SALUTE - SERPE IN SENO

Che fine fa il day hospital oncologico?

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Articolo tratto da Libertà del 2 dicembre 2015

Sapete di cosa si parla quando si discute di pazienti oncologici?
Una domanda che, seppure non scritta, si legge tra le righe di un documento
presentato in Regione dalla sezione emiliano-romagnola dall’Associazione
italiana di oncologia medica sull’ipotesi che, nel quadro del futuro riordino
del sistema sanitario regionale, prevede la trasformazione dei day hospital
oncologici in ambulatori.
La storia è nota. Da un lato c’è la rassicurazione
che tutto resterà come prima e nulla cambierà: letti o poltrone che siano
si continuerà a fare la chemio. I servizi resteranno quelli di sempre.
Ma il passaggio non è solo una questione di mobili, naturalmente.
In Regione
è aperto un tavolo tecnico, frequentato da medici e funzionari, dove che
sta lavorando da tempo intorno a questo argomento. Ed è qui che gli specialisti
riuniti nell’Associazione italiana di oncologia medica della Regione Emilia
Romagna hanno portato un lungo documento nel quale emerge un profondo dissenso
verso l’ipotesi di riorganizzazione di cui si parla ormai da diversi mesi,
un documento che racchiude, senza dirlo esplicitamente, un invito a ripensare
al progetto. E sottende un timore. Che quel cambiamento possa portare a
un ridimensionamento nell’organico dei day hospital e quindi, di fatto,
a un depotenziamento del servizio. Infatti – è la preoccupazione che serpeggia
– se intorno agli attuali posti letto di day hospital lavora un certo numero
di operatori, quanti ne resteranno se quell’ambito diventa ambulatorio?
I medici entrano nel merito oltre agli aspetti tecnici, anche delle complicanze
umane che comporta la malattia. Si spiega, punto per punto, perché tale
scelta sarebbe penalizzante per i pazienti. «Come esempi di attività ritenute
complesse almeno quanto la chemioterapia ed eseguite comunque in regime
ambulatoriale, venivano portate le dialisi e l’intervento di cataratta»,
spiegano nel documento i medici che poi aggiungono: «La complessità del
paziente oncologico richiede che per la cura sia necessario poter disporre
di letti di degenza, letti di day hospital e possibilità di erogare prestazioni
ambulatoriali. Molte prestazioni eseguite in day hospital – dicono – prevedono
interventi invasivi che richiedono l’osservazione anche prolungata del
paziente». Quali sono gli interventi? Ne citano alcuni tra cui «Posizionamento
dei cateteri venosi centrali, biopsie di organi profondi, terapie infusive
complesse. Tali attività possono essere numerose nel corso della giornata
e vengono riportate in cartella clinica. Trasferire tali attività in regime
ambulatoriale, con l’attuale organizzazione impegnerebbe il personale eccessivamente
per la compilazione delle ricette impedendo di fatto o ritardando molto
l’esecuzione delle prestazioni. Durante i 5 anni dalla diagnosi il paziente
necessita di ricevere risposte ai tantissimi bisogni che la malattia cancro
metastatico comporta. Tali risposte prevedono spesso interventi complessi
di cui le prestazioni in day hospital assumono un aspetto fondamentale».
E poi un’altra segnalazione importante: «La malattia cancro è diversa dalle
altre e non solo perché circa la metà dei pazienti muore entro 5 anni dalla
diagnosi, ma anche per il profondo cambiamento che la malattia comporta
nelle persone malate e nelle relazioni con i familiari e con l’ambiente
esterno».
Parola di medici. Ma vanno oltre. «Dati pubblicati evidenziano
che, fra tutte le malattie, il cancro è la causa più frequente della perdita
del lavoro. I medici e gli infernmieri di oncologia oggi sono al limite
per il tempo da dedicare al malato, ai suoi familiari, non solo per la
diagnosi, ma anche per tutti i bisogni presentati, soprattutto chi lavora
sul campo può rendersi conto di questo. Non sarebbe possibile togliere
tempo per necessità burocratiche (compilare ricette) a meno di una pesante
compromissione dell’assistenza».
Questa presa di posizione i medici la
supportano con alcuni brani di letteratura scientifica in cui si documenta
la differenza sostanziale tra il cancro e qualsiasi altra malattia. E riguarda
in particolare l’immagine che la persona ha di sè. «Il paziente con diagnosi
di cancro si sente attaccato da una malattia che progressivamente può invadere
ogni parte del suo corpo. Ogni dolore o altro sintomo può rappresentare
un significato di disperazione». Ma c’è anche altro. In Emilia Romagna
il day hospital oncologico svolge anche un ruolo di pronto soccorso oncologico
ed è un valore aggiunto di grandissima importanza per la stessa continuità
assistenziale che contraddistingue la Regione Emilia Romagna dalle altre
regioni. Mettono in evidenza alcuni dati: in questa Regione – dicono i
medici – si parla di 5 unità complesse di oncologia accreditate da un’istituzione
sovrannazionale (ESMO) come centri di eccellenza per la continuità assistenziale
e la continuità tra oncologia e cure palliative. Il numero di centri accreditati
Esmo in regione in rapporto al numero di strutture oncologiche è il maggiore
in Italia e si confronta favorevolmente con centri oncologici del centro
nord Europa».

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