LENTI A CONTATTO

“Educare alla Protezione civile, la sfida per affrontare i rischi passa dalla scuola” ”

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr
LE DISCUSSIONI: FOCUS Protezione civile
DI SEGUITO QUATTRO SPUNTI DI RIFLESSIONE LEGATI ALLA PROTEZIONE CIVILE PIACENTINA. DALLE ISTITUZIONI, PIACENZA E PONTENURE AL VOLONTARIATO CHE, COME APPARE DALLE PAROLE DI DUE ESPONENTI SI STA PROFESSIONALIZZANDO SEMPRE DI PIU’ ED E’ IN PRIMA FILA IN TANTI INTERVENTI DI EMERGENZA DEL NOSTRO PAES.E
L’assessore Paolo Mancioppi: col Polo nazionale a Le Mose

Piacenza potrà avere un ruolo di raccordo per i comuni. In preparazione l’esercitazione con i cittadini di Mortizza

Sarà sulla diffusione capillare della cultura della protezione civile che si concentrerà l’azione del Comune di Piacenza. Parola di Paolo Mancioppi assessore della giunta Barbieri. Per una città sede del Polo di protezione civile nazionale è doveroso. Ma c’è di più.

L’ambizione dell’assessore Mancioppi è fare di Piacenza un punto di riferimento provinciale. “Senza più le Province – dice Mancioppi – il Comune di Piacenza è l’istituzione maggiore del territorio dopo la Regione che ha competenze dirette in materia quindi credo che Piacenza potrebbe svolgere una funzione di raccordo anche con le altre realtà comunali locali e con il volontariato così radicato”. Si dice soddisfatto che Piacenza avrà il Polo su cui si discute da anni. “Ora il progetto si è sbloccato, l’area indicata a Le Mose è stata ritenuta idonea, il primo finanziamento è scattato e quindi si può partire. È un risultato frutto dell’impegno e della collaborazione di tutte le istituzioni, dal Comune alla Regione al Dipartimento nazionale di Protezione civile. Prospettiva da cui può derivare una valorizzazione del volontariato che già lavora ed è apprezzato in giro per l’Italia”.

Formazione, informazione e coinvolgimento dei cittadini dunque anche con prove ed esercitazioni. Si sta studiando il percorso per l’esercitazione pratica in caso di rischi alluvione che coinvolga i cittadini di Roncaglia che hanno subito nel 2015 la furia della bomba d’acqua precipitata a valle dall’alta Valnure.

Tam tam per la sensibilizzazione delle famiglie sui rischi e su come affrontarli saranno i giovani: bambini e ragazzi delle scuole piacentine. È ripartita in questi giorni, infatti, una fitta programmazione d’incontri nelle scuole che investe gli istituti dalle elementari alle superiore. Un altro appuntamento, dopo il primo dell’11 novembre, è in programma al Gioia per il 14, il 20 in programma l’incontro all’Anna Frank e il 27 a Mucinasso. Si replica a dicembre, il 5 e il 12, al Gioia e il 18 alla media Carducci. Obiettivo è creare una moderna coscienza di Educazione civica alla Protezione civile. È questo l’intendimento che segnala l’ufficio del comune di Piacenza che, nell’azione informativa in programma ingloba anche le Materne. Nella passata edizione coinvolti 98 istituti e una platea di 2.500 alunni. Come individuare i pericoli? Come difendersi? È questo il punto di partenza delle lezioni di protezione civile che analizza il piano di protezione civile, compie l’analisi del territorio, segnala i rischi individuati. «È formidabile – spiega Mancioppi – quanto i bambini e i ragazzi assimilino facilmente le informazioni. Occupandomi di questi temi come geologo ho partecipato a diversi incontri nelle scuole e ho notato quanta curiosità rispetto agli eventi dell’alluvione del 2015 hanno mostrato, alle domande approfondite che ponevano e poi, dopo queste esperienze, anche le famiglie si sono interessate. I figli avevano coinvolto i genitori sui temi della sicurezza nel campo della protezione civile. Quindi è da qui che dobbiamo partire per impostare una vera e propria cultura del rischio e come affrontarlo».

Quali sono i nodi critici presenti sul territorio di Piacenza?

Ci sono alcune aree sensibili – spiega l’assessore Mancioppi – in cui storicamente è compresa l’asta del Po. E poi naturalmente anche la zona del Nure. Roncaglia è una di queste. Dopo il disastro alcuni interventi di sicurezza sono stati effettuati, ma crediamo necessario organizzare alcune attività sul campo che coinvolgano i cittadini. Sarebbe una delle prime esercitazioni da quando sono stati fatti i piani di protezione civile. Professionalmente – spiega Mancioppi – ho seguito il primo piano provinciale del 2002. Lo scopo primario è quello di creare la consapevolezza dei rischi e mettere in campo le conoscenze del territorio per stilare protocolli in cui sia chiaro l’indicazione di chi fa cosa in caso di emergenza. Un piano di protezione civile deve essere il più semplice possibile per una lettura chiara. In  questi anni i cambiamenti climatici ci hanno posto di fronte a sfide nuove. Storicamente nel nostro territorio conoscevamo i punti deboli concentrati sulle zone rivierasche del Po per le alluvioni e le esondazioni e quelle di montagna per le frane, ma il resto del territorio non temeva emergenze particolari. Oggi non è più così da qui la necessita di una informazione e una preparazione diretta dei cittadini.

Di strada ce n’è da fare tanta ancora – segnala l’assessore Mancioppi – anche se l’attenzione è molto cresciuta. I piani – e oggi questa consapevolezza c’è – non basta siano approvati; bisogna che siano conosciuti dai cittadini. Manca ancora la cartellonistica per segnalare le zone in cui è previsto l’ammassamento o l’accoglienza dei cittadini anche se, dopo l’alluvione, l’attenzione è cresciuta. Ma certo i piani dei comuni, che cosa prevedono, non lo sa nessuno. Internet può essere un modo per farli conoscere, ma resto convinto che la strada migliore sia attraverso la scuola, i bambini sono i miglior vettori d’informazione anche per gli adulti.

Antonella Lenti


————————————————————————————————————

IL CASO PONTENURE

“Non basta la protezione civile
Ci vuole la cura del territorio”
“Approvato il Piano di protezione civile lo si dovrà integrare con quello dei comuni della via Emilia”. Gli schemi dei protocolli dovranno essere armonizzati. Pontenure ha il piano da settembre e i luoghi individuati per la raccolta di volontari, mezzi e cittadini sono due. La zona degli impianti sportivi, dove ci sono spazi fissi per la cucina e un’area per l’atterraggio dell’elicottero, è destinata a ospitare il Coc e l’ammassamento dei mezzi e dei soccorritori. L’altro punto di raccolta dei cittadini è nella zona scolastica con strutture antisismiche, dotate di spazio mensa e idonee ad accogliere le persone. La cultura della sicurezza – segnalano il sindaco Manola Gruppi e il vice sindaco Luigi Demicheli va oltre il piano. Ogni anno si investe sui mezzi per affrontare un’emergenza. Èdoveroso investire i soldi dei cittadini per aumentare anche la loro sicurezza.
Il pensiero va alle alluvioni recenti. Ultima quella del Riglio nella primavera 2016. “Va bene l’allerta e l’attenzione massima – dicono – ed è garantito dal gruppo di protezione civile “Pontenure con te” (sempre disponibili) ma in quell’occasione l’insidia èarrivata da monte, non nel tratto in paese. Le squadre hanno fatto controlli alle 10 alle 2 e alle 4 di notte. Poi improvvisamente il Riglio è straripato sopra e chi si trova alla fine del percorso, se non sono stati fatti i lavori di difesa spondale, raccoglie il danno. Il territorio deve essere curato sistematicamente. In una situazione come quella che cosa si può fare? Essere il più rapidi possibili e avere tanti occhi-sentinella ma una bomba d’acqua concede al massimo tre minuti per intervenire. Che si può fare? Si spera siano sufficienti per portare in salvo le persone”. Anche per la grande alluvione del 2015 – spiegano Gruppi e Demicheli – la situazione avrebbe potuto grave per Pontenure: se solo il livello dell’acqua fosse stato di 20% in più non si sarebbe fermata all’ingresso del paese. E poi siamo stati graziati dalla tangenziale”. In che senso?
“L’acqua che a causa dei detriti non poteva più defluire sotto il ponte del Nure ha trovato sfogo nel sottopasso della tangenziale. Altra via non c’era e se non avessimo avuto il sottopasso della tangenziale la barriera della ferrovia avrebbe spinto l’acqua in paese. Tanti problemi di quell’alluvione sono legati all’incuria del Nure. Nel 2015 gli alberi cresciuti in alveo sono stati sradicati dalla forza dell’acqua e trascinati dalla corrente fino al ponte creando un’ostruzione. Il sottopasso della tangenziale ci ha salvati”.
Antonella Lenti


___________________________________________________________________
UNA RETE DI VOLONTARIATO

Volontari sentinelle di Aipo per

scovare le tane sugli argini del Po

Coinvolgimento dei cittadini nelle prove di protezione civile. Nuova frontiera. Le esercitazioni sono state riservate agli operatori – spiega Giuseppe Addabbo commissario della polizia municipale di Piacenza e da qualche mese responsabile della protezione civile – l’ultima è quella organizzata dall’Anpas in cui è stato simulato il crollo di un edificio, dove non erano coinvolti cittadini, ma solo figuranti. Una precedente esercitazione si è messa in atto sui varchi del Po cui hanno preso parte però esercito e vigili del fuoco. In queste settimane si è fatta avanti una novità.

La collaborazione richiesta da Aipo al sistema di Protezione civile piacentino per un intervento specifico sugli argini del Po. “L’ispezione per il tratto di Piacenza, 20 km dal ponte del Trebbia sino a Roncaglia – spiega Addabbo – si è sviluppata su due giornate. Nei controlli sono state coinvolte 20 persone che a piedi hanno percorso l’argine (parte interna ed esterna), in questo caso il personale dell’Ufficio di protezione civile del Comune di Piacenza èstato affiancato da volontari dell’Atc in quanto esperti di selvaggina”.
Esito dei controlli? Positivo. Poche tane, compilate le schede predisposte da Aipo, georeferenziate le tane che poi Aipo provvederà a chiudere le tane. In sostanza – spiega il commissario Addabbo – dallo straripamento della Secchia nel Modenese di qualche anno fa si èscoperto che una delle cause erano legate alle tane che gli animali avevano scavato negli argini. Si tratta di grandi animali come tassi, istrici ecc. Da qui l‘iniziativa di Aipo.
————————————————————————————————————
SEMPRE PIU’ PROFESSIONISTI
“In questi anni sono cresciute le
professionalita’ dei volontari”

 

Leonardo Dentoni del coordinamento provinciale di protezione civile
Il volontariato sempre più protagonista. Sono circa 600 i volontari nel Piacentino. “Il volontariato – spiega il responsabile del coordinamento provinciale della protezione civile Leonardo Dentoni –èforte, organizzato e preparato”. Dagli anni 90 si è avuto un progressivo aumento della professionalità “Si sono consolidati i rapporti con le istituzioni – segnala Dentoni – che si occupano delle emergenze e da sempre c’è sintonia. Siamo parte integrante del sistema di protezione civile e alcuni volontari hanno acquisito alte professionalità anche in campo nazionale. I vigili del fuoco, i forestali hanno il loro organico e a fianco, al seguito e tante volte anche davanti sono in campo i volontari, dipende dal tipo di scenario”. “Siamo volontari – segnala Dentoni – esclusivamente perché nella nostra azione non siamo pagati, ma siamo sempre parte integrante delle operazioni”.
Momenti di crisi per le adesioni? “Abbiamo risentito quando èfinita la leva obbligatoria. Ma l’adesione è viva, anzi, rispetto al passato abbiamo meno turn over. Chi si avvicina resta e prosegue l’impegno”.
Operare nella Protezione civile potrebbe diventare una forma di servizio civile? “Se quello nelle scuole – conclude Dentoni – potesse diventare un percorso formativo sostituendo l’ex educazione civica, sarebbe un risultato importante. Tra l’altro per i ragazzi del triennio delle superiori potrebbe essere credito formativo. Stiamo molto attenti al lavoro con le scuole – segnala Dentoni – e la semina da’ buoni frutti. Oggi incontro ragazzi incontrati negli anni passati a scuola. La cultura della solidarietà si costruisce negli anni e la scuola è l’ambito più appropriato”.
a.le.
Pubblicato su Liberta’ 11 dicembre 2017

Lascia un commento