo scopo è che sia incorporata nelle maglie legislative, condizione perché vi sia il beneficio di tutti”.

Ha richiamato anche come restino troppo poche le risorse stanziate per la ricerca, unica strada per far progredire la scienza. Dalla senatrice Cattaneo poi un richiamo alla battaglia (vinta in Parlamento) contro l’equiparazione tra agricoltura biologica e biodinamica, pratica che – ha richiamato la scienziata – è priva di valore scientifico.

E, attenzione, ricerca significa tendere alla scoperta, alla conoscenza di qualcosa che ancora non esiste. È questo ad aver portato la storia dell’uomo, dai primati fino ad oggi, ad evolvere fino a raggiungere un’aspettativa di vita che ha compiuto un salto inimmaginabile in questi ultimi 150 anni.

Quale aspettativa di vita aveva chi viveva in queste zone – si è chiesta Cattaneo – all’epoca dei primati? Non arrivavano ai 30 anni e, si badi bene, dal punto di vista naturale tutto era perfetto, nessuna industria, nessun inquinamento. Stiamo parlando di tre milioni di anni fa – ha proseguito. E cosa è cambiato con l’arrivo dell’homo sapiens? Nulla. Se si valuta le 8mila generazioni che si sono susseguite in 200mila anni l’aspettativa di vita è rimasta quella presente al tempo dei primati.

Poi tutto è cambiato in questi ultimi 150 anni: è in questo lasso di tempo che l’aspettativa di vita è arrivata per le donne a 87 anni e per gli uomini 84. Evidentemente qualcosa è accaduto, l’umanità non più divisa in tribù, ma un insieme che si riconosceva e quell’insieme ha fatto anche la forza. Insieme alle dinamiche sociali anche la scienza ha avuto la sua parte in questa rapida evoluzione.

La scienziata nella sua lezione interessantissima ha spaziato e fatto conoscere con parole semplici immediate, quasi come fosse un racconto di vita, quello che è il profilo dello scienziato.

Ci è stata tratteggiato infatti il profilo di una persona che non sa tutto a priori, ma che si mette a disposizione dei propri interrogativi e cerca di dimostrarli senza porre limiti al tempo necessario per arrivare alla conclusione. Uno studioso disponibile a non affezionarsi troppo alle proprie teorie (“forse la cosa più difficile è riconoscere di aver sbagliato e ricominciare da capo”) capace di lavorare sodo per anni per codificare dati, riscontri e risultati concreti partiti, sempre da una domanda iniziale che nasce da una naturale curiosità: capire il funzionamento del corpo umano e delle particelle che lo compongono per arrivare a migliorarne la qualità di vita.

Le grandi scoperte scientifiche premiate con i Nobel (e non soltanto queste) hanno avuto origine dal desiderio di conoscenza e dalla domanda iniziale perché succede quella tal cosa? Qual è il segreto che aziona ogni parte del corpo umano, ma anche come curare quel corpo quando è malato?

Ha parlato delle sfide che uno scienziato si trova di fronte. Sfide che vanno raccolte con la disponibilità a cambiare anche direzione rispetto al percorso intrapreso fino a quel punto.

Non ha nascosto l’esistenza dei limiti nella sperimentazione dettata dalla mancanza di leggi precise e soprattutto non uniformi nel mondo e in Europa. Un elemento che limita e complica soprattutto la sperimentazione sulle staminali. Una rivoluzione che ha innescato un cambio epocale nel campo medico per la cura di alcune malattie genetiche e che ha aperto una prospettiva importante per altre.

Si è detta grata e fortunata per aver potuto fruire nel suo lavoro di tutte le conoscenze a cui sono approdati scienziate e scienziati prima di lei interrogandosi sulla fatica e la conseguente costante determinazione per raggiungere il risultato. Operavano in tempi non facili, sia per le tecnologie a disposizione, sia per i limiti sociali che riguardavano in particolare le donne.

Che rappresentano anche un’indicazione per il suo lavoro quotidiano di scienziata: “Cerco di capire come hanno fatto quelli prima di me, come ci sono riusciti. Cerco nelle storie delle persone i motivi e gli argomenti e il coraggio che li ha portati a scegliere da che parte stare. Sono affascinata dalla storia di donne come Rita Levi Montalcini. La sua storia – ha segnalato Elena Cattaneo – non smette mai di stupirmi…”

E di Rita Levi Montalcini (con la scoperta del fattore di crescita nervoso che le è valso il premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 1986) ha parlato diffusamente, come anche della scienziata ungherese Katalin Kariko (premio Nobel per la medicina nel 2023) a cui si deve la scoperta dei vaccini basati su Rna messaggero.

Quanto a Montalcini, ha spiegato la prof. Cattaneo, decise di studiare medicina in tempi non facili per le donne a cui si suggeriva la “carriera” di moglie e madre. Lei disse no. Voleva fare medicina. Erano i primi anni ‘40 e si mise a studiare gli embrioni di pollo. Voleva capire come i neuroni del cervello si collegavano agli arti inferiori e li facevano muovere.

Si procurava le uova fecondate per studiarle, non senza difficoltà riesce ad avere un microscopio per esaminare le particelle di pollo e capire cosa succedesse. Incideva una finestrella sull’uovo, rimuoveva quell’abbozzo di arto che si era formato per vedere cosa accadeva ai neuroni che irrorano l’arto quando l’arto non c’era più. È così che al quinto giorno ha notato che i neuroni erano degenerati.


In questo modo ha cominciato a capire che l’arto produce sostanze che attirano i neuroni. Ecco questa storia che riguarda Rita Levi Montalcini – ha segnalato la scienziata – spiega che cosa si intende quando si parla di un esperimento scientifico avviato per dimostrare qualcosa che ancora nessuno sa.

Come ha potuto riuscire superando tante difficoltà. Alle domande dei giornalisti che le chiedevano come fosse riuscita la sua risposta fu sempre questa:  “Le difficoltà me le sono scrollate di dosso come acqua sulle ali dell’anatra”.

Altra storia emblematica quella che vede protagonista Katalin Kariko la ricercatrice nata in Ungheria nel 1955 che ha sviluppato, nel corso delle sue ricerche proseguite per 15 anni sulla tecnologia dei vaccini a mRna (alla base dei noti vaccini anti Covid di Pfizer/Biontech e di Moderna). La ricercatrice dall’Ungheria va negli Stati Uniti.

Viene coinvolta nella sperimentazione clinica sui malati di Aids. Si dedica poi alla sperimentazione sull’Rna con i topi. Si fa l’idea che possono diventare cellule curative ma dalle sperimentazioni non approda a un risultato positivo perché i topi non sopravvivono.

Si misura col fallimento e non perde la tenacia di provare, non si arrende e prosegue questa attività per anni. Nell’università statunitense, per la mancanza di risultati concreti, viene demansionata. Continua ugualmente la ricerca e scopre la ragione dei fallimenti precedenti. Lascia l’università si trasferisce in Germania dove diventa presidente di BioNTech. Le sue ricerche precedenti permetteranno così di avere un vaccino contro il Covid 19 nel giro di meno di un anno.

Il merito di quel risultato si deve ascrivere anche al lungo lavoro e ai fallimenti sommati diversi anni prima. Ecco – ha ricordato Elena Cattaneo – la scienza è questo: pensare a soluzioni che nessuno pensa che esistano. Ora, sulla base di quel principio, si sta lavorando ad altri vaccini su altre malattie. È questa la scienza, un divenire paziente di ipotesi, curiosità, dedizione e determinazione. Ma tutto questo deve essere supportato dai finanziamenti. Altrimenti non ci può essere storia.

Antonella Lenti

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