SALUTE - SERPE IN SENO

Paradossi in giorni di “zucche vuote” e di lenticchie-carboidrati

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outfit di strada – rubrica settimanale del lunedì che esce su Libertà, il quotidiano di Piacenza
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Ma che zucca vuota! Avete mai detto, anche con affetto,
questa frase a qualcuno? Beh, ditelo in questi giorni e nessuno avrà da
ridire alcunché. Si sta entrando infatti nella settimana della “zucca vuota”,
una stagione in cui testa di zucca non viene certamente inteso come un
insulto a chi ti sta accanto. Con l’imperversare di halloween  che ha seminato
zucche in tutte le vetrine già dall’inizio di ottobre, dire testa di zucca
può sembrare perfino un complimento e zucca vuota addirittura adulaziooooone!
Come ogni festa che si rispetti anche la globale halloween declina a sua
immagine ogni oggetto, ogni addobbo, ogni accessorio che la persona deve
indossare quella notte là. La notte degli scheletri, degli scherzi e dell’horror.
Perfino le bamboline che così “piùperbenenonsipuò”, note in tutto il mondo
per il bon ton del loro apparire, sono state agghindate da notte di halloween.
Streghette bionde, magroline, magroline, con il cappello a punta nero e
la gonnellina coordinata. Pare che questa novità, comparsa anche nelle
edicole a prezzo popolare, sia la gioia delle più piccole che tormentano
le mamme per averla con sé per essere pronte per la sera di halloween che,
lo si può giurare, non si consumerà tra dolcetti e scherzetti.
Bambini.
Quasi una rarità nello stivale. I pochi rimasti non hanno vita facile.
Tanta è la disabitudine ad averli intorno che diventano perfino “merce
indesiderata”. E’ successo che al ristorante o in albergo, prima della
prenotazione, chiedessero “ha figli”? Se li hai son guai. Corri il rischio
di non essere accettato, soprattutto se si tratta di un locale un po’ su
di target. Che dire, una prova che siamo un paese di vecchi e per vecchi.
E pensare che i bambini sono un pubblico coltivato alla grande dal consumo
e quindi dalla pubblicità che spinge i prodotti accattivanti da merendine
a giocattoli a videogiochi eccetera eccetera, vedi le bamboline per halloween
suddette.
Un paese di vecchi e per vecchi.
Ma qui casca l’asino: un paese
di vecchi in cui i vecchi non sono graditi. Nella prospettiva una nazione
di cronici… sigh. Scava scava, il gioco del “dalli a questo o a quello”
va avanti. Non piacciono i vecchi, mal si sopportano i bambini, e che dire
delle donne, farle scomparire sarebbe tutto di guadagnato, pensa qualcuno
che anche lo mette in pratica. Comportamenti deviati della realtà reale.
Un abisso rispetto alla realtà virtuale.
Tanto cresce e imperversa il
mondo dei like  quanto cresce l’insofferenza reciproca nella realtà, che
è un altro paio di maniche. Per farsi piacere qualcuno non basta un tastino
con una faccina da schiacciare… Serve ben altro, sopportazione, curiosità,
ironia, volar alto, leggerezza… E’ questo il bello delle cose vere. Il
reale è inversamente proporzionale alla ricerca del consenso personale
che si muove sui mezzi di comunicazione di massa diventati il mantra dei
giorni nostri. “Dalli” ai bambini pestiferi, poco graditi perché casinisti
e perché i loro genitori non sono in grado di tenerli a bada… Ma non
siamo il paese in cui si è pensato di usare la pubblicità per spingere
a fare figli… ma se poi i figli danno fastidio perfino al ristorante
è preoccupante. Tanto più in un paese in cui il cibo, i fornelli e le ganasce
che lo gustano anche in diretta televisiva, sono tra le cose più osannate.
La cucina, infatti, è diventata un altro totem di questi decenni, che imperversa
in ogni rete televisiva. Se non c’è tavola imbandita non è televisione
che si rispetti. Tempi di tavole imbandite e di conoscenze alimentari che
corrono sul filo con madornali errori sparati a voce alta. «Ma come, mangi
lenticchie? Non devi, sono carboidrati che non ti fanno bene devi invece
mangiare i legumi: mangia i ceci». Un frammento di conversazione captato
tra le bancarelle del mercato. Osservi chi ha pronunciato un tale consiglio
e scorgi una signora ingioiellata – biondissima che neanche dalla Svezia
si può – che prendendo sottobraccio l’amica, molto meno alla moda della
docente, consiglia il modo migliore di combinare una dieta che non le faccia
danno. Convinta delle sue opinioni insiste: «fidati, i carboidrati per
te non vanno bene…». Beate le convinzioni. Se granitiche ancora meglio.
Che dire, è l’effetto del puzzle gigantesco, mondiale in cui siamo immersi.
Nulla si tiene, ma tutto si combina e del frullare informativo in cui siamo
immersi qualcosa ci resta attaccato. E ne facciamo tesoro. Il risultato
è un minestrone indistinto di conoscenze frullate che ingurgitiamo convinti
di aver arricchito il nostro bagaglio. Ma come abbiamo imparato tutti,
anche a nostre spese, le convinzioni (quelle su noi stessi, poi) sono le
cose più difficili da scalfire. La contraddizione non solo è tra noi. E’
dentro di noi.

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