La gola comincia a stringere, gli occhi si stanno socchiudendo più che per stanchezza per non vedere le immagini dell’incubo che si rinnova, le storie raccontate sono ormai tante e, insisti-insisti, finiscono per essere sempre uguali. E non si può cucinare di continuo. Un occhio alla bilancia, all’indice glicemico ci vuole”
Ecco, è il momento di prendere borsa e soprabito, tacchi alti e buttarsi fuori. Andare fuori, senza vedere nessuno. Promesso. Ma la mascherina? “Ah, già, però mi mancano quelle giuste per gli abbinamenti con gli abiti”. I guanti? “Ah, sì ma sono proprio necessari… danno fastidio agli anelli”. E il disinfettante? “Come, anche questo? Ma toglie l’effetto levigante della crema…”
Vita complicata di chi non vuole credere che sia stato possibile tutto quanto è diventato reale ed era solo stato raccontato nei voli di fantascienza.
#diventonomade, si apre un nuovo capitolo e…
Sì ho deciso #diventonomade. La mia inclinazione all’isolamento è nota, quindi non si corre alcun rischio che m’intrufoli in comunelle varie. Però non ci si salva. Anche per gli schivi-quasiorsi ci sono i divieti. I vincoli le strettoie e l’impegno civico di stare a casa. Per non essere infettati e non infettare gli altri. Quest’ultima ipotesi mi sembra un po’ campata per aria visto che sono 50 giorni che gli incontri sono sì affollati ma di ben altro. Comunque sia… per ora il mondo lo giro così, roteando il mappamondo… poi si vedrà. Però là fuori ho scoperto un mondo. Un altro mondo. Ecco la maturazione avvenuta.
Ecco… i tanti compagni di viaggio.
#diventonomade… ma c’è un mondo ricco di suoni, rumori: pettirossi
Mi circondano tanti spiritosi e petulanti pettirossi cinguettanti che saltano di ramo in ramo, si affacciano anche alla finestra. Che impertinenza. Si tuffano sulla ghiaia per tirar su qualche briciola lasciata cadere proprio per loro. Loro sì che possono incontrarsi, loro sì che possono volare. E penso di aver trovato un nido di pettirosso. Bellissimo degno di una/un Le Corbusier della natura. Ecco la foto.

#diventonomade… ma c’è un mondo ricco di suoni, rumori: ghiandaie
E mentre sono lì ad invidiare perfino un pettirosso si fa largo alle sue spalle una ghiandaia affezionata a questi alberi che ballonzola in cerca di insetti – probabilmente – non sarà attratta da qualche malefico virus? Potrebbe servire alla causa e contribuire a liberarci… Si potrebbe organizzare una squadra di ghiandaie. Son sempre in movimento. Sono lavoratrici indefesse. Sempre presenti a presidiare la …scrivania. Pardon i rami.
Presto stanca anche l’iperattivismo ghiandaiesco e subito si accende il sonoro.
#diventonomade… ma c’è un mondo ricco di suoni, rumori: upupe
UUU-PUPA…U-pupupa.. UUU-PUPA si sente in sottofondo arrivare dalla valle il richiamo di un’upupa, nome onomatopeico che deriva proprio dal suo canto? Sarà un canto quello dell’upupa o forse solo un richiamo? E che cosa vorrà dire quel suono che arriva dalla valle ogni giorno – nei giorni in cui c’è il sole però – e quasi sempre da mezzogiorno alle prime ore del pomeriggio. Vorrà dire “attenzione mi sono alzata adesso arrivo anch’io”?
Una volta anche l’upupa ha fatto visita a casa. Si è fermata sulla soglia della porta a vetri dell’ingresso annunciandosi con un ticchettio del lungo becco sul vetro. Tic…tic….tic… lo sguardo si è alzato andando in direzione del rumore e c’era lei, elegantissima con i toni del bianco e nero, con il copricapo a ventaglio (forse alzato, in azione di perlustrazione e di allerta, per spaventare i supposti nemici…. Ma chi può essere nemico di un upupa… talmente perfetta?).
Avvicinamento lento per non spaventarla; è rimasta a ticchettare per qualche minuto e poi un rumore, un suono impercettibile l’ha distratta e s’è involata. Ma poi è tornata. Così per qualche giorno.
Ora la si vede becchettare di tanto in tanto sotto gli alberi a cercare vermi, insetti o chissà cos’altro. UuUU-pupa. L’avete mai sentito quel suono? Annuncia il risveglio dell’upupa. Ecco la foto.

#diventonomade… ma c’è un mondo ricco di suoni, rumori: rigogolo
Dal ricordo alla realtà e ancora un suono segnala il ritorno di una vecchia conoscenza. Il rigogolo. Che ci sia si sente dove sia nessun lo sa perché non ama la scena. E’ giallo acceso – covid permettendo sarebbe anche di moda la prossima estate, ma chi si occupa più di look di questi tempi! – quindi bello e attraente per i nostri parametri, ma non si ama molto e non si vuole mostrare. Rarissimo vederlo perché sta confinato proprio in alto ai confini delle chiome il più possibile vicino al cielo: azzurro e giallo un bel contrasto…
Il rigogolo compare infatti ogni anno quando le piante hanno messo copiosamente le foglie e fa sentire la sua presenza sempre verso metà aprile quando non c’è il rischio di essere visto.
Si nasconde tra le fronde del resto è giallo-giallo (il maschio) e con quel colore i suoi nemici lo vedrebbero a distanza di chilometri. Vita da distanziamento sociale vera e propria quella del rigogolo. L’annuncio del suo arrivo però rallegra. Ha un bel suono flautato.
Un flauto sulle labbra di un principiante, si direbbe, che deve fare i compiti di solfeggio a casa… e insiste su due tre note.. Un suono che non so tradurre in scrittura ma talvolta, facendo il suo verso (solo uno che sa fischiare lo può fare) è capace che risponda a sua volta. O è tonto a non capire che qualcuno lo sta scimmiottando oppure in fondo in fondo emerge quel tanto di sociale che sta nel suo atteggiamento costantemente schivo.
#diventonomade… ma c’è un mondo ricco di suoni, rumori: lepri
Dal cielo alla terra. Sempre più convinta che la mia strada sia ormai tracciata resto del parere che #diventonomade. Esco ma mi fermo subito. C’è una strana coppia alla mia destra. Sono in fila indiana due leprotti dall’aria intimorita. Quello davanti ballonzola e fa un passo avanti e un secondo dopo quello dietro lo segue restando sulla stessa traiettoria. Ruotano gli occhi lateralmente. Non so se mi vedono. Penso di no. Avrebbero accelerato il passo altrimenti. Invece incedono solenni e decisi a raggiungere un pratino dove ci sono un po’ di germogli. La coppia resta in fila indiana ed esce dalla mia vista. Ecco la foto.

#diventonomade… ma c’è un mondo ricco di suoni, rumori: caprioli
Procedo decisa a smetterla col mio personale distanziamento sociale e sento un fruscio alle mie spalle. #diventonomade.
Mi giro appena in tempo per scorgere un capriolo, anzi due, anzi tre. A grandi falcate hanno raggiunto il sentiero soprastante la casa. Arrivavano da est ma non sono nomadi loro. Sono più che mai stanziali. Non ci pensano punto a #diventarenomadi. Stazionano nei paraggi vanno e vengono sono ghiotti di begoniette tenere e ricche d’acqua, nell’anno del terribile caldo e dell’infinito secco (era il 2017) hanno fatto strage delle piantine disseminate nei vasi. Ecco la foto.
Be’ in fondo distanziamento sociale si fa per dire. Quasi uno spettacolo continuo… ma non demordo #diventonomade.

#diventonomade… ma c’è un mondo ricco di suoni, rumori: felini
Sono quasi fuori dal cancello quando vedo arrivare a gran velocità la micia tartaruga senza nome che da un paio d’anni o tre si è autoinvitata a banchettare nella ciotola che lasciamo quasi sempre fornita di crocchette.
Corre, che strano. Un minuto e arriva miagolante un marcantonio di gatto tigrato. Bellissimo, grosso quasi il doppio della tartarugata micetta di cui non saprei dare un’età; in questi 50 giorni la zona si è affollata di gatti. La loro APP personale li indirizza dove c’è da mangiare. E arrivano, la tartarugata, il tigrato, il pezzato bianco e grigio, il nero con macchia bianca sotto al collo, il certosino lercio… alla spicciolata si servono dalla ciotola, la conchiglia dei pellegrini felini che si danno convegno – mattina pranzo e cena – improvvisando esilaranti scenette a nostro beneficio.
Di tutti felini sopra citati la tartarugata è la storica. Di fatto è lei a dettare le regole degli ingressi. Tu si, tu no.
Non si oppone quasi mai alla presenza di qualcuno. Ma c’è uno in particolare che non sopporta. E’ il tigrato che si annuncia con miagolii indecifrabili ma che danno l’idea che voglia farsi notare da lei, la tartarugata che non appena si accorge del suo arrivo gira l’angolo quasi che non volesse fare incontri sgraditi.
Sarà l’abitudine alla frequentazione umana ma viene spontaneo attribuirle un comportamento più vicino ai nostri simili che ai quadrupedi felini.
Sta di fatto che se la tartarugata si accorge del tigrato si nasconde. Quasi sempre sotto la macchina.
Da lì scruta, scruta l’orizzonte per capire se è libero. Quando pensa che lo sia si affaccia dall’auto appena dietro la ruota. Il tigrato, che non è scemo, le sta facendo la posta appena fuori dalla sua visuale ma c’è, vispo e vicino, e la vede. Anche lei lo vede e passa nel suo sguardo un’ombra di “sconforto”.
A quel punto la tartarugata non ha altra soluzione che tornare sotto l’auto e tentare di avere più fortuna. Il siparietto si ripete due – tre volte e poi, capito che non ci può essere storia, la tartarugata in fretta e furia se ne esce attraversando il cancello e il tigrato la insegue sempre col suo miagolio insistente.
Un mondo ricco di suoni, rumori: #diventonomade? Aspetto ancora un po’
Torneranno e per nostro gran gusto si esibiranno di nuovo.
Che dire, più affollato di così il distanziamento sociale non può essere! Accantono il progetto #diventonomade per tempi migliori. Per il momento mi accontento di osservare quello che incontro in questo micromondo isolato. Ecco le foto


Al prossimo … BESTIARIO


