Lettera aperta da una malata di cancro operata, curata nelle strutture piacentine.
La sanità l’ho vissuta da vicino prima da giornalista raccontando le cose della politica sanitaria della nostra provincia e poi da malata frequendando via via i reparti che ti accolgono quando ti fanno una diagnosi di tumore al seno.
Tanti sono gli angoli della cittadella sanitaria che diventano i tuoi luoghi della speranza. Dove medici, infermieri e tecnici sembrano in certi momenti al tuo fianco disponibili a lottare con te contro l’anonimo aggressore che ti ha colto alle spalle. Vivi dal vero quella che i direttori generali che si sono succeduti negli ultimi dieci anni hanno sempre sintentizzato bene con un’espressione precisa: presa in carico del paziente. Dove la persona ammalata è accompagnata per mano lungo la strada in fondo alla quale spera di trovare la luce. Guai se si abbandonasse questo virtuoso meccanismo che, ne sono convinta, già esso stesso aiuta a sentirsi curati. Già da solo aiuta il tuo corpo a mettere in campo risorse necessarie per lottare contro la malattia. Qualche incrinatura in quel concetto o dichiarazione d’intenti mi sembra che si sia aperta. Per due ragioni sostanziali: una è rappresentata da divergenze tra persone e l’altra dalla spinta alla riduzione delle prestazioni per ragioni di finanza.
Mi domando se una persona è presa in carico per un “ics” periodo di tempo è perché quella malattia potrebbe avere conseguenze pesanti per alcuni anni a venire. Si conteggiano in cinque quelli cruciali. Se a metà di questa strada si lascia a se stesso il malato, si mette in carico al singolo individuo il compito di organizzarsi i controlli, fare le file per essere visto, per avere le analisi, allora è come se lasciassi a se stesso un bambino che ancora non ha le ossa robuste per reggersi in piedi. Quanti ammalati in questo modo si perdono per strada? Quanti non essendo più accompagnati seguiti nei cinque anni fatidici lasciano perdere prima? Per innumerevoli ragioni tra cui l’età anbagrafica, i problemi familiari, la distanza dal luogo di cura e di verifica, ragioni che spesso possono superare il dovere di mantenersi sani. Voi direte, costa troppo seguire tante persone visto che il cancro è una malattia che si allarga a macchia d’olio. Bene, avete mai pensato quanto costerà una persona non curata bene se ricadesse nella malattia? Forse di più.
Cordialità
Antonella Lenti