SALUTE - SERPE IN SENO

Fatica? Storie di altri tempi. Basta un click

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr

La fatica. Riflettiamo un po’ sulla fatica, mi sono detta mentre arrancavo sulla bicicletta i cui pedali non fluivano più sciolti come prima a causa di un difetto meccanico.
In lotta con pedali pesanti come piombo, la mente è partita per un viaggio tutto suo ripercorrendo i luoghi vecchi e nuovi della fatica. Di fatica in fatica.
La mente passa in rassegna tutte quelle volte in cui, su una salita che non approdava mai al rifiugio, veniva la tentazione di mollare, di fermarsi. Ma poi la curiosità di proseguire, la sfida con le proprie forze, portavano avanti. Alla fine veniva quasi di dire “tante grazie fatica” per la prova che ci hai permesso di fare, ma grazie anche per le meraviglie che ci hai portato a scoprire.
La mente corre: di fatica in fatica.
Come quando si è rimasti chiusi in casa per settimane per studiare su tanti volumi di storia, per preparare un esame che poi è pure andato male. Fatica sprecata, hai pensato. La prossima volta non lo faccio, meglio lasciare, non perdere tempo. Fare cose più fruttuose. Fatica sprecata? Affatto. Forse per l’obiettivo immediato mancato sì, ma quei libri studiati sono stati, comunque, un bagaglio immagazzinato nella mente e gli alimenti per la mente non si snobbano mai e soprattutto non inacidiscono mai. E che dire della fatica passata tra i fornelli a preparare pietanze con i prodotti “naturali” quando basta un carrello virtuale per costruirsi un pranzo di Natale coi fiocchi?
Fatica dopo fatica ci si è dati degli obiettivi.
Molti sono stati interrotti e poi ripresi, altri restano nelle intenzioni o meglio nelle velleità e chissà mai se troveranno la porta per entrare nella tua vita.
Ogni volta, però, è stato un corpo a corpo con la fatica che è diventata una compagna di vita.
Nulla è stato facile.
Le salite, prima ancora di quelle della montagna, le si incontrano quotidianamente e qui, a fare la differenza – come per quelle della montagna – è l’allenamento e il fiato che ti sei formato in decenni di stop and go, di tiri mancini e fallimenti alternati a ciambelle riuscite. L’allenamento alla fatica. Altro scoglio.
Siamo ancora capaci di farlo? Siamo ancora disponibili a farlo? Siamo esseri urbanizzati e tecnologizzati, tanto da aver perduto ogni contatto con l’essenza delle cose e con la consapevolezza che l’insalata non nasce in un giorno, che la vita non si vive in un frammento di pixel?
C’è qualcuno che ci possa insegnare la bellezza della fatica? Il sapore della conquista sudata? C’è qualcuno in giro che ci possa “rieducare”?
La mente corre di fatica in fatica.
Abbiamo fatto caso a quante volte usiamo la parola “easy” per descrivere qualcosa o qualcuno di cui si vuole dare una definizione positiva?
Il facile è il vangelo che ci governa tutti.
Facile è bello, è cool, è intrigante, è furbo. Perché fare tanta fatica se si può ottenere un risultato facile?
La facilità nel fare le cose è il nostro mantra ogni giorno. Cerchiamo le vie facili per arrivare allo scopo, dalle raccomandazioni agli “aiutini” di televisiva memoria così costanti nei concorsi a quiz, arrivando a pensare che basta dire una cosa perché la si veda realizzata. Per raggiungere quest’ultima tappa ci vuole troppa fatica. Quella fatica che non conosciamo più. Di cui abbiamo perduto i connotati. Tutto, bene e subito. Perché aspettare?
Chi sarà mai stato quel pirla che ha detto che le cose raggiunte con fatica sono quelle più apprezzate? Valore di tempi andati, oggi il cuore della vita di tutti è ben altro.
Alla fatica si è sostituito un click.
Basta un click e tutto è facile. Si susseguono quotidianamente i messaggi per indicarci la strada più breve per raggiungere i risultati. E tutto sembra a portata di click. Basta un computer, basta la rete, basta un social, basta una connessione “eccchecivuole”…per conoscere la storia, per sapere tutto di geografia, dei popoli diversi, basta digitare al momento della necessità il quesito giusto e dietro allo schermo ti si apre un mondo. Si sa tutto di tutto, ma non si mette insieme, non si amalgama la massa di informazioni per farle diventare ragionamento, riflessione e contradditorio. E’ come se i fili di una tela restassero sempre separati e la tela restasse qualcosa “in potenza”, ma che non si manifesta in atto.
E se venisse quel giorno in cui la tecnologia facesse trasmigrare un poco d’intelligenza artificiale direttamente dai microporcessori del computer al nostro povero cervello che ancora resta arcaicamente arroccato su una misteriosa e cremosa materia grigia?
Venisse quel giorno… e addio fatica!!! Bisogna essere moderni e la tecnologia è lì pronta a darci una mano. Non ci permette forse di riprende la funzionalità del nostro corpo quando ce n’ è la necessità? E se invece della trasmigrazione dell’intelligenza artificiale nel nostro molle cervello venisse creato un uomo artificiale intelligente? Quale sarebbe la nostra utilità? Tutto è possibile.
Ma è poi così facile tutto? Se una mattina improvvisamente ci accorgessimo che c’è uno dei tanti click di cui ci siamo circondati che fa cilecca e che non ci segue più nei nostri desideri come potremmo sopravvivere? Qui entra in campo la fatica. Fatica dopo fatica potremmo tornare a calcare la scena. Semplicemente noi, in carne e ossa e senza click.
Succede nella vita che si possa perdere tutto e se si è preparati è meglio.
Dunque, a quando il primo corso per allenarsi alla fatica? Diamoci subito un appuntamento.

Lascia un commento