Dati e criticità oggettive – Il Centro Studi Nebo ha messo a confronto numero di tamponi, casi di contagio, decessi e guarigioni pubblicati su Worldometer (portale dedicato alla diffusione di statistiche mondiali e che nello specifico caso del Coronavirus resoconta quotidianamente gli aggiornamenti di oltre 200 Paesi), con particolare attenzione a ciascun Paese in Europa che ha manifestato una forte contamianzione da Covid. Quindi esame su Italia, a Regno Unito, Spagna, Germania e Francia.
Il risultato? segnala la ricerca Nebo: “Rilevanti criticità su praticamente tutte le variabili”
E se ne elencano alcune in particolare.
– Il numero dei tamponi effettuati
Questo elemento determina il dato sulle diagnosi di contagio e di guarigione in ogni Paese ed è risultato strettamente legato ai differenti protocolli seguiti da ciascuna delle nazioni.
– Il numero di morti
Anche questo elemento, viene segnalato è legato alla modalità con la quale vengono selezionati i decessi contabilizzati (Covid accertata, Covid sospetta, Covid come causa principale di morte, eccetera),
– Il processo di raccolta dei dati
Anche questa pratica è diversa da Paese a Paese e condiziona il flusso informativo di ciascun Paese, influendo sulla scelta del tipo di informazioni da diffondere e sui tempi di pubblicazione di quanto rilevato,
“Tutto questo – segnala lo studio – in un contesto di emergenza, fattore che indubbiamente può condizionare la qualità dei dati rilevati”. Ecco allora che un capitolo preciso viene dedicato all’Italia e alla modalità di comunicazione che è stata adottata nel nostro paese per rendere pubblici i dati. Un fiume di numeri nei quali effettivamente per tutti noi profani affamati di informazioni chiare è stato difficile orientarsi per comprendere se esattamente le oscillazioni a cui stavamo assistendo potevano darci un orientamento di quello che realmente stava avvenendo. ecco che con il titolo scelto per il capitolo si sollevano non pochi dubbi.
Paese che vai… Italia e scorrettezza comunicativa
“Alle difficoltà di comparazione dei dati l’Italia ha dato un suo specifico contributo, creando fino a qualche giorno fa dissonanze tra i numeri quotidianamente dichiarati dalla fonte ufficiale (Dipartimento della Protezione Civile) e quelli pubblicati da analisti italiani e stranieri, tanto che Worldometer tra le note metodologiche dedica un paragrafo proprio alla diffusione di dati non corretti da parte dell’Italia.
Per molte settimane la nostra Protezione Civile – spiega il apporto Nebo – ha definito “nuovi casi” il saldo fra le nuove diagnosi e il numero di coloro che per morte o guarigione smettono di consumare risorse sanitarie, locuzione accettata e condivisa da gran parte della stampa italiana,
obbligando a misurare questa epidemia solo in termini di carico delle strutture assistenziali (e non anche per incidenza, prevalenza, letalità, eccetera)“
E si va oltre con questa considerazione che segue:
“Il risultato è stato che per settimane si è lasciato intendere che la portata del problema Covid in Italia fosse decisamente più limitata della realtà, tanto che se si fosse perseverato in questo artificio matematico oggi la Protezione Civile si troverebbe a fornire numeri negativi, visto che il numero dei nuovi casi è da qualche giorno inferiore alla somma di guariti e deceduti.
Quindi si addentra con una spiegazione di quanto affermato in precedenza.
“Se il 21 marzo il numero di nuovi contagiati, 6.557 (il massimo mai raggiunto), decurtato di morti (793) e guariti (943), veniva “limato” a 4.821 (6.557-793-943), il 23 aprile, ad esempio, la medesima operazione avrebbe portato a dire che il numero di nuovi casi era – 851 (2.646 nuovi casi, 3.033 guariti, 464 morti), manifestando tutti i limiti di questa discutibile strategia comunicativa”.
Ora la strategia è cambiata, segnala la ricerca e quindi
“Il dato dichiarato dei nuovi casi è quello correttamente desumibile dalle statistiche della stessa Protezione Civile, senza decurtazioni e pertanto coerente, nei limiti di quanto sopra ricordato, con gli standard internazionali”.

Paese che vai… Il ricorso ai tamponi
Se ci si attiene a confrontare i numeri che arrivano da ogni Paese emerge che per il numero dei tamponi effettuati “una rilevante variabilità sia rapportato agli abitanti sia in relazione ai casi di contagio rilevati, ma evidenzia, come intuibile, che all’aumentare dei tamponi l’incidenza dei positivi individuati diminuisce”.
Quindi si entra nel dettaglio dei singoli paesi presi in esame:
Francia e Regno Unito
“Per Francia e Regno unito si rileva un minor ricorso ai tamponi, rispettivamente quantificato in 69 e 96 per 100mila abitanti, con un corrispondente tasso di esiti positivi pari a poco meno di uno su tre tamponi in Francia e di uno su quattro tamponi nel Regno Unito”.
Spagna
” In Spagna il ricorso ai tamponi è di quasi 200 per 100mila abitanti, di cui uno su cinque positivo, e raggiunge i 250 tamponi ogni 100mila residenti in Germania, dove l’esito positivo è rilevato in un caso ogni 14 tamponi.”
Italia
“In Italia, con 283 tamponi per 100mila abitanti si registra il valore più elevato fra i Paesi menzionati, con un esito positivo ogni nove prove”.
“Recentemente la Protezione Civile – dice la ricerca di Nebo – ha introdotto il numero di casi testati, oltre che di tamponi, fra le statistiche pubblicate. Adottando tale dato, depurato delle prove ripetute ai medesimi soggetti, il ricorso ai tamponi scende a circa 200 per 100mila abitanti, con esito positivo in un caso ogni 6.
Le differenze in ogni Paese sono presumibilmente da attribuire anche all’applicazione di differenti protocolli che possono ampliare o meno la quota di popolazione via via selezionata da sottoporre al tampone (soggetti sintomatici, soggetti asintomatici ma venuti a contatto con persone positive, deceduti con sospetta Covid, e così via).

Paese che vai… Malati, guariti, morti
“Con l’eccezione del Regno Unito – per il quale non è noto il numero dei guariti – è possibile confrontare i Paesi selezionati in termini di composizione percentuale dei casi di contagio complessivi fra tre voci principali: gli attualmente malati (in isolamento domiciliare o ospedalizzati), i guariti e i morti.
Osservando i grafici a torta si vede come la composizione di ogni Paese, Italia e Francia abbia una certa somiglianza, con una quota di deceduti del 13-14% (del tutto analoga a quella del Regno Unito) e un tasso di guarigione del 28% in Francia e del 32% in Italia, oltre a una quota di attualmente malati del 58% in Francia e del 54% in Italia. L’immagine della Spagna mostra dati più positivi rispetto a quelli di Italia e Francia, con una componente di decessi al 10% e di guariti al 43%, percentuali che rispettivamente si portano a meno del 4% e oltre il 70% in Germania”.

“Rispetto a differenze così rilevanti in ogni Paese analizzato sono state fatte più ipotesi. Va tuttavia ricordato – si spiega nella ricerca – che le differenze legate alle modalità di rilevazione e di classificazione dei dati possono incidere sensibilmente sugli indicatori e che pertanto è consigliabile rimandare la verifica di tutte le ipotesi a valle dell’epidemia e a fronte di una validazione dei dati.
Precedenti analisi del Centro Studi Nebo sui dati italiani hanno rilevato, soprattutto nelle regioni più colpite, una significativa supermortalità oltre i decessi di pazienti positivi al Coronavirus e oltre la mortalità attesa secondo l’andamento degli ultimi anni, fenomeno che porterà a rivedere le cifre della mortalità per Covid19. Lo studio della letalità, cioè la quota di decessi sul totale dei casi diagnosticati evidenziata nella figura, è ulteriormente reso difficoltoso dalla corretta quantificazione dei casi di contagio, da più parti indicati a oggi come largamente sottostimati.”
Paese che vai… L’andamento dei casi di contagio rilevati
“Osservando il periodo dal 20 marzo al 25 aprile in corrispondenza di quattro date a intervalli regolari, è possibile notare andamenti nei Paesi anche sensibilmente differenti fra i cinque Paesi sia in ordine ai valori assoluti che agli indicatori proposti.
Va ricordato, in merito al numero di casi e dei relativi decessi, che
le popolazioni di ongi Paese considerato sono disomogenee: si va dai 47 milioni di abitanti della Spagna ai 60 dell’Italia e dai 67 milioni di abitanti di Regno Unito e Francia agli 83 della Germania.
L’andamento dei casi in proporzione agli abitanti in ogni Paese preso in considerazione rivela realtà differenti da quelle percepite in base ai soli dati assoluti, mostrando la curva di crescita della Spagna maggiormente distanziata rispetto a quella dell’Italia, che si mantiene più bassa già dai primi di aprile. Le curve degli altri tre Paesi sono tra loro molto vicine, ma con andamenti differenti, che lasciano intuire una crescita più veloce per il Regno Unito rispetto alla Francia e ancor più rallentata in Germania.

Paese che vai… L’andamento dei decessi nella popolazione e fra i contagiati
“Più espressivi i grafici riferiti ai decessi:
In termini assoluti, sono attualmente su valori non troppo lontani
Regno Unito (poco più di 20mila)
Francia e Spagna (poco meno di 23mila)
Italia (oltre 26mila)
mentre resta nettamente più basso il dato della Germania (5.800)
La mortalità per Paese in rapporto agli abitanti mostra come ai valori attuali i cinque Paesi sono arrivati seguendo andamenti differenti: una crescita quasi lineare in
Italia (44 decessi per 100.000 abitanti), superata dalla
Spagna (49 morti ogni 100.000 residenti) per via di un andamento più veloce fino a un paio di settimane fa e oggi rallentato, che corre parallelo a quello della
Francia, quest’ultima su più bassi livelli di mortalità (oggi 34 morti ogni 100.000 residenti) e quasi raggiunta dal
Regno Unito (31 decessi per 100.000 abitanti) che mostra tuttavia dai primi di aprile una crescita più veloce di tutti gli altri Paesi.
Germania, come intuibile, è caratterizzata da una mortalità estremamente più contenuta (7 decessi ogni 100.000 residenti).

“Appaiono del tutto differenti dalle precedenti le curve disegnate in base al numero di morti in rapporto ai casi di contagio, sempre nei giorni dal 20 marzo al 25 aprile:
– la letalità di Italia e Spagna segue un andamento simile, con i valori italiani costantemente più alti (attorno ai 3 punti percentuali) di quelli spagnoli;
per entrambe si nota una rapida crescita nella prima metà del periodo osservato ma mentre per l’Italia l’indicatore mantiene un leggero aumento, in Spagna tende altrettanto lentamente a diminuire,
– nel Regno Unito e in Francia la letalità risulta inferiore a quella spagnola all’inizio del periodo considerato per poi crescere rapidamente fino a raggiungere quella italiana e superarla,
– del tutto a sé stante la curva della Germania, su valori costantemente in crescita ma che non superano ad oggi il 4%.

Fonte Nebo