Ho letto l’intervista al professor Cavanna dello scrittore Dadati pubblicata da PiacenzaSera. Ha saputo dare voce alle tante persone che hanno incontrato il prof, come lo chiamano i suoi medici, nelle stanze del day hospital oncologico dell’ospedale o del reparto. Un passo lieve e attento alle emozioni di tutti, un sorriso, una parola in amicizia con i pazienti in attesa di sottoporsi alle infusioni o ai controlli. tante vole mi è’ capitato di vederlo avvicinare persone della sua zona d’origine, la Val Nure, parlare con loro e lasciare, come fosse quasi un abbraccio di conforto, una battuta in dialetto stretto. Bene, quella persona – e’ certo – avrà’ avuto in quella giornata difficile un aiuto a sentirla meno pesante. Cavanna ha detto nell’intervista una cosa meravigliosa che mi ha commosso: dai miei malati imparo il coraggio. Sulla mia strada di malata oncologica l’ho incontrato, ho sentito che, a parte le sue capacità’ professionali e scientifiche – non comuni anche queste le porta in giro in modo discreto – quell’uomo sapeva dare molto di più. Hai l’impressione di avere di fronte un amico che ti capisce. Una qualità umana che ho trovato in tanti passaggi della mia lunga anche se recente esperienza di paziente da oncologia con Cavanna a senologia con Macellari e Gasparini. Ed è un bene prezioso, un patrimonio che segna la differenza quando si tratta di avere a che fare con la sofferenza. Non sempre negli ospedali entra l’umanità. Anzi quasi mai. Anche questo dovrebbe essere considerato un parametro nella definizione delle eccellenze.
SALUTE - SERPE IN SENO